Oltre i confini

14 11 2009

Il limite di sicurezza per l’attività umana
Nature 461, 23/9/2009
Johan Rockström e i suoi colleghi sostengono che individuare e quantificare i confini del pianeta che non devono essere superati potrebbe aiutare a evitare cambiamenti ambientali inaccettabili causati da attività umane.

In verde l’area sicura dei nove sistemi planetari considerati. In rosso la stima della situazione attuale per ogni variabile. Tre sistemi hanno superato i limiti (tasso di perdita di biodiversità, cambiamenti climatici e l’interferenza umana con il ciclo di azoto).





Agricoltura

4 11 2009

Nell’agricoltura moderna, così come nelle industrie delle città, l’accrescimento della produzione e il rendimento superiore del lavoro si acquistano al prezzo della distruzione e dell’esaurimento della forza lavoro. Inoltre, ogni progresso dell’agricoltura capitalistica è un progresso non soltanto nell’arte di sfruttare il lavoratore, ma anche nell’arte di depredare il suolo; ogni progresso nell’arte di accrescere la sua fertilità per un certo tempo, un progresso nella rovina delle sue fonti di fertilità duratura. Più un paese, ad esempio gli Stati Uniti del Nord dell’America, si sviluppa sulla base della grande industria, più rapidamente si compie questo processo di distruzione. La produzione capitalistica non sviluppa dunque la tecnica e la combinazione del processo di produzione sociale se non esaurendo allo stesso tempo le due fonti da cui sgorga ogni ricchezza: la terra e il lavoratore.

Karl Marx,  Libro I del Capitale – 1867





Overshoot Day

25 09 2009

Da oggi l’umanità è in debito con le risorse del pianeta

Il pianeta non sarà in grado, nei prossimi 97 giorni, di rigenerare le risorse che consumeremo e di trasformare l’inquinamento che produrremo .

Ci servirebbero 1,4 pianeti per sostenere il nostro stile di vita.
Eppure molti parlano di necessaria crescita economica.

Facciamo parte di una razza stupida e arrogante.
Prendiamone atto.

Global Footprint Network
Earth Overshoot Day





Italia in svendita: Valle Bruna

27 07 2009

Nel territorio di Roccastrada, dopo:

- l’asfaltatura di decine di km di strade bianche

- il potenziamento dell’illuminazione pubblica di tutti i centri abitati e di quella privata con utilizzo di corpi illuminanti inadatti e conseguente inquinamento luminoso e spreco cresente di energia

- l’abbattimento, ormai consueto, delle alberature in occasione della manutenzione dei fossi con il conseguente indebolimento delle sponde, l’aumento della velocità del deflusso delle acque e la distruzione del prezioso abitat di numerose specie animali

- la concessione di estrazione di gesso e produzione di 20 milioni di mq/anno di cartongesso (vedi articolo)

- la cementificazione di 5 ettari di terreno agricolo di classe I per l’impianto di pannelli fotovoltaici su inutili e costosi inseguitori solari (vedi articolo)

- la cementificazione di 42 ettari di terreno agricolo di classe I per la realizzazione di un Polo Agroalimentare (poi diventato Industriale – Commerciale) che, a 8 anni dalla sua realizzazione, è in stato di abbandono e per il quale si sta impiantando un sistema di idrovore da 8 milioni di Euro (soldi dell collettività) per rendere sicura la’area dalle frequenti alluvioni (vedi articolo)

- la cementificazione di 8 ettari per una inutile e costosa e soprattutto brutta struttura fieristica sul limitrofe territorio grossetano (vedi articolo)

- il recente annuncio della cementificazione di 20 ettari sul confinante territorio grossetano del Polo fieristico per la realizzazione di un Polo Logistico intermodale, retroporto di Livorno, Civitavecchia e Piombino (vedi articolo)

- la trasformazione della vicina variante Aurelia in autostrada con relativi svincoli, caselli, rotonde e illuminazioni varie

Loc. Olmini: si lavora giorno e notte nel primo dei 5-8 pozzi esplorativi in fase di perforazione. Sullo sfondo le luci di Montepescali

ecco l’ennesima violenza al nostro territorio denominata “Progetto Fiume Bruna” della Indipendent Energy Solutions per la “coltivazione” di gas metano che procede a grande velocittà. Non si tratta di “coltivazione” agricola ma si tratta di una terminologia dell’industria mineraria e estrattiva che indica il complesso delle operazioni per estrarre i minerali da un giacimento. L’area interessata è la valle del Bruna tra Montemassi, Sticciano, Montepescali e Vetulonia.

