
La caccia ai fosfati e i limiti dello sviluppo
12 01 2010
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Categorie : Decrescita
L’estinzione del pensiero
23 12 2009di Guido Ceronetti - fonte: La Stampa.it

Da un fisico, Luigi Sertorio, viene – anche su questa superflua e nodale parata ecologica di Copenaghen – una luce. Se trovi un pensiero che vale férmati, ricordati che non sei un bruto! Il libretto di Sertorio da cercare e da meditare, se si abbia qualche inclinazione a riflettere, s’intitola La Natura e le macchine, l’editore (SEB 27) non è certo tra i noti. L’autore è torinese e ha anche insegnato a Torino. Ne stralcio qualche punto luminoso: «Da bambino, la notte, Torino era buia e guardavo dalla finestra le stelle e le Alpi lontane. Ora dalla casa in collina guardo laggiù Torino tutta illuminata di lampadine, ci saranno molti megawatt di fotoni spediti nel cosmo, e non mi danno nessun senso di benessere». Quanto a me, mi domando a quale ingordo Moloch sacrifichino le città tanti inferociti megawatt e tanti torrenti di denaro per inondare di accecanti illuminazioni artificiali un flusso ormai quasi ininterrotto di partite notturne! Attenzione, quello spreco insensato di energia, non cessa di far male col fischio finale dell’arbitro: va a nutrire un oscuro cannibale che un giorno, ad un segnale, sgranocchierà i vostri figli. Come il minotauro di Creta e il lupo di Perrault – evocabili con profitto anche in un dopocena danese decembrino. Il libretto è tutto aureo. Nella prefazione, Nanni Salio ricorda la profezia gandhiana: che se l’India (che allora contava trecento milioni: oggi, col Pakistan, tocca il miliardo e mezzo) si fosse industrializzata al modo dell’Occidente «avrebbe denudato il mondo come le locuste». Conclude Sertorio (per forza ne limito le citazioni): «Ciò che scarseggia non è l’energia ma il pensiero, la futura vittima non è la Terra, ma è la mente umana, il consumo produce denaro, ma genera povertà (aggiungo: mentale) nelle nazioni». Sottolineo: la mente umana, con lacrime e rabbia. Nient’altro che pensiero atrofico o non-pensiero leggi nelle ceneri anche di questa eco-adunata mondiale. Ripiglio dall’India, tritagonista di questa scena tragica smisurata, insieme a Cina e America (le Americhe, bisogna dire: un unico personaggio policefalo). Ma la Russia, l’Europa, l’Iran, dove li metti? Tuttavia la demografia miliardaria è la più incosciente nel delirio industrialista, e ha uno specifico accecamento arrivistico – mostruosità psicologica che su scala di impero demografico (raggiungere-imitare-superare in potere-che-dà-potenza) oggi non culmina in traguardi stolti, ma in miserabile, scellerata distruttività del vivente, vicino e lontano, presente e futuro. La via dello Sviluppo è la via della morte. Paradosso dei paradossi: la sovrapopolazione planetaria, che affligge gli enormi spazi del sud-est asiatico, Cina e India in testa, e anche gli Stati Uniti – le regioni più responsabili dell’Inquinamento – e che altresì affligge l’Africa e Gaza e il Cairo… neppure stavolta la si è vista nell’agenda dei lavori!! Magicamente rimossa… Misteriosamente tenuta fuori… Perché manca il gradimento del Papa? Dei paesi islamici? Per paura dell’Insolubile? Ma se non osiamo confessare la nostra impotenza, allora perché stendere relazioni e fingere di avere a cuore un problema di essere o non essere, di vita e di morte? Perché incontrarsi e tenere discorsi su soluzioni possibili la cui caratteristica essenziale è l’impossibilità a coagularsi in una catena antincendio di severe e punibili concordanze? Non ci sono percentuali in meno o in più che valgano. Esiste soltanto il convergere di tutte le strade verso la distruttività crescente, nella folle idea fissa del tempo lineare e della sua conseguente Crescita illimitata, col suo sterminio di risorse per contrastare le grandi povertà che vengono, le catastrofi finali che nessuna filosofia politica è in grado di fermare. Perché la storia umana è iscritta in un ciclo sansarico, è parte di una ruota che la fa, nella luce e nell’ombra, ora essere ora non essere; perché nel Divenire in perpetuo qualsiasi vivere perde il suo stesso nome. Come misura di Ragione Pratica puoi fare la raccolta differenziata e l’orticello biologico in Piazza Navona o alla Casa Bianca: una condotta etica è bene per chi la tenga – ma non commuoverà mai la maschera di pietra di quel che è predestinato, di quel che è, da sempre e per sempre, Destino. E anche il Destino abbiamo visto tenuto fuori, malvisto cane sciolto, da questa conferenza di percentuali tristi e di egoismi irriducibili. Il clima out of joint può aiutare, per quanto cosa ahi molto dura, a capire. Può essere una freccia per andare, a occhi aperti almeno, incontro allo sguardo della testa inguardabile di Medusa.
