Kite Gen, bawaajige nagwaagan e il salto di civiltà

7 07 2009

Qui sotto vedete un “bawaajige nagwaagan” che in lingua Ojibwe (una tribu del Nord America) significa trappola per sogni.  Un cerchio in legno che rappresenta il ciclo della vita e l’universo. All’interno una rete per “acchiappare” i sogni e dirigerli, se buoni, verso un filo di perline simboleggianti la natura oppure, se dannosi, verso delle piume di uccelli per allontanarli aiutando la crescita spirituale del possessore. I bambini indiani, ai quali veniva donato alla nascita, lo conservavano per tutta la vita decorandolo come meglio credevano.

Il bel post di Ugo Bardi (presidente di ASPO-Italia) su “Oil Drum: Europe” parla appunto di un sogno buono. Ci illustra l’eccezionale potenzialità del generatore eolico Kite Gen, molto somigante alla nostra “trappola per sogni” con il suo generatore, le perline dove confluiscono tutti i sogni buoni, azionato con un movimento circolare da aquilon agganciati con lunghe funi, le piume di uccello che fanno volare via i sogni cattivi. Il Kite Gen è stato concepito e realizzato da Massimo Ippolito della italiana Sequoia Automation. Nell’articolo di Bardi si parla di un EROI (Ritorno Energetico) di ben 375 ! (contro il 30 delle pale eoliche, il 10 del fotovoltaico e persino il fattore 100 del petrolio dei tempi d’oro)

Ciò significa che per la prima volta abbiamo un sogno buono da seguire grazie a una invenzione che è in grado di produrre energia rinnovabile a basso costo e in tale quantità da alimentare la costruzoione di un generatore simile ogni mese per 30 anni senza l’ausilio del petrolio. Una fonte di energia pressochè illimitata.

Tuttavia la tecnologia, prodotta dalla fervida immaginazione umana, da sola potrebbe non essere sufficiente a mantenere l’attuale stato di benessere dei paesi più ricchi. Da sola potrebbe rivelarsi un catalizzatore negativo utile soltanto a prolungare l’attuale agonia globale.  All’abbondanza di energia, infatti, corrisponderanno consumi sempre più elevati che faranno venire al pettine altri nodi cruciali come la scarsità di materie prime, che gia oggi intravvediamo,  inquinamento e sovrappopolazione.

Abbiamo però una possibilità per dirigere questi problemi verso le piume di uccelli del nostro “bawaajige nagwaagan” e fare un salto di qualità: dobbiammo stabilizzare economia e popolazione. La scienziata ambientale  Donella Medows, nell’ultimo capitolo de “I nuovi limiti dello sviluppo”,  ci indica gli strumenti indispensabili per raggiungere questo obiettivo: immaginazione, onestà intellettuale, reti sociali, apprendimento….e prsino  l’amore!

Questi strumenti assieme alla a-crescita, teorizzata dall’economista e filosofo Serge Latouche, potrebbe essere l’anello mancante per il salto verso una nuova civiltà e potrebbe permetterci di continuare a decorare il nostro bawaajige nagwaagan ancora a lungo su questo pianeta.

qui sotto riporto uno stralcio del post di Ugo Bardi da me tradotto:

«…. Ma vi è un problema molto più grave il fatto che l’energia non è l’unico parametro che influenza l’economia. Abbondanza di qualcosa non significa è abbondanza di tutto. Abbondante energia elettrica non si traduce necessariamente in abbondante cibo, benché l’elettricità possa certamente essere utilizzata in agricoltura, in sostituzione dei combustibili fossili. Che il nostro problema non sia soltanto l’energia è confermato dai modelli sviluppati per la serie i “Limiti dello Sviluppo” (Meadows 2004). I modelli possono essere eseguiti per gli scenari che assumono abbondanti (o anche infinite) disponibilità di energia, ma il risultato è che il sistema economico collassa a causa della tensione per l’ambiente e per l’agricoltura generato da una combinazione di sovrappopolazione e di inquinamento. Per evitare il collasso è necessario stabilizzare l’economia e la popolazione a un livello stazionario. Anche così, il progressivo esaurimento dei minerali ci renderà sempre più dipendenti dall’energia, se vogliamo mantenere il flusso di materie prime minerali al livello attuale (Diederen 2008, Bardi, 2008). Dunque, anche con molta energia, dovremo continuare a riciclare e riutilizzare materiali di ciò che abbiamo fabbricato.

Dunque, anche con abbondante energia abbiamo ancora bisogno di venire a patti con il fatto che la terra è un sistema limitato. Tuttavia, l’energia eolica ad alta quota ci offre una speranza di un futuro di relativa abbondanza, anche di prosperità, se saremo in grado di mantenere l’economia e la popolazione stabile ed evitare il sovra sfruttamento delle risorse agricole e minerali ..»