Un altro pezzo di Maremma svenduto in cambio tanti buoni propositi basati su un investimento di 50 milioni di Euro per l’estrazione di 2,4 miliardi di metri cubi di gas in 30 anni che tranquillizzano tutti, a partire dalla terminologia molto amichevole… “coltivazione” e “Progetto fiume Bruna“, fino al rispetto assoluto di tutte e le norme e i vincoli stabiliti secondo le necessità del caso… e dalla ipotesi di un eventuale intrappolamento, dopo l’estrazione del gas, della CO2 non si sa bene come catturata.

La Maremma, Distretto Rurale d’Europa di nome ma non di fatto, sta puntando direttamente verso una nuova identità: quella di una squallida periferia urbana in declino di una città che non c’è, alla quale mancano ancora all’appello qualche iper centro commerciale, alcuni outlet, un rigassificatore, un termovalorizzatore  e magari un campo nomade sotto gli svincoli.
Mala tempora currunt.

Sullo sfondo Montepescali

La torre di perforazione: sullo sfondo Montepescali

sullo sfondo: Montemassi

La torre di perforazione: sullo sfondo Montemassi

sullo sfondo: Vetulonia

La torre di perforazione: sullo sfondo Vetulonia





Italia in svendita: Braccagni

24 07 2009

Succede quando non si dà valore alla propria terra, alla propria identità. A Braccagni, piccola frazione dormitorio a 15 km da Grosseto, 20 ettari di suolo agricolo di classe I ubicati ai margini dell’antico lago Prile liberato dalla malaria e reso coltivabile da imponenti opere di bonifica durate centinaia d’anni,  verranno trasformati, in nome dell’ormai consueto ossimoro “sviluppo sostenibile”, …in polo logistico retro portuale di Piombino, Livorno e Civitavecchia.

Braccagni: in rosso l'area di 20 ettari su cui sorgerà il nuovo Polo Logistico

L’aumento di carico urbanistico al quale la piccola frazione campagnola, nota per il canto del maggio e i suoi poeti in ottava rima,  è stata soggetta in questi ultimi 5 anni e l’insediamento di Poli di vario genere tra cui questo… non sarà che un passo in più verso le squallide periferie delle città ormai in crisi, dei “suburbia” in cui l’auto era la regina incontrastata dei legami sociali, del lavoro, del sogno americano degli anni ‘50.  Lo sprawl che ne consegue non porta ricchezza come vantano i nostri amministratori, ma spreco di risorse (vedi per esempio gli 8 milioni di euro per il sistema di idrovore per mettere in sicurezza il desiderato polo industriale del vicino Madonnino), aumento del disagio sociale, costo e allungamento dei tempi di trasporto, peggioramento della funzionalità delle reti e dei servizi, aumento dell’individualismo nel soddisfare esigenze di massa, squilibrio del rapporto tra uomo e natura, indebolimento dei legami sociali, distruzione di testimonianze storiche e culturali (vedi i reperti archeologici trovati proprio nel sito in questione), danno estetico del paesaggio, perdita della qualità di vita e consumo di territorio. Un circolo vizioso senza fine al quale, anche se un po’ in ritardo, i grossetani sembrano ambire.

Si tratta di sacrilego consumo di terreni fertili! In Italia abbiamo ormai perso ben 30.000 km2 (quasi il 10% del territorio): siamo in 60 milioni su 301.000 km2 (5.000 m2 pro capite) tolte le Alpi e gli Appennini….

le aree Agricole residue sono solo 2.500 m2 pro capite (un orto di famiglia!)

L’indicatore di dotazione di suolo agricolo dedicato a colture temporanee e permanenti fa parte dell’insieme di indicatori di sostenibilità proposti dalla Divisione Sviluppo Sostenibile dell’ONU (UN-DSD) Nel nostro paese questo fenomeno ha un rilievo particolare: se si guardano i dati statistici dell’Unione Europea, in soli 10 anni, dal 1987 al 1997, sono stati impermeabilizzati per usi civili circa 2.800.000 ettari di suolo più o meno fertile;  e mentre nell’intera Unione Europea la perdita di terreno agricolo è stata in questo decennio pari al 2%, l’Italia ha consumato addirittura il 20% di questa preziosa risorsa; secondo APAT nell’ultimo decennio sono scomparsi in Italia 1.8 milioni di ettari di SAU (Superficie Agricola Utile), pari al 12.2%.