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Categorie : Fragile Maremma
Oltre i confini
14 11 2009Il limite di sicurezza per l’attività umana
Nature 461, 23/9/2009
Johan Rockström e i suoi colleghi sostengono che individuare e quantificare i confini del pianeta che non devono essere superati potrebbe aiutare a evitare cambiamenti ambientali inaccettabili causati da attività umane.
In verde l’area sicura dei nove sistemi planetari considerati. In rosso la stima della situazione attuale per ogni variabile. Tre sistemi hanno superato i limiti (tasso di perdita di biodiversità, cambiamenti climatici e l’interferenza umana con il ciclo di azoto).
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Categorie : Ambiente
Agricoltura
4 11 2009
Nell’agricoltura moderna, così come nelle industrie delle città, l’accrescimento della produzione e il rendimento superiore del lavoro si acquistano al prezzo della distruzione e dell’esaurimento della forza lavoro. Inoltre, ogni progresso dell’agricoltura capitalistica è un progresso non soltanto nell’arte di sfruttare il lavoratore, ma anche nell’arte di depredare il suolo; ogni progresso nell’arte di accrescere la sua fertilità per un certo tempo, un progresso nella rovina delle sue fonti di fertilità duratura. Più un paese, ad esempio gli Stati Uniti del Nord dell’America, si sviluppa sulla base della grande industria, più rapidamente si compie questo processo di distruzione. La produzione capitalistica non sviluppa dunque la tecnica e la combinazione del processo di produzione sociale se non esaurendo allo stesso tempo le due fonti da cui sgorga ogni ricchezza: la terra e il lavoratore.
Karl Marx, Libro I del Capitale – 1867
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Categorie : Consumismo
Overshoot Day
25 09 2009Da oggi l’umanità è in debito con le risorse del pianeta

Il pianeta non sarà in grado, nei prossimi 97 giorni, di rigenerare le risorse che consumeremo e di trasformare l’inquinamento che produrremo .
Ci servirebbero 1,4 pianeti per sostenere il nostro stile di vita.
Eppure molti parlano di necessaria crescita economica.
Facciamo parte di una razza stupida e arrogante.
Prendiamone atto.
Global Footprint Network
Earth Overshoot Day
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Categorie : Fragile Maremma
Italia in svendita: Valle Bruna
27 07 2009Nel territorio di Roccastrada, dopo:
- l’asfaltatura di decine di km di strade bianche
- il potenziamento dell’illuminazione pubblica di tutti i centri abitati e di quella privata con utilizzo di corpi illuminanti inadatti e conseguente inquinamento luminoso e spreco cresente di energia
- l’abbattimento, ormai consueto, delle alberature in occasione della manutenzione dei fossi con il conseguente indebolimento delle sponde, l’aumento della velocità del deflusso delle acque e la distruzione del prezioso abitat di numerose specie animali
- la concessione di estrazione di gesso e produzione di 20 milioni di mq/anno di cartongesso (vedi articolo)
- la cementificazione di 5 ettari di terreno agricolo di classe I per l’impianto di pannelli fotovoltaici su inutili e costosi inseguitori solari (vedi articolo)
- la cementificazione di 42 ettari di terreno agricolo di classe I per la realizzazione di un Polo Agroalimentare (poi diventato Industriale – Commerciale) che, a 8 anni dalla sua realizzazione, è in stato di abbandono e per il quale si sta impiantando un sistema di idrovore da 8 milioni di Euro (soldi dell collettività) per rendere sicura la’area dalle frequenti alluvioni (vedi articolo)
- la cementificazione di 8 ettari per una inutile e costosa e soprattutto brutta struttura fieristica sul limitrofe territorio grossetano (vedi articolo)
- il recente annuncio della cementificazione di 20 ettari sul confinante territorio grossetano del Polo fieristico per la realizzazione di un Polo Logistico intermodale, retroporto di Livorno, Civitavecchia e Piombino (vedi articolo)
- la trasformazione della vicina variante Aurelia in autostrada con relativi svincoli, caselli, rotonde e illuminazioni varie

Loc. Olmini: si lavora giorno e notte nel primo dei 5-8 pozzi esplorativi in fase di perforazione. Sullo sfondo le luci di Montepescali
ecco l’ennesima violenza al nostro territorio denominata “Progetto Fiume Bruna” della Indipendent Energy Solutions per la “coltivazione” di gas metano che procede a grande velocittà. Non si tratta di “coltivazione” agricola ma si tratta di una terminologia dell’industria mineraria e estrattiva che indica il complesso delle operazioni per estrarre i minerali da un giacimento. L’area interessata è la valle del Bruna tra Montemassi, Sticciano, Montepescali e Vetulonia.