Vedi il post integrale su:  http://europe.theoildrum.com/node/5538





Inquinamento luminoso e cancro

7 07 2009

L’Associazione Medica Americana lancia un grido di allarme e qualcuno incomincia a preoccuparsi come il caso che riporto di seguito di Missoula, una cittadina di 67 mila abitanti nello stato del Montana. Purtroppo la strada per tornare a vedere le stelle, dormire sonni sani e tranquili sembra ancora molto buia… come l’atavica pautra dell’uomo.

La Maremma sta spegnendo le sue stelle: Montepescali è un esempio nostrano emblematico di Inquinamento Luminoso incontrollato.

di Amy Linn, 30/6/09 - fonte: http://www.newwest.net

AMA (Associazione Medica Americana) Collega l’inquinamento luminoso al cancro

Troppa luce non solo ci impedisce di vedere le stelle  ma danneggia anche la nostra salute, una calamità sanitaria

L’American Medical Association questo mese ha approvato una risoluzione che individua una serie di problemi correlati all’inquinamento luminoso, comprese le questioni di salute come il tumore al seno,  ”associato all’esposizione alla luce notturna dell’occhio umano.”

La risoluzione AMA (vedi qui) spiega che la crescente quantità di luce nel mondo, compresi i lampioni stradali abbaglianti che “penetrano” dalle finestre in camera da letto e case, è causa di più alti tassi di cancro e altri problemi relativi alla salute umana. Il gruppo afferma che la luce notturna riduce la produzione di melatonina, un ormone che aiuta a regolare i cicli del sonno e inibisce il sistema immunitario. Troppe luci notturne, inoltre, danneggiano pure la fauna selvatica.

Come spiega l’AMA: “La luce perturba il ritmo circadiano umano e animale ed è fortemente sospettata la sua correlazione all’inibizione della produzione di melatonina, alla depressione del sistema immunitario, e all’aumento di tumori come quelli al seno.  Tra l’altro “disturba le attività notturne degli animali e risulta essere la causa della minor sopravvivenza e salute di diverse popolazioni animali.”

La risoluzine afferma che l’abbaglio causato dalle luci stradali riduce la capacità visiva di alcune persone a causa del restringimento della pupilla creando pericolose condizioni di guida, soprattutto tra gli anziani. L’AMA stima che “il 40 percento della luce emessa dai normali lampioni stradali” è bagliore o energia elettrica completamente sprecata. “Ciò contribuisce ad un eccesso di produzione di biossido di carbonio e conseguente riscaldamento globale”.

Più di 10 miliardi di dollari potrebbero essere risparmiati se le città di tutto il paese utilizzassero lampioni adeguati. Per questo un numero crescente di città sta emanando nuove normative sull’illuminazione esterna e sta sostituendo i vecchi lampioni stradale con nuovi anti-abbagliamento o “completamente schermati” che si accendono solo quando è necessario.

Missoula ha fatto alcuni passi positivi in questa direzione. L’ordinaza sull’illuminazione esterna della Città, entrata in vigore il 1 ° gennaio 2008, ha lo scopo di risparmiare energia e ridurre il pericoloso e irritante abbagliamento dei lampioni stradali, delle imprese e delle residenze.

Ma una recente indagine rivela che molte case della città sono ancora dotate di illuminazioni esterne di potenza eccessiva che sconfinano nei giardini delle proprietà vicine, case, parchi e spazi aperti  toglendo ogni speranza di poter rivedere le stelle.

Perché l’AMA insiste pesantemente su questo tema dilagante? La luce indesiderata è diventata un problema di salute pubblica a livello nazionale. Si suppone che il cielo sia una visione piacevole e non fastidiosa. Su questo argomento bisognerebbe fare luce.

Per ulteriori informazioni su inquinamento luminoso: Cielo Buio





Inceneritori, elisir di illusioni

5 07 2009

Riceviamo e pubblichiamo con “piacere”
di Patrizia Gentilini, SCIROPPO OD ELISIR?”

Cari Amici,
il cancro alla mammella sta aumentando in Italia in modo drammatico:
+28.6% in 6 anni dai 25 ai 44 anni di età!

Queste cifre sono” sorprendentemente maggiori” , a detta degli Autori che hanno eseguito lo studio, rispetto a quanto risulta dai dati ufficiali ed è stata chiamata in causa anche l’ esposizione a diossina, che si concentra proprio nel grasso di cui è ricca la ghiandola mammaria. (09 Incidence BC – mastectomies and quadrantectomies ) e di cui - ricordo - gli inceneritori sono la prima fonte di produzione in Italia

Sempre aproposito di cancro alla mammella, ricordo che, di recente, è stato affermato dall’ ex Ministro della Salute che fra 10 anni nessuna donna morirà più per tale patologia. ( http://italiasalute.leonardo.it/News.asp?ID=9839 )
Come la mettiamo? Dovremo forse cominciare a fare lo screening insieme alla vaccinazione contro l’ HPV? Davvero qualcuno di voi lo crede possibile?
Tutti noi saremmo ben lieti se fra 10 anni nessuna donna più morisse per il cancro alla mammella: è ciò che tutti noi vorremmo, ma da troppo tempo ci sentiamo ripetere che la soluzione del problema cancro è dietro l’ angolo ed intanto il tempo passa e sempre più l’invasore entra nelle nostre case.