Tutto ciò per movimentare l’alquanto disorientata economia locale, magari liberando preziosi terreni dello scalo ferroviario di Grosseto per nuove speculazioni edilizie. Ma cosa rimarrà alla collettività? nuovi fatidici posti di lavoro, ricchezza, felicità?


Carlo Petrini: cibo terra e ambiente /1
fonte: EcoAlfabeta
Conferenza presso l’università del Piemonte Orientale , 8/11/2006


Carlo Petrini: cibo terra e ambiente /2


Carlo Petrinicibo terra e ambiente /3


Carlo Petrinicibo terra e ambiente /4

Questa sera, proprio a Braccagni, si sta per proiettare il film di Ermanno OlmiTerra Madre“. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che questo film l’ha voluto insieme a Luciana Castellina, vi rinviene “una poesia che ci parla di una nuova politica, di un nuovo umanesimo, ora che il sistema imperante da’ importanti segni di cedimento. Uno sguardo che non vacilla ma che ci insegna a perderci per trovare una nuova strada. Noi non diciamo di fare quello che si vede, non abbracciamo un mondo antico, il messaggio e’ invece di estrema attualita’: ritornare ad avere memoria perche’ senza memoria non c’e’ futuro e senza senso del limite la terra madre si ribella. Questo film e’ poesia e nello stesso tempo riflessione e, magari, speranza”.

Ci auguriamo di sentire, questa sera, un puntuale intervento in proposito da parte del rappresentante di Slow Food di Grosseto, che in linea con il pensiero di Petrini inviti ad agire guidati dalla ragione, o quanto meno dal buon senso. Altrimenti avremo poche speranze di contenere la follia consumistica che sembra caratterizzare tutto l’agire sociale di questi tempi. Mala tempora currunt.

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Giulia Maria Crespi: piano casa, rovina irreversibile

22 07 2009

di Paolo Conti – fonte: corriere.it , 20/7/2009
Giulia Maria Crespi: il piano casa, rovina irreversibile

«Stanno svendendo l’Italia solo per ricavare un utile immediato. Sul paesaggio, sul territorio italiani non c’è più da nutrire preoccupazione: ma autentica disperazione. Sarà una rovina irreversibile di cui soffriranno le nuove generazioni. E poi ne risentiranno il turismo, che abbandonerà il nostro Paese, e già sta avvenendo. Poi la salute, l’identità, le radici stesse degli italiani». Giulia Maria Crespi parla dalla sua casa in Sardegna, ma è in continuo collegamento con gli uffici del Fai, il Fondo ambiente italiano, trust privato che negli anni è riuscito a sottrarre straordinari beni culturali italiani alla speculazione e alla scomparsa. Un’esperienza citata in Europa come un modello di tutela in mano ai privati.

Qual è la ragione del suo allarme, signora Crespi?
«Prima di tutto la sorte del Codice dei Beni culturali, varato dal ministro Giuliano Urbani, in mezzo a mille difficoltà, sotto il precedente governo Berlusconi e concluso da Francesco Rutelli. Sandro Bondi mi aveva dato la sua parola d’onore davanti a quattro testimoni che la parte relativa al paesaggio sarebbe entrata in vigore a gennaio scorso, poi a giugno di quest’anno. Infine lo slittamento alla fine di dicembre… ».

Parla dell’articolo 146 che attribuisce ai soprintendenti il potere di esprimere un parere obbligatorio e vincolante sugli interventi nelle aree protette e che non è ancora andato in vigore? C’è un regime di proroga…
«Penso proprio a quel problema. I soprintendenti calano di numero e hanno sempre meno mezzi a disposizione. Ora c’è questa proroga che consente ai soprintendenti di pronunciarsi solo a cose fatte, a progetto varato. Intanto le regioni stanno approntando i loro piani. Il Veneto prevede la possibilità di intervenire nel 40% del territorio. La Lombardia nel 35% con la possibilità di intervenire anche nei parchi regionali. Allucinante. L’Umbria le sta seguendo. Altra tragedia: ora i comuni permettono ai costruttori di autocertificarsi l’idoneità del progetto. Sono insegnamenti che definirei di gravissimo scadimento morale dell’intero sistema italiano».

Bondi ha assicurato che la proroga finirà a dicembre…
«Spero. Anche se non ci credo più. Senza il Codice completo, il Piano Casa potrà avere effetti devastanti, purtroppo irreversibili sul paesaggio».