Un altro pezzo di Maremma svenduto in cambio tanti buoni propositi basati su un investimento di 50 milioni di Euro per l’estrazione di 2,4 miliardi di metri cubi di gas in 30 anni che tranquillizzano tutti, a partire dalla terminologia molto amichevole… “coltivazione” e “Progetto fiume Bruna“, fino al rispetto assoluto di tutte e le norme e i vincoli stabiliti secondo le necessità del caso… e dalla ipotesi di un eventuale intrappolamento, dopo l’estrazione del gas, della CO2 non si sa bene come catturata.
La Maremma, Distretto Rurale d’Europa di nome ma non di fatto, sta puntando direttamente verso una nuova identità: quella di una squallida periferia urbana in declino di una città che non c’è, alla quale mancano ancora all’appello qualche iper centro commerciale, alcuni outlet, un rigassificatore, un termovalorizzatore e magari un campo nomade sotto gli svincoli.
Mala tempora currunt.

La torre di perforazione: sullo sfondo Montepescali

La torre di perforazione: sullo sfondo Montemassi

La torre di perforazione: sullo sfondo Vetulonia
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Categorie : Ambiente, Identità, Mal-governo, Paesaggio, S.O.S.
Italia in svendita: Braccagni
24 07 2009Succede quando non si dà valore alla propria terra, alla propria identità. A Braccagni, piccola frazione dormitorio a 15 km da Grosseto, 20 ettari di suolo agricolo di classe I ubicati ai margini dell’antico lago Prile liberato dalla malaria e reso coltivabile da imponenti opere di bonifica durate centinaia d’anni, verranno trasformati, in nome dell’ormai consueto ossimoro “sviluppo sostenibile”, …in polo logistico retro portuale di Piombino, Livorno e Civitavecchia.

Braccagni: in rosso l'area di 20 ettari su cui sorgerà il nuovo Polo Logistico
L’aumento di carico urbanistico al quale la piccola frazione campagnola, nota per il canto del maggio e i suoi poeti in ottava rima, è stata soggetta in questi ultimi 5 anni e l’insediamento di Poli di vario genere tra cui questo… non sarà che un passo in più verso le squallide periferie delle città ormai in crisi, dei “suburbia” in cui l’auto era la regina incontrastata dei legami sociali, del lavoro, del sogno americano degli anni ‘50. Lo sprawl che ne consegue non porta ricchezza come vantano i nostri amministratori, ma spreco di risorse (vedi per esempio gli 8 milioni di euro per il sistema di idrovore per mettere in sicurezza il desiderato polo industriale del vicino Madonnino), aumento del disagio sociale, costo e allungamento dei tempi di trasporto, peggioramento della funzionalità delle reti e dei servizi, aumento dell’individualismo nel soddisfare esigenze di massa, squilibrio del rapporto tra uomo e natura, indebolimento dei legami sociali, distruzione di testimonianze storiche e culturali (vedi i reperti archeologici trovati proprio nel sito in questione), danno estetico del paesaggio, perdita della qualità di vita e consumo di territorio. Un circolo vizioso senza fine al quale, anche se un po’ in ritardo, i grossetani sembrano ambire.
Si tratta di sacrilego consumo di terreni fertili! In Italia abbiamo ormai perso ben 30.000 km2 (quasi il 10% del territorio): siamo in 60 milioni su 301.000 km2 (5.000 m2 pro capite) tolte le Alpi e gli Appennini….
le aree Agricole residue sono solo 2.500 m2 pro capite (un orto di famiglia!)