Ma intanto, anche grazie a queste notizie rassicuranti, abbiamo sorseggiato un elisir che va per la maggiore:
l’ ELISIR DELLE ILLUSIONI, aroma dolce , sapore accattivante, effetto…. soporifero. Lo SCIROPPO DELLA VERITA’ è ben più amaro, ma – così ci dicevano- tanto più la medicina è amara, tanto più fa bene. Prendetevi un attimo di tempo e se non volete credere a noi, i soliti “MEDICI ALLARMISTI” (a cui, purtroppo, i fatti sembrano dare tragicamente ragione) leggete la seguente lettera del grande medico americano Samuel S. Epstein scritta nel 2005 e tradotta da un caro collega di Torino quanto mai attuale se all’amaro sciroppo continuiamo a preferire il dolce, soporifero elisir:

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Cibo: insostenibile dipendenza dal petrolio

5 07 2009

Lester R. Brown (scrittore, ambientalista ed economista statunitense)  Uno dei suoi lavori più noti è Piano B 2.0: Una strategia di pronto soccorso per la Terra (titolo originale: Plan B 2.0: Rescuing a Planet Under Stress and a Civilization in Trouble.)
Di seguito la descrizione dell’insostenibile dipendenza del cibo dal petrolio e di come le cose presto dovranno cambiare… Abbiamo colto metà dei frutti, quelli a portata di mano… l’altra metà, quella sui rami più alti, non sarà così facile…

il momento della semina: l’agricoltura rappresenta soltanto un quinto dell’energia utilizzata nella catena alimentare (Stati Uniti)

Earth Policy Institute
Plan B 3.0 Book Byte
June 25, 2009

THE OIL INTENSITY OF FOOD
di Lester R. Brown

http://www.earthpolicy.org/Books/Seg/PB3ch02_ss3.htm

Oggi siamo una civiltà basata sul petrolio, una civiltà totalmente dipendente da una risorsa che presto finirà. Fin dal 1981 la quantità di petrolio estratto ha superato con margini crescenti le nuove scoperte. Nel 2008 il mondo ha pompato dai pozzi 31 miliardi di barili di petrolio ma ne ha scoperti meno di 9 miliardi. Le riserve di petrolio convenzionale sono in caduta libera, ogni anno di più.

I l petrolio convenzionale totale scoperto ammonta a circa 2 mila miliardi di barili di cui mille miliardi sono già stati estratti e altri mille miliardi sono in via di estrazione. Queste cifre da sole tuttavia non evidenziano il punto nodale della questione. Come fa notare il “security analyst” Michael Klare i primi mille miliardi di barili sono stati petrolio facile, “petrolio trovato sulla costa o vicino alla costa; petrolio vicino alla superficie e concentrato in grandi giacimenti; petrolio estratto in luoghi amichevoli, sicuri e accoglienti.”
L’altra metà, fa notare Klare, è petrolio difficile, “petrolio sepolto lontano dalla costa o in grandi profondità; petrolio disperso in giacimenti piccoli e difficili da trovare; petrolio che deve essere estratto da luoghi ostili, politicamente pericolosi o rischiosi.”

La prospettiva di questo picco della produzione di petrolio ha dirette conseguenze sulla disponibilità globale di cibo, considerata la forte dipendenza da petrolio dell’agricoltura moderna. La maggior parte dei trattori utilizza benzina o diesel di origine fossile. Le pompe utilizzate per l’irrigazione utilizzano il diesel, gas naturale o elettricità prodotta con il carbone. Anche la produzione di fertilizzanti è fortemente energivora. Il gas naturale è utilizzato per sintetizzare i mattoni base di ammoniaca in azoto. L’estrazione, la lavorazione e il trasporto internazionale dei fosfati e potassio dipendono dal petrolio.

Efficienze migliori possono aiutare a ridurre la dipendenza dell’agricoltura dal petrolio. Negli Stati Uniti, l’utilizzo combinato di benzina e diesel nelle aziende agricole è caduto dallo storico record di 29,1 miliardi di litri del 1973 a 15,9 miliardi di litri del 2005 con un decremento del 45 per cento. In linea di massima i litri per tonnellata di grano prodotto sono scesi da 124 litri nel 1973 a 45 litri nel 2005, un impressionante riduzione del 64 per cento.

Una ragione di questi risultati è dovuta alla sostituzione dell’aratura profonda con interventi più superficiali [fra i 3-5 cm e i 10-15 cm] su circa due quinti delle terre coltivabili degli Stati Uniti. Ma mentre il combustibile per l’agricoltura si è ridotto negli Stati Uniti, in molti paesi emergenti sta aumentando man mano che gli animali da soma vengono sostituiti da trattori. Una generazione fa, per esempio, le terre in Cina erano lavorate per la maggior parte per mezzo di animali da soma. Oggi la maggior parte delle operazioni viene fatta dai trattori.