Dice però Berlusconi: con le nuove regole del Piano Casa verranno rimessi in circolazione tra i 70 e i 150 miliardi di euro ora inoperosi nelle banche. Non temete di apparire come ostacoli alla ripresa dell’economia?
«Questo è quello che dice Berlusconi, poi bisogna vedere se gli effetti economici saranno davvero quelli… Ma io guardo al futuro. Il Piano Casa prevede la possibilità di abbattere vecchi edifici, di aumentarne la cubatura, di stravolgere insomma interi panorami. Unico Paese in Europa: guardiamo cosa avviene in Francia o altrove. Ma qui non c’è solo il Piano Casa. È tutto un sistema… ».

A cosa si riferisce in particolare, signora Crespi?
«Ho tanti altri esempi che addolorano solo al pensarli. In Lombardia, nel cuore del parco del Curone, cioè della Brianza ancora ben conservata, un meraviglioso parco di 2.700 ettari, è pronto uno studio di fattibilità per permettere alla società australiana Australian Po Valley, per il 50% di proprietà Edison, di estrarre petrolio. Petrolio lì! Con conseguente emissione di acido solforico che avrà un’azione intossicante nell’arco di dieci chilometri, col problema dello smaltimento dei fanghi. Tutti i 21 comuni, di qualunque colore, e la provincia di Lecco protestano ma non hanno potere di bloccare il piano perché è stato dichiarato di pubblica utilità! Come si può solo immaginare tutto questo?».

Altri esempi che la preoccupano?
«Ho ancora un esempio legato alla Lombardia che, nel suo piano prevede la possibilità di intervenire addirittura nelle aree protette. Per esempio nel meraviglioso Parco Agricolo Sud: 47 mila ettari! Altro massacro che resterà indelebile che distruggerà un’area ricca di fontanili antichi, terreno ad alta fertilità, piena di antiche abbazie e cascine forzesche. Un polmone verde per i milanesi».

Se la prende con questo governo?
«Io credo che ormai circoli un ragionamento trasversale: fare soldi subito. E poi, dopo di me il diluvio. Lo disse Luigi XV, ma dopo ci fu la Rivoluzione francese. E dopo, per noi, ci sarà solo un territorio devastato per sempre. E qui nessuno è più sensibile. Non lo è la destra. Ma non lo è nemmeno la sinistra: neanche l’attuale opposizione colloca l’ambiente tra le sue priorità. Anzi, se ne disinteressa totalmente. Guardiamo cosa sta avvenendo in Toscana e presto in Umbria… Rimaniamo solo noi associazioni: Fai, Italia Nostra, Lipu, Wwf. Siamo visti da tutti come scomodi cretini. Poi, un giorno, forse qualcuno dirà che quegli scomodi cretini avevano ragione. Ma sarà troppo tardi. Un padre non svende la figlia per far cassa. Qui, lo ripeto, stanno svendendo la nostra Italia davanti all’indignazione del resto d’Europa».





Kite Gen, bawaajige nagwaagan e il salto di civiltà

7 07 2009

Qui sotto vedete un “bawaajige nagwaagan” che in lingua Ojibwe (una tribù del Nord America) significa trappola per sogni.  Un cerchio in legno che rappresenta il ciclo della vita e l’universo. All’interno una rete per “acchiappare” i sogni e dirigerli, se buoni, verso un filo di perline simboleggianti la natura oppure, se dannosi, verso delle piume di uccelli per allontanarli aiutando la crescita spirituale del possessore. I bambini indiani, ai quali veniva donato alla nascita, lo conservavano per tutta la vita decorandolo come meglio credevano.

Il bel post di Ugo Bardi (presidente di ASPO-Italia) su “Oil Drum: Europe” parla appunto di un sogno buono. Ci illustra l’eccezionale potenzialità del generatore eolico Kite Gen, molto somigliante alla nostra “trappola per sogni” con il suo generatore, le perline dove confluiscono tutti i sogni buoni, azionato con un movimento circolare da aquiloni agganciati con lunghe funi, le piume di uccello che fanno volare via i sogni cattivi. Il Kite Gen è stato concepito e realizzato da Massimo Ippolito della italiana Sequoia Automation. Nell’articolo di Bardi si parla di un EROI (Ritorno Energetico) di ben 375 ! (contro il 30 delle pale eoliche, il 10 del fotovoltaico e persino il fattore 100 del petrolio dei tempi d’oro)

Ciò significa che per la prima volta abbiamo un sogno buono da seguire grazie a una invenzione che è in grado di produrre energia rinnovabile a basso costo e in tale quantità da alimentare la costruzione di un generatore simile ogni mese per 30 anni senza l’ausilio del petrolio. Una fonte di energia pressoché illimitata.