L’indicatore di dotazione di suolo agricolo dedicato a colture temporanee e permanenti fa parte dell’insieme di indicatori di sostenibilità proposti dalla Divisione Sviluppo Sostenibile dell’ONU (UN-DSD) Nel nostro paese questo fenomeno ha un rilievo particolare: se si guardano i dati statistici dell’Unione Europea, in soli 10 anni, dal 1987 al 1997, sono stati impermeabilizzati per usi civili circa 2.800.000 ettari di suolo più o meno fertile; e mentre nell’intera Unione Europea la perdita di terreno agricolo è stata in questo decennio pari al 2%, l’Italia ha consumato addirittura il 20% di questa preziosa risorsa; secondo APAT nell’ultimo decennio sono scomparsi in Italia 1.8 milioni di ettari di SAU (Superficie Agricola Utile), pari al 12.2%.
Tutto ciò per movimentare l’alquanto disorientata economia locale, magari liberando preziosi terreni dello scalo ferroviario di Grosseto per nuove speculazioni edilizie. Ma cosa rimarrà alla collettività? nuovi fatidici posti di lavoro, ricchezza, felicità?
Carlo Petrini: cibo terra e ambiente /1
fonte: EcoAlfabeta
Conferenza presso l’università del Piemonte Orientale , 8/11/2006
Carlo Petrini: cibo terra e ambiente /2
Carlo Petrini: cibo terra e ambiente /3
Carlo Petrini: cibo terra e ambiente /4
Questa sera, proprio a Braccagni, si sta per proiettare il film di Ermanno Olmi “Terra Madre“. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che questo film l’ha voluto insieme a Luciana Castellina, vi rinviene “una poesia che ci parla di una nuova politica, di un nuovo umanesimo, ora che il sistema imperante da’ importanti segni di cedimento. Uno sguardo che non vacilla ma che ci insegna a perderci per trovare una nuova strada. Noi non diciamo di fare quello che si vede, non abbracciamo un mondo antico, il messaggio e’ invece di estrema attualita’: ritornare ad avere memoria perche’ senza memoria non c’e’ futuro e senza senso del limite la terra madre si ribella. Questo film e’ poesia e nello stesso tempo riflessione e, magari, speranza”.
Ci auguriamo di sentire, questa sera, un puntuale intervento in proposito da parte del rappresentante di Slow Food di Grosseto, che in linea con il pensiero di Petrini inviti ad agire guidati dalla ragione, o quanto meno dal buon senso. Altrimenti avremo poche speranze di contenere la follia consumistica che sembra caratterizzare tutto l’agire sociale di questi tempi. Mala tempora currunt.
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Categorie : Ambiente, Città diffusa, Identità, Mal-governo Locale, Paesaggio
Giulia Maria Crespi: piano casa, rovina irreversibile
22 07 2009
di Paolo Conti – fonte: corriere.it , 20/7/2009
Giulia Maria Crespi: il piano casa, rovina irreversibile
«Stanno svendendo l’Italia solo per ricavare un utile immediato. Sul paesaggio, sul territorio italiani non c’è più da nutrire preoccupazione: ma autentica disperazione. Sarà una rovina irreversibile di cui soffriranno le nuove generazioni. E poi ne risentiranno il turismo, che abbandonerà il nostro Paese, e già sta avvenendo. Poi la salute, l’identità, le radici stesse degli italiani». Giulia Maria Crespi parla dalla sua casa in Sardegna, ma è in continuo collegamento con gli uffici del Fai, il Fondo ambiente italiano, trust privato che negli anni è riuscito a sottrarre straordinari beni culturali italiani alla speculazione e alla scomparsa. Un’esperienza citata in Europa come un modello di tutela in mano ai privati.
Qual è la ragione del suo allarme, signora Crespi?
«Prima di tutto la sorte del Codice dei Beni culturali, varato dal ministro Giuliano Urbani, in mezzo a mille difficoltà, sotto il precedente governo Berlusconi e concluso da Francesco Rutelli. Sandro Bondi mi aveva dato la sua parola d’onore davanti a quattro testimoni che la parte relativa al paesaggio sarebbe entrata in vigore a gennaio scorso, poi a giugno di quest’anno. Infine lo slittamento alla fine di dicembre… ».