I fertilizzanti assorbono il 20 percento dell’energia delle aziende agricole degli Stati Uniti. Globalmente la percentuale potrebbe essere leggermente più alta. All’aumentare dell’inurbamento aumenta la richiesta di fertilizzante. Con la migrazione delle persone dalle campagne alle aree metropolitane diventa più difficile riciclare i nutrienti dei rifiuti umani riportandoli nel suolo rendendo necessario un incremento di fertilizzanti. A parte ciò l’incremento del commercio alimentare internazionale può allontanare il produttore dal consumatore di migliaia di chilometri scombinando ulteriormente i ciclo dei nutrienti. Gli Stati Uniti, per esempio, esporta qualcosa come 80 milioni di tonnellate di grano all’anno, grano che contiene grandi quantità di nutrienti base: azoto, fosforo e potassio. L’esportazione continua di questi nutrienti impoverirebbero lentamente la fertilità intrinseca dei terreni agricoli degli Stati Uniti se non rimpiazzati.

L’irrigazione è un altro importante assorbitore di energia mondiale man mano le falde acquifere si riducono. Negli Stati Uniti, quasi il 19 percento dell’energia delle aziende agricole viene utilizzata per pompare l’acqua. In alcuni stati come l’Indiana in cui le falde acquifere si stanno abbassando viene usata più della metà dell’energia totale per pompare l’acqua dai pozzi. Alcune tendenze come la “no-tillage” [Il suolo infatti viene smosso solo in corrispondenza delle file di semina a profondità molto ridotta. In questo modo non si alterano le caratteristiche strutturali del terreno ma non si controllano neanche meccanicamente le infestanti, la cui eliminazione viene eseguita esclusivamente a mezzo di erbicidi, quindi con metodi chimici.] da una parte stanno riducendo il consumo di petrolio ma dall’altra, con l’aumentando di fertilizzanti, della meccanizzazione delle aziende e l’abbassando le falde acquifere, stanno portando al risultato opposto.

Benché l’attenzione comunemente si focalizzi sull’energia utilizzata dall’azienda agricola, l’agricoltura rappresenta soltanto un quinto dell’energia utilizzata nella catena alimentare degli Stati Uniti. Trasporto, trasformazione, imballaggi, commercio e preparazione dei cibi sono responsabili per la parte restante. L’economia alimentare degli Stati Uniti utilizza l’equivalente dell’energia dell’intero sistema economico della Gran Bretagna.

Il 14 percento dell’energia utilizzata nel sistema alimentare per trasportare i prodotti dall’azienda agricola al consumatore è pari a due terzi dell’energia utilizzata per produrre il cibo. Si stima che il 16 percento dell’energia del sistema alimentare è dovuto all’inscatolamento, congelamento ed essicazione degli alimenti – tutto dal succo d’arancia concentrato congelato ai piselli in scatola.

I prodotti alimentari come il grano si muovono tradizionalmente su lunghe distanze via mare, viaggiando, per esempio, dagli Stati Uniti all’Europa. La novità nel trasporto di ortofrutticoli freschi è il trasporto via aerea. Poche attività economiche sono così energivore.

I chilometri degli alimenti – la distanza percorsa dal produttore al consumatore del cibo – è aumentata con il costo irrisorio del petrolio. Presso il mio supermercato locale in centro a Washington, D.C., l’uva fresca durante l’inverno arriva dal Cile in aereo, viaggiando per quasi 8 mila chilometri. Il trasporto quotidiano a lunga distanza più incisivo è quello dei prodotti freschi dalla California alla costa Est . La maggior parte di questi prodotti viene trasportato con mezzi refrigerati. Nel valutare il futuro dei trasporti a lunga distanza uno scrittore ha osservato che l’insalata “Cesar” da 5 mila chilometri ha i giorni contati.

Anche gli imballaggi sono sorprendentemente energivori, attorno al 7 percento dell’energia totale della catena alimentare. Non è insolito che l’energia utilizzata per l’imballaggio sia superiore a quella utilizzata per il suo contenuto. Anche l’imballaggio e il commercio possono incidere molto sul costo del processo alimentare. Al produttore americano va circa il 20 percento di quello che il consumatore ha pagato e a volte anche meno. Come osservato da un analista, “una scatola di cereali vuota venduta al negozio verrebbe a costare circa lo stesso di una piena.”

Il segmento più energivoro della catena alimentare è la cucina. Viene utilizzata più energia per refrigerare e preparare il cibo a casa che quella utilizzata per produrlo in origine. Il grande consumatore di energia nella catena del cibo è il refrigeratore domestico, non il trattore del produttore. Mentre il petrolio domina la produzione finale del sistema alimentare, l’elettricità domina il consumo finale.