Tuttavia la tecnologia, prodotta dalla fervida immaginazione umana, da sola potrebbe non essere sufficiente a mantenere l’attuale stato di benessere dei paesi più ricchi. Da sola potrebbe rivelarsi un catalizzatore negativo utile soltanto a prolungare l’attuale agonia globale.  All’abbondanza di energia, infatti, corrisponderanno consumi sempre più elevati che faranno venire al pettine altri nodi cruciali come la scarsità di materie prime, che gia oggi intravvediamo,  inquinamento e sovrappopolazione.

Abbiamo però una possibilità per dirigere questi problemi verso le piume di uccelli del nostro “bawaajige nagwaagan” e fare un salto di qualità: dobbiamo stabilizzare economia e popolazione. La scienziata ambientale  Donella Medows, nell’ultimo capitolo de “I nuovi limiti dello sviluppo”,  ci indica gli strumenti indispensabili per raggiungere questo obiettivo: immaginazione, onestà intellettuale, reti sociali, apprendimento….e persino  l’amore!

Questi strumenti assieme alla a-crescita, teorizzata dall’economista e filosofo Serge Latouche, potrebbe essere l’anello mancante per il salto verso una nuova civiltà e potrebbe permetterci di continuare a decorare il nostro bawaajige nagwaagan ancora a lungo su questo pianeta.

qui sotto riporto uno stralcio del post di Ugo Bardi da me tradotto:

«…. Ma vi è un problema molto più grave il fatto che l’energia non è l’unico parametro che influenza l’economia. Abbondanza di qualcosa non significa abbondanza di tutto. Abbondante energia elettrica non si traduce necessariamente in abbondante cibo, benché l’elettricità possa certamente essere utilizzata in agricoltura, in sostituzione dei combustibili fossili. Che il nostro problema non sia soltanto l’energia è confermato dai modelli sviluppati per la serie i “Limiti dello Sviluppo” (Meadows 2004). I modelli possono essere eseguiti per gli scenari che assumono abbondanti (o anche infinite) disponibilità di energia, ma il risultato è che il sistema economico collassa a causa della tensione per l’ambiente e per l’agricoltura generato da una combinazione di sovrappopolazione e di inquinamento. Per evitare il collasso è necessario stabilizzare l’economia e la popolazione a un livello stazionario. Anche così, il progressivo esaurimento dei minerali ci renderà sempre più dipendenti dall’energia, se vogliamo mantenere il flusso di materie prime minerali al livello attuale (Diederen 2008, Bardi, 2008). Dunque, anche con molta energia, dovremo continuare a riciclare e riutilizzare materiali di ciò che abbiamo fabbricato.

Dunque, anche con abbondante energia abbiamo ancora bisogno di venire a patti con il fatto che la terra è un sistema limitato. Tuttavia, l’energia eolica ad alta quota ci offre una speranza di un futuro di relativa abbondanza, anche di prosperità, se saremo in grado di mantenere l’economia e la popolazione stabile ed evitare il sovra sfruttamento delle risorse agricole e minerali ..»

Vedi il post integrale su:

http://europe.theoildrum.com/node/5538

vedi anche:

http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/07/13/eolico-di-alta-quota-unera-di-abbondanza/

http://www.kitegen.com/index_it.html

http://europe.theoildrum.com/node/5554

http://nova.ilsole24ore.com/nova24ora/2009/07/aquiloni-energetici.html





Inquinamento luminoso e cancro

7 07 2009

L’Associazione Medica Americana lancia un grido di allarme e qualcuno incomincia a preoccuparsi come il caso che riporto di seguito di Missoula, una cittadina di 67 mila abitanti nello stato del Montana. Purtroppo la strada per tornare a vedere le stelle, dormire sonni sani e tranquili sembra ancora molto buia… come l’atavica pautra dell’uomo.

La Maremma sta spegnendo le sue stelle: Montepescali è un esempio nostrano emblematico di Inquinamento Luminoso incontrollato.

di Amy Linn, 30/6/09 - fonte: http://www.newwest.net

AMA (Associazione Medica Americana) Collega l’inquinamento luminoso al cancro

Troppa luce non solo ci impedisce di vedere le stelle  ma danneggia anche la nostra salute, una calamità sanitaria

L’American Medical Association questo mese ha approvato una risoluzione che individua una serie di problemi correlati all’inquinamento luminoso, comprese le questioni di salute come il tumore al seno,  ”associato all’esposizione alla luce notturna dell’occhio umano.”