Parla dell’articolo 146 che attribuisce ai soprintendenti il potere di esprimere un parere obbligatorio e vincolante sugli interventi nelle aree protette e che non è ancora andato in vigore? C’è un regime di proroga…
«Penso proprio a quel problema. I soprintendenti calano di numero e hanno sempre meno mezzi a disposizione. Ora c’è questa proroga che consente ai soprintendenti di pronunciarsi solo a cose fatte, a progetto varato. Intanto le regioni stanno approntando i loro piani. Il Veneto prevede la possibilità di intervenire nel 40% del territorio. La Lombardia nel 35% con la possibilità di intervenire anche nei parchi regionali. Allucinante. L’Umbria le sta seguendo. Altra tragedia: ora i comuni permettono ai costruttori di autocertificarsi l’idoneità del progetto. Sono insegnamenti che definirei di gravissimo scadimento morale dell’intero sistema italiano».
Bondi ha assicurato che la proroga finirà a dicembre…
«Spero. Anche se non ci credo più. Senza il Codice completo, il Piano Casa potrà avere effetti devastanti, purtroppo irreversibili sul paesaggio».
Dice però Berlusconi: con le nuove regole del Piano Casa verranno rimessi in circolazione tra i 70 e i 150 miliardi di euro ora inoperosi nelle banche. Non temete di apparire come ostacoli alla ripresa dell’economia?
«Questo è quello che dice Berlusconi, poi bisogna vedere se gli effetti economici saranno davvero quelli… Ma io guardo al futuro. Il Piano Casa prevede la possibilità di abbattere vecchi edifici, di aumentarne la cubatura, di stravolgere insomma interi panorami. Unico Paese in Europa: guardiamo cosa avviene in Francia o altrove. Ma qui non c’è solo il Piano Casa. È tutto un sistema… ».
A cosa si riferisce in particolare, signora Crespi?
«Ho tanti altri esempi che addolorano solo al pensarli. In Lombardia, nel cuore del parco del Curone, cioè della Brianza ancora ben conservata, un meraviglioso parco di 2.700 ettari, è pronto uno studio di fattibilità per permettere alla società australiana Australian Po Valley, per il 50% di proprietà Edison, di estrarre petrolio. Petrolio lì! Con conseguente emissione di acido solforico che avrà un’azione intossicante nell’arco di dieci chilometri, col problema dello smaltimento dei fanghi. Tutti i 21 comuni, di qualunque colore, e la provincia di Lecco protestano ma non hanno potere di bloccare il piano perché è stato dichiarato di pubblica utilità! Come si può solo immaginare tutto questo?».
Altri esempi che la preoccupano?
«Ho ancora un esempio legato alla Lombardia che, nel suo piano prevede la possibilità di intervenire addirittura nelle aree protette. Per esempio nel meraviglioso Parco Agricolo Sud: 47 mila ettari! Altro massacro che resterà indelebile che distruggerà un’area ricca di fontanili antichi, terreno ad alta fertilità, piena di antiche abbazie e cascine forzesche. Un polmone verde per i milanesi».
Se la prende con questo governo?
«Io credo che ormai circoli un ragionamento trasversale: fare soldi subito. E poi, dopo di me il diluvio. Lo disse Luigi XV, ma dopo ci fu la Rivoluzione francese. E dopo, per noi, ci sarà solo un territorio devastato per sempre. E qui nessuno è più sensibile. Non lo è la destra. Ma non lo è nemmeno la sinistra: neanche l’attuale opposizione colloca l’ambiente tra le sue priorità. Anzi, se ne disinteressa totalmente. Guardiamo cosa sta avvenendo in Toscana e presto in Umbria… Rimaniamo solo noi associazioni: Fai, Italia Nostra, Lipu, Wwf. Siamo visti da tutti come scomodi cretini. Poi, un giorno, forse qualcuno dirà che quegli scomodi cretini avevano ragione. Ma sarà troppo tardi. Un padre non svende la figlia per far cassa. Qui, lo ripeto, stanno svendendo la nostra Italia davanti all’indignazione del resto d’Europa».
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Categorie : Identità, Mal-governo, Paesaggio
Kite Gen, bawaajige nagwaagan e il salto di civiltà
7 07 2009Qui sotto vedete un “bawaajige nagwaagan” che in lingua Ojibwe (una tribù del Nord America) significa trappola per sogni. Un cerchio in legno che rappresenta il ciclo della vita e l’universo. All’interno una rete per “acchiappare” i sogni e dirigerli, se buoni, verso un filo di perline simboleggianti la natura oppure, se dannosi, verso delle piume di uccelli per allontanarli aiutando la crescita spirituale del possessore. I bambini indiani, ai quali veniva donato alla nascita, lo conservavano per tutta la vita decorandolo come meglio credevano.