In breve, con prezzi dell’energia più alti è una limitata disponibilità di olio fossile, il sistema alimentare moderno che si è evoluto quando il petrolio aveva costi bassi non sopravvivrà così come è strutturata oggi.





Montepescali350

1 07 2009

Il 24 ottobre Montepescali si riunirà come altre comunità in tutto il pianeta – dal Monte Kilimangiaro alla Grande barriera corallina ai Grandi Laghi dell’America – affinché il mondo ascolti la nostra richiesta.  Per la scienza è ormai evidente: la crisi climatica è la più grande sfida che la civiltà ha di fronte. Insieme, concentreremo l’attenzione del mondo su come risolverla e il 24 Ottobre anche Montepescali350 manderà un messaggio forte: Il mondo ha bisogno delle soluzioni richieste dalla scienza e dalla giustizia.

Si dice spesso che l’unica cosa che ci impedisce di affrontare la crisi climatica in modo rapido ed equo è una mancanza di volontà politica. Ebbene, l’unica cosa che può creare questa volontà politica, è un movimento mondiale unificato – e nessuno costruirà questo movimento per noi. Spetta alla gente normale intorno al mondo come noi, come voi. Leggi il seguito di questo post »





La scelta di Tirli

13 06 2009

di Luca Mercalli e Patrick Marini

Si dice che “per sopravvivere” i pochi abitanti di Tirli abbiano creato cinque società che installeranno altrettanti impianti fotovoltaici, fissi, a terra in varie località della pianura grossetana:

Si tratta di 6,15 MWp su una superficie totale presunta di circa 15 ettari, ubicati nelle seguenti località:

Roselle: 1,25 MWp
Principina Terra: 1,25 MWp
Braccagni: 1,25 MWp (Loc. Acquisti)
Squadre basse: 1,25 MWp
Squartapaglia: 1,15 MWp

Il problema è il solito: l’uso del terreno agricolo per impianti fotovoltaici che si potrebbero installare sui tetti di edifici esistenti, soprattutto i capannoni industriali che non mancano!

La grande serra di Floridade (Olanda) realizzata nel 2002 con pannelli fotovoltaici trasparenti. 2,5 ettari in grado di produrre 2,3 MWp (equivalemte a uno dei cinque impianti a terra previsti da “Tirli sviluppo”

Purtroppo l’attenzione viene spesso focalizzata sul contorno… economico, sociale e persino sulla “valorizzazione agricola del territorio”!

Guai a dire: “Attenzione, non sprechiamo il suolo agricolo!” veniamo immediatamente additati come l’orco cattivo contrario all’innovazione tecnologica!

Del resto è ormai diffusa la certezza che l’economia agricola sia defunta anche se sappiamo che bevande, vegetali, cereali e carni non si materializzano dal nulla sugli scaffali dei nostri supermercati ….ahimè, molti bambini di città lo credono – ma continuano a essere prodotti dalla fotosintesi di vegetali con le radici ben piantate nel suolo!

Tant’è che la vendita o l’affitto dei terreni per urbanizzazione o uso “energetico” sarà sicuramente molto più remunerativo che non la produzione agricola corrente. (vedi “La nuova casa” di Penelope Green )

Tuttavia per produrre i nostri cibi abbiamo bisogno della terra e anche se disponiamo di trattori sempre più potenti, di OGM strabilianti e di pesticidi e concimi chimici a prezzi ancora ragionevoli, la produzione incomincia a perdere il passo con l’aumento della popolazione globale.

Mentre scriviamo il pianeta è a quota 6.917.073.136 e il contatore non si ferma!

Qui potete vedere la popolazione globale attuale
http://www.ibiblio.org/lunarbin/worldpop

Il consumo continuo di suolo dovuto alla colonizzazione del pianeta, l’uso controverso degli OGM, il costo crescente del petrolio, l’inesorabile impoverimento della terra, ci dovrebbero allarmare e guidarci verso azioni di tutela dei terreni agricoli, bene che nell’immediato può sembrare superfluo ma non lo sarà certamente per i nostri figli…, senza dimenticare il valore estetico del paesaggio.

Naturalmente gli impianti fotovoltaici al suolo, nonostante il fabbisogno di energia crescente, potrebbero essere smantellati in futuro, intanto però si dovrà continuare a consumare energia affinché l’impianto possa produrne. Erbe e arbusti dovranno essere contenuti (magari con diserbanti o cementando la superficie, a scapito del terreno), i luoghi dovranno essere recintati, i cavi protetti dai roditori, le apparecchiature controllate e protette da furti.