La risoluzione AMA (vedi qui) spiega che la crescente quantità di luce nel mondo, compresi i lampioni stradali abbaglianti che “penetrano” dalle finestre in camera da letto e case, è causa di più alti tassi di cancro e altri problemi relativi alla salute umana. Il gruppo afferma che la luce notturna riduce la produzione di melatonina, un ormone che aiuta a regolare i cicli del sonno e inibisce il sistema immunitario. Troppe luci notturne, inoltre, danneggiano pure la fauna selvatica.

Come spiega l’AMA: “La luce perturba il ritmo circadiano umano e animale ed è fortemente sospettata la sua correlazione all’inibizione della produzione di melatonina, alla depressione del sistema immunitario, e all’aumento di tumori come quelli al seno.  Tra l’altro “disturba le attività notturne degli animali e risulta essere la causa della minor sopravvivenza e salute di diverse popolazioni animali.”

La risoluzine afferma che l’abbaglio causato dalle luci stradali riduce la capacità visiva di alcune persone a causa del restringimento della pupilla creando pericolose condizioni di guida, soprattutto tra gli anziani. L’AMA stima che “il 40 percento della luce emessa dai normali lampioni stradali” è bagliore o energia elettrica completamente sprecata. “Ciò contribuisce ad un eccesso di produzione di biossido di carbonio e conseguente riscaldamento globale”.

Più di 10 miliardi di dollari potrebbero essere risparmiati se le città di tutto il paese utilizzassero lampioni adeguati. Per questo un numero crescente di città sta emanando nuove normative sull’illuminazione esterna e sta sostituendo i vecchi lampioni stradale con nuovi anti-abbagliamento o “completamente schermati” che si accendono solo quando è necessario.

Missoula ha fatto alcuni passi positivi in questa direzione. L’ordinaza sull’illuminazione esterna della Città, entrata in vigore il 1 ° gennaio 2008, ha lo scopo di risparmiare energia e ridurre il pericoloso e irritante abbagliamento dei lampioni stradali, delle imprese e delle residenze.

Ma una recente indagine rivela che molte case della città sono ancora dotate di illuminazioni esterne di potenza eccessiva che sconfinano nei giardini delle proprietà vicine, case, parchi e spazi aperti  toglendo ogni speranza di poter rivedere le stelle.

Perché l’AMA insiste pesantemente su questo tema dilagante? La luce indesiderata è diventata un problema di salute pubblica a livello nazionale. Si suppone che il cielo sia una visione piacevole e non fastidiosa. Su questo argomento bisognerebbe fare luce.

Per ulteriori informazioni su inquinamento luminoso: Cielo Buio





Inceneritori, elisir di illusioni

5 07 2009

Riceviamo e pubblichiamo con “piacere”
di Patrizia Gentilini, SCIROPPO OD ELISIR?”

Cari Amici,
il cancro alla mammella sta aumentando in Italia in modo drammatico:
+28.6% in 6 anni dai 25 ai 44 anni di età!

Queste cifre sono” sorprendentemente maggiori” , a detta degli Autori che hanno eseguito lo studio, rispetto a quanto risulta dai dati ufficiali ed è stata chiamata in causa anche l’ esposizione a diossina, che si concentra proprio nel grasso di cui è ricca la ghiandola mammaria. (09 Incidence BC – mastectomies and quadrantectomies ) e di cui - ricordo - gli inceneritori sono la prima fonte di produzione in Italia

Sempre aproposito di cancro alla mammella, ricordo che, di recente, è stato affermato dall’ ex Ministro della Salute che fra 10 anni nessuna donna morirà più per tale patologia. ( http://italiasalute.leonardo.it/News.asp?ID=9839 )
Come la mettiamo? Dovremo forse cominciare a fare lo screening insieme alla vaccinazione contro l’ HPV? Davvero qualcuno di voi lo crede possibile?
Tutti noi saremmo ben lieti se fra 10 anni nessuna donna più morisse per il cancro alla mammella: è ciò che tutti noi vorremmo, ma da troppo tempo ci sentiamo ripetere che la soluzione del problema cancro è dietro l’ angolo ed intanto il tempo passa e sempre più l’invasore entra nelle nostre case.