Il bel post di Ugo Bardi (presidente di ASPO-Italia) su “Oil Drum: Europe” parla appunto di un sogno buono. Ci illustra l’eccezionale potenzialità del generatore eolico Kite Gen, molto somigliante alla nostra “trappola per sogni” con il suo generatore, le perline dove confluiscono tutti i sogni buoni, azionato con un movimento circolare da aquiloni agganciati con lunghe funi, le piume di uccello che fanno volare via i sogni cattivi. Il Kite Gen è stato concepito e realizzato da Massimo Ippolito della italiana Sequoia Automation. Nell’articolo di Bardi si parla di un EROI (Ritorno Energetico) di ben 375 ! (contro il 30 delle pale eoliche, il 10 del fotovoltaico e persino il fattore 100 del petrolio dei tempi d’oro)
Ciò significa che per la prima volta abbiamo un sogno buono da seguire grazie a una invenzione che è in grado di produrre energia rinnovabile a basso costo e in tale quantità da alimentare la costruzione di un generatore simile ogni mese per 30 anni senza l’ausilio del petrolio. Una fonte di energia pressoché illimitata.
Tuttavia la tecnologia, prodotta dalla fervida immaginazione umana, da sola potrebbe non essere sufficiente a mantenere l’attuale stato di benessere dei paesi più ricchi. Da sola potrebbe rivelarsi un catalizzatore negativo utile soltanto a prolungare l’attuale agonia globale. All’abbondanza di energia, infatti, corrisponderanno consumi sempre più elevati che faranno venire al pettine altri nodi cruciali come la scarsità di materie prime, che gia oggi intravvediamo, inquinamento e sovrappopolazione.
Abbiamo però una possibilità per dirigere questi problemi verso le piume di uccelli del nostro “bawaajige nagwaagan” e fare un salto di qualità: dobbiamo stabilizzare economia e popolazione. La scienziata ambientale Donella Medows, nell’ultimo capitolo de “I nuovi limiti dello sviluppo”, ci indica gli strumenti indispensabili per raggiungere questo obiettivo: immaginazione, onestà intellettuale, reti sociali, apprendimento….e persino l’amore!
Questi strumenti assieme alla a-crescita, teorizzata dall’economista e filosofo Serge Latouche, potrebbe essere l’anello mancante per il salto verso una nuova civiltà e potrebbe permetterci di continuare a decorare il nostro bawaajige nagwaagan ancora a lungo su questo pianeta.
qui sotto riporto uno stralcio del post di Ugo Bardi da me tradotto:
«…. Ma vi è un problema molto più grave il fatto che l’energia non è l’unico parametro che influenza l’economia. Abbondanza di qualcosa non significa abbondanza di tutto. Abbondante energia elettrica non si traduce necessariamente in abbondante cibo, benché l’elettricità possa certamente essere utilizzata in agricoltura, in sostituzione dei combustibili fossili. Che il nostro problema non sia soltanto l’energia è confermato dai modelli sviluppati per la serie i “Limiti dello Sviluppo” (Meadows 2004). I modelli possono essere eseguiti per gli scenari che assumono abbondanti (o anche infinite) disponibilità di energia, ma il risultato è che il sistema economico collassa a causa della tensione per l’ambiente e per l’agricoltura generato da una combinazione di sovrappopolazione e di inquinamento. Per evitare il collasso è necessario stabilizzare l’economia e la popolazione a un livello stazionario. Anche così, il progressivo esaurimento dei minerali ci renderà sempre più dipendenti dall’energia, se vogliamo mantenere il flusso di materie prime minerali al livello attuale (Diederen 2008, Bardi, 2008). Dunque, anche con molta energia, dovremo continuare a riciclare e riutilizzare materiali di ciò che abbiamo fabbricato.
Dunque, anche con abbondante energia abbiamo ancora bisogno di venire a patti con il fatto che la terra è un sistema limitato. Tuttavia, l’energia eolica ad alta quota ci offre una speranza di un futuro di relativa abbondanza, anche di prosperità, se saremo in grado di mantenere l’economia e la popolazione stabile ed evitare il sovra sfruttamento delle risorse agricole e minerali ..»
Vedi il post integrale su:
http://europe.theoildrum.com/node/5538
vedi anche:
http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/07/13/eolico-di-alta-quota-unera-di-abbondanza/
http://www.kitegen.com/index_it.html
http://europe.theoildrum.com/node/5554
http://nova.ilsole24ore.com/nova24ora/2009/07/aquiloni-energetici.html
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Categorie : Decrescita, Energie, Futuro, Sulla buona strada





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