Si tratterebbe di non avere visioni assolute, ovvero:

a) prima di usare prezioso suolo agrario, si usino tutte le superfici edificate e industriali, compresi i parcheggi. La superficie edificata italiana è dell’ordine del 10% del territorio nazionale, circa 30.000 km2. Considerane solo 1/4 (quella esposta a Sud), e fa circa 7500 km2, poco meno della superficie dell’Umbria! Dimezziamo ancora per via di vari problemi accessori, ombreggiature reciproche, e quant’altro e otterremo circa 3500 km2, come una Valle d’Aosta. Considerando che 1kWp occupa meno di 10m2, circa, otteniamo una potenza installabile di 350 GW… non male! Se poi vogliamo essere ultraconservativi, dimezziamo ancora e resta un ordine di grandezza di oltre 100 GW… Fatto quello, passeremo al suolo!

b) benissimo comunque fin d’ora usare suoli compromessi o da bonificare come vecchie cave dismesse, discariche, siti contaminati.

c) senz’altro possibile pensare di utilizzare suoli marginali in zone aride e in classe di produttività >=III, suoli molto acclivi, suoli pietrosi. Ma per favore, risparmiatemi almeno i suoli in classe I e II: sono sempre di meno e sono quelli che ci devono dare da mangiare…purtroppo sono anche i più comodi, e la storia insegna che i pirati, appena annusano l’affare, non si pongono certo questi scrupoli. O si fanno norme precise o ci troveremo con un ennesimo problema di artificializzazione del territorio.

Tra l’altro gli abitanti di Tirli, hanno un’occasione in più: gli elettroni si muovono facilmente nei cavi e non hanno etichetta, come i soldi. Quindi, se è solo questione di “valorizzare” un territorio, possono installare pannelli fotovoltaici in qualsiasi punto del pianeta, sia esso un tetto di un complesso industriale o la superficie di un parcheggio e goderne poi i frutti economici misurati dal contatore. Con questi denari, senza sacrificare i suoli agrari del loro paesello, potranno ristrutturare le vecchie case e attrarre turisti stranieri che ammirano la storia del nostro paese, e dire loro che vivono grazie all’energia solare, catturata nei luoghi già compromessi dallo sviluppo urbanistico, sui quali il sole splende tal quale come sui boschi di Tirli. Questa è veramente “valorizzazione”, anche dell’intelligenza e del buon gusto.

LA Notizia:

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Felice Andreis visita la IIa G della media “Leonardo da Vinci”

9 06 2009

Una lezione fuori dal comune sabato 30 maggio 2009 per la IIª G della scuola media ad indirizzo musicale “Leonardo Da Vinci” di Grosseto. Alle 10.30 in punto, elegante, con passo veloce, coppola e bastone, più un vezzo che una necessità, si è presentato in classe, accompagnato dallo studioso e fotografo Claudio Longobardi, l’ultra centenario Barone Felice Andreis. Gli onori di casa li ha fatti la docente di italiano, storia e geografia Alessandra del Fa’ mentre gli studenti lo hanno accolto, trepidanti, con l’esecuzione del tema principale del film “Il Padrino”. I ragazzi hanno pensato di onorare la visita di un personaggio così importante con un breve “benvenuto” organizzato e diretto interamente da loro: violini, chitarre, flauti e pianoforte….una sorpresa inaspettata!!!

Al centro il Barone Felice Andreis durante l'incontro con la classe IIª G. A sinistra la professoressa Alessandra Del Fa' e destra lo studioso e fotografo Claudio Longobardi.

Decisamente una bella accoglienza che ha subito creato il clima giusto per una mattinata molto speciale. Dopo le presentazioni di rito, i ragazzi si sono disposti in cerchio attorno al loro ospite e per ben due ore hanno dialogato con Andreis. Lo spunto della visita è stato lo studio fatto nelle ore di laboratorio sulla storia recente della Maremma in cui, tra le altre cose, hanno potuto visionare il bel film, girato e montato nel 1939 dallo stesso Andreis, che documenta i lavori di bonifica da lui diretti nella azienda di San Donato e Doganella, tra cui la costruzione della diga di contenimento dell’acqua di poggio Perotto.

Un’ occasione unica che i ragazzi e la professoressa hanno sfruttato fino in fondo toccando vari argomenti: dalla città di Torino alla Maremma di quegli anni; dalla realtà maremmana di oggi al clima che si respirava durante il fascismo; dal suo trasferimento in Sud Africa ai viaggi intorno al mondo; dall’esperienza di ben due guerre mondiali ai divertenti aneddoti sui cortei del Re e della Regina Margherita o su Mussolini finito a pancia a terra durante una rivista militare. Quindi ancora storie di neri indigeni del Sudafrica, le loro lingue, le loro usanze, il loro rapporto con il regime boero. Ha narrato, il barone fotografo, della sua passione viscerale per la fotografia e delle complesse tecniche analogiche dell’epoca confrontandole con quelle digitali d’oggi. Infine ha dissertato con il suo giovane pubblico di questioni attuali quali la ricerca sulla fusione nucleare e il problema dell’inquinamento da emissioni di CO2.