Ma intanto, anche grazie a queste notizie rassicuranti, abbiamo sorseggiato un elisir che va per la maggiore:
l’ ELISIR DELLE ILLUSIONI, aroma dolce , sapore accattivante, effetto…. soporifero. Lo SCIROPPO DELLA VERITA’ è ben più amaro, ma – così ci dicevano- tanto più la medicina è amara, tanto più fa bene. Prendetevi un attimo di tempo e se non volete credere a noi, i soliti “MEDICI ALLARMISTI” (a cui, purtroppo, i fatti sembrano dare tragicamente ragione) leggete la seguente lettera del grande medico americano Samuel S. Epstein scritta nel 2005 e tradotta da un caro collega di Torino quanto mai attuale se all’amaro sciroppo continuiamo a preferire il dolce, soporifero elisir:

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Cibo: insostenibile dipendenza dal petrolio

5 07 2009

Lester R. Brown (scrittore, ambientalista ed economista statunitense)  Uno dei suoi lavori più noti è Piano B 2.0: Una strategia di pronto soccorso per la Terra (titolo originale: Plan B 2.0: Rescuing a Planet Under Stress and a Civilization in Trouble.)
Di seguito la descrizione dell’insostenibile dipendenza del cibo dal petrolio e di come le cose presto dovranno cambiare… Abbiamo colto metà dei frutti, quelli a portata di mano… l’altra metà, quella sui rami più alti, non sarà così facile…

il momento della semina: l’agricoltura rappresenta soltanto un quinto dell’energia utilizzata nella catena alimentare (Stati Uniti)

Earth Policy Institute
Plan B 3.0 Book Byte
June 25, 2009

THE OIL INTENSITY OF FOOD
di Lester R. Brown

http://www.earthpolicy.org/Books/Seg/PB3ch02_ss3.htm

Oggi siamo una civiltà basata sul petrolio, una civiltà totalmente dipendente da una risorsa che presto finirà. Fin dal 1981 la quantità di petrolio estratto ha superato con margini crescenti le nuove scoperte. Nel 2008 il mondo ha pompato dai pozzi 31 miliardi di barili di petrolio ma ne ha scoperti meno di 9 miliardi. Le riserve di petrolio convenzionale sono in caduta libera, ogni anno di più.

I l petrolio convenzionale totale scoperto ammonta a circa 2 mila miliardi di barili di cui mille miliardi sono già stati estratti e altri mille miliardi sono in via di estrazione. Queste cifre da sole tuttavia non evidenziano il punto nodale della questione. Come fa notare il “security analyst” Michael Klare i primi mille miliardi di barili sono stati petrolio facile, “petrolio trovato sulla costa o vicino alla costa; petrolio vicino alla superficie e concentrato in grandi giacimenti; petrolio estratto in luoghi amichevoli, sicuri e accoglienti.”
L’altra metà, fa notare Klare, è petrolio difficile, “petrolio sepolto lontano dalla costa o in grandi profondità; petrolio disperso in giacimenti piccoli e difficili da trovare; petrolio che deve essere estratto da luoghi ostili, politicamente pericolosi o rischiosi.”

La prospettiva di questo picco della produzione di petrolio ha dirette conseguenze sulla disponibilità globale di cibo, considerata la forte dipendenza da petrolio dell’agricoltura moderna. La maggior parte dei trattori utilizza benzina o diesel di origine fossile. Le pompe utilizzate per l’irrigazione utilizzano il diesel, gas naturale o elettricità prodotta con il carbone. Anche la produzione di fertilizzanti è fortemente energivora. Il gas naturale è utilizzato per sintetizzare i mattoni base di ammoniaca in azoto. L’estrazione, la lavorazione e il trasporto internazionale dei fosfati e potassio dipendono dal petrolio.

Efficienze migliori possono aiutare a ridurre la dipendenza dell’agricoltura dal petrolio. Negli Stati Uniti, l’utilizzo combinato di benzina e diesel nelle aziende agricole è caduto dallo storico record di 29,1 miliardi di litri del 1973 a 15,9 miliardi di litri del 2005 con un decremento del 45 per cento. In linea di massima i litri per tonnellata di grano prodotto sono scesi da 124 litri nel 1973 a 45 litri nel 2005, un impressionante riduzione del 64 per cento.