Un continuo intercalare di argomenti spensierati, seri, profondi, di vita vissuta e di aneddoti, che hanno toccato anche il tema della scuola, dell’istruzione, del matrimonio, di 70 anni di vita di coppia fino al pensiero della morte, quasi una esperienza che il Barone attende con curiosità come le tante esperienze vissute nella sua lunga vita.

Manca poco alle tredici, sono passate due ore, intense, senza una interruzione, nemmeno per un bicchiere d’acqua e alla fine, con entusiasmo, la promessa di un’altra visita alla classe il prossimo anno, sempre che il “male del secolo” – come sottolinea Andreis – glielo permetterà… e noi tutti glielo auguriamo di cuore, caro Barone!





Il pensiero vecchio della nostra politica

5 06 2009

Il confronto televisivo tra i candidati alla presidenza della  Provincia trasmesso ieri sera da “Tele Tirreno” è stato caratterizzato dall’annuncio quasi unanime di grandi progetti, idee e “ricette”  per risolvere i problemi della Maremma che forse andrebbe ben meditato alla luce di questo artricolo di Michele Serra e dal perseverare nella vecchia logica “conterintuitiva”

Una vista dellantico centro medioevale di Montepescali, GR

Una vista dell'antico centro medioevale di Montepescali, GR

di Michele Serra - fonte: La Repubblica, 4/6/09 (L’amaca)

L’appello del capo del governo a “consumare di più” (ripetuto più volte, l’ultima ieri) è un inno inconsapevole alla precarietà dei nostri fondamenti economico-sociali. Non può non dirsi precaria la condizione di chi, quasi per statuto, è condannato a ingurgitare e digerire quantità sempre crescenti di “roba”, cibi vestiti viaggi vacanze case elettronica crediti debiti ammennicoli orpelli. Ogni pausa e ogni deviazione da questo percorso bulimico generano ansia, panico sociale, sensi di colpa: viviamo in una galera psicologica costruita con tale efferatezza che la fuga è vista come indegno tradimento della propria reclusione.
Non si può pretendere che proprio il signor B possa d’un tratto riflettere sulla sobrietà o sulla decrescita come vie d’uscita dal pazzesco tunnel nel quale ci siamo infilati. Lo fa molto di rado anche la sinistra (e sarebbe il suo mestiere), perché mai dovrebbe farlo un anziano miliardario di destra? Fa comunque molta impressione rileggere o riascoltare (l’altra sera su Blob, per esempio) il celebre discorso di Bob Kennedy contro il Pil”, nel quale spiegava come la smania di quantità rischi di cancellare ogni qualità. Era il 1968, quasi mezzo secolo è passato, è arrivato il famoso Duemila e noi siamo ancora qui a sentirci dire che per salvare il mondo dobbiamo svuotarci le tasche e riempire i cessi. Come siamo vecchi, e come è vecchio il vecchio B.





L’ultimo raccolto

2 06 2009

Le città si mangiano il terreno agricolo. Sembra che quei terreni intorno alle città stiano lì ad aspettare. Se producono agricoltura, se sono paesaggio valgono poco, se si decide di costruirci sopra, all’improvviso valgono di più. E quindi all’improvviso tutto il resto costa più caro: case, affitti, la vita. Ma vale di più il terreno o la comunità che ci sta sopra? Che succede quando si rompe il rapporto tra stipendi e pensioni e valori immobiliari?

Vedi il video della trasmissione

di Norma Rangeri - fonte: il manifesto, 2/6/09

Un commento al servizio di Michele Buono e Piero Riccardi nel programma Report. 

Mentre Silvio Berlusconi accompagna l’ennesimo annuncio del “piano casa”, sbandierando «un giro di affari da 100 miliardi capace di far ripartire l’economia», eccoci davanti alla solita guastafeste di Milena Gabanelli che ci mette di fronte allo sfascio urbanistico dell’Italia.

Una puntata su il di Report, dedicata all’abuso edilizio, in senso proprio, tecnico: la continua, progressiva, inarrestabile costruzione di palazzi. Con le città che si allargano fino a sfumare i confini l’una nell’altra, con il territorio agricolo che diminuisce ogni anno di 100 mila ettari di terreno. Pur in presenza, questo il dato di partenza che spiega poi tutti gli altri, di otto milioni di appartamenti in più rispetto alle reali necessità abitative.

Già ai tempi dell’inchiesta di Report sulla situazione di Roma, che tanto fece arrabbiare gli amministratori della capitale, avevamo potuto vedere che fine (brutta) aveva fatto il piano regolatore della città, stravolto dagli accordi di programma e dalla nascita della mega-galassia dei centri commerciali. Questa volta la panoramica si stende a tutto il territorio nazionale, ai piani regolatori ridotti a puro paravento, alla devastazione del bene pubblico (il terreno agricolo), che avanza senza freni e senza migliorare, anzi peggiorandola, la condizione di chi non riesce ad avere una casa. Le ricerche del Cresme dicono che negli ultimi anni, per la fascia di persone che guadagna 10 mila euro l’anno, l’incidenza del costo dell’affitto è salita dal 47 per cento del 2005 al 67 per cento del 2007.

Lo scempio del Bene Comune data dagli anni post-fanfaniani della Dc, quando il ministro Fiorentino Sullo fece una proposta contro la speculazione edilizia, pagando poi il prezzo dell’esclusione dal successivo governo Moro. Da allora le cose non sono cambiate, tanto che si potrebbe leggere la storia politica italiana attraverso il suo sviluppo urbano malato. Specialmente se confrontato con le politiche di contenimento e di razionalizzazione di città come Berlino o Parigi. In queste capitali succedono cose davvero singolari: per esempio si costruiscono nuove case dove già esistono strade (il traffico è in diminuzione), esattamente il contrario di quel che accade in Italia dove le amministrazioni pubbliche acquistano da privati i terreni agricoli, regolarmente sprovvisti di infrastrutture (con aumento esponenziale del traffico e dei tempi di percorrenza). … [ vedi il nostro caso in zona Madonnino]





Barocci candidato presidente della Provincia

1 06 2009

Mancano pochi giorni alle prossime elezioni provinciali del 6-7 Giugno. Benchè La Sentinella della Maremma non abbia mai preso una posizione politica ritiene, in questa occasione in cui confusione e disaffezione politica si fanno sentire più che mai,  appoggiare  il candidato Roberto Barocci, che conosciamo e stimiamo  per la sua capacità, le sue battaglie, le sue idee e non ultimo  per la sua integrità morale.

 

Roberto Barocci, 62 anni, ha insegnato per 30 anni materie economiche nel corso per Geometri a Grosseto, impegnandosi nella sperimentazione curriculare di nuovi contenuti e metodi didattici.
Da molto tempo coltiva l’hobby dell’agricoltura biologica per l’autoconsumo.
A differenza di altri candidati, affronta la campagna elettorale con il solo contributo economico e di idee degli iscritti pubblicamente al Prc, senza cercare contributi provenienti da soggetti o società private, criticando apertamente lo spreco di risorse, in manifesti, aperitivi… , praticato da altri candidati.
E’ convinto dei limiti oggettivi ed etici del liberismo, sia quello di destra che quello di sinistra; entrambi, infatti, hanno puntato alla crescita economica fondata sulla delocalizzazione delle produzioni, nei paesi dove non sono vigenti i diritti conquistati dai lavoratori in Europa negli ultimi due secoli.
E’ convinto, altresì , dei limiti e della insostenibilità  ambientale del modello economico dominante. Da decenni svolge  lavoro volontario a sostegno dei Comitati ambientalisti della provincia, di Italia Nostra e del Forum Ambientalista.
Per questo lavoro già svolto ha raccolto l’adesione alla sua candidatura da parte sia della lista Verde,  sia dei Comitati per “L’altra maremma”.
Ritiene indecente cercare di incontrare gli elettori solo in occasione della campagna elettorale. Ciò che ha fatto nei mesi e anni passati in materia di smaltimento dei rifiuti , energia,  tutela del paesaggio,  lo trovate sul su www.barocci.info , dove potete leggere anche due suoi libri- inchiesta su acqua e bonifiche (arsENIco e Maremma Avvelenata). Nel sito http://www.rifondazionegrosseto.com/ trovate il suo programma elettorale.

CANDIDATI A CONSIGLIERI PROVINCIALI

1 Bisconti Giovanni    ARCIDOSSO
2 Baronti Francesco    CASTIGLIONI
3 Bellacchi Fosco        CIVITELLA PAGANICO
4 Marazita Rita    FOLLONICA I
5 Gianardi Paolo    FOLLONICA II
6 Petrelli Fabio    GAVORRANO
7 Giomi Antonietta    GROSSETO I
8 Lelli Renzo         GROSSETO II
9 Cecchini Manuela    GROSSETO III
10 Giomi Antonietta    GROSSETO IV
11 Biagianti Marco     GROSSETO V
12 Giometti Stefano    GROSSETO VI
13 Lelli Renzo    GROSSETO VII
14 Meini Fabio     GROSSETO VIII
15 Tronconi Renzo    MANCIANO
16 Marchi Daniele     MASSA MARITTIMA
17 Baghini Giuliano    M. ARGENTARIO I
18 Dell’Ampio Fabio    M. ARGENTARIO II
19 Baghini Giuliano    ORBETELLO I
20 Dell’Ampio Fabio    ORBETELLO II
21 Baldelli Paola    PITIGLIANO
22 Tronconi Renzo    ROCCASTRADA
23 Di Benedetto Aldo    SANTA FIORA
24 Baldelli Paola    SCANSANO

Per le amministrative 2009 Roberto Barocci oltre ad essere il candidato a presidente per il PRC lo è anche per la lista dei Verdi e della lista Civica L’Altra Maremma.