Una ragione di questi risultati è dovuta alla sostituzione dell’aratura profonda con interventi più superficiali [fra i 3-5 cm e i 10-15 cm] su circa due quinti delle terre coltivabili degli Stati Uniti. Ma mentre il combustibile per l’agricoltura si è ridotto negli Stati Uniti, in molti paesi emergenti sta aumentando man mano che gli animali da soma vengono sostituiti da trattori. Una generazione fa, per esempio, le terre in Cina erano lavorate per la maggior parte per mezzo di animali da soma. Oggi la maggior parte delle operazioni viene fatta dai trattori.

I fertilizzanti assorbono il 20 percento dell’energia delle aziende agricole degli Stati Uniti. Globalmente la percentuale potrebbe essere leggermente più alta. All’aumentare dell’inurbamento aumenta la richiesta di fertilizzante. Con la migrazione delle persone dalle campagne alle aree metropolitane diventa più difficile riciclare i nutrienti dei rifiuti umani riportandoli nel suolo rendendo necessario un incremento di fertilizzanti. A parte ciò l’incremento del commercio alimentare internazionale può allontanare il produttore dal consumatore di migliaia di chilometri scombinando ulteriormente i ciclo dei nutrienti. Gli Stati Uniti, per esempio, esporta qualcosa come 80 milioni di tonnellate di grano all’anno, grano che contiene grandi quantità di nutrienti base: azoto, fosforo e potassio. L’esportazione continua di questi nutrienti impoverirebbero lentamente la fertilità intrinseca dei terreni agricoli degli Stati Uniti se non rimpiazzati.

L’irrigazione è un altro importante assorbitore di energia mondiale man mano le falde acquifere si riducono. Negli Stati Uniti, quasi il 19 percento dell’energia delle aziende agricole viene utilizzata per pompare l’acqua. In alcuni stati come l’Indiana in cui le falde acquifere si stanno abbassando viene usata più della metà dell’energia totale per pompare l’acqua dai pozzi. Alcune tendenze come la “no-tillage” [Il suolo infatti viene smosso solo in corrispondenza delle file di semina a profondità molto ridotta. In questo modo non si alterano le caratteristiche strutturali del terreno ma non si controllano neanche meccanicamente le infestanti, la cui eliminazione viene eseguita esclusivamente a mezzo di erbicidi, quindi con metodi chimici.] da una parte stanno riducendo il consumo di petrolio ma dall’altra, con l’aumentando di fertilizzanti, della meccanizzazione delle aziende e l’abbassando le falde acquifere, stanno portando al risultato opposto.

Benché l’attenzione comunemente si focalizzi sull’energia utilizzata dall’azienda agricola, l’agricoltura rappresenta soltanto un quinto dell’energia utilizzata nella catena alimentare degli Stati Uniti. Trasporto, trasformazione, imballaggi, commercio e preparazione dei cibi sono responsabili per la parte restante. L’economia alimentare degli Stati Uniti utilizza l’equivalente dell’energia dell’intero sistema economico della Gran Bretagna.

Il 14 percento dell’energia utilizzata nel sistema alimentare per trasportare i prodotti dall’azienda agricola al consumatore è pari a due terzi dell’energia utilizzata per produrre il cibo. Si stima che il 16 percento dell’energia del sistema alimentare è dovuto all’inscatolamento, congelamento ed essicazione degli alimenti – tutto dal succo d’arancia concentrato congelato ai piselli in scatola.

I prodotti alimentari come il grano si muovono tradizionalmente su lunghe distanze via mare, viaggiando, per esempio, dagli Stati Uniti all’Europa. La novità nel trasporto di ortofrutticoli freschi è il trasporto via aerea. Poche attività economiche sono così energivore.

I chilometri degli alimenti – la distanza percorsa dal produttore al consumatore del cibo – è aumentata con il costo irrisorio del petrolio. Presso il mio supermercato locale in centro a Washington, D.C., l’uva fresca durante l’inverno arriva dal Cile in aereo, viaggiando per quasi 8 mila chilometri. Il trasporto quotidiano a lunga distanza più incisivo è quello dei prodotti freschi dalla California alla costa Est . La maggior parte di questi prodotti viene trasportato con mezzi refrigerati. Nel valutare il futuro dei trasporti a lunga distanza uno scrittore ha osservato che l’insalata “Cesar” da 5 mila chilometri ha i giorni contati.

Anche gli imballaggi sono sorprendentemente energivori, attorno al 7 percento dell’energia totale della catena alimentare. Non è insolito che l’energia utilizzata per l’imballaggio sia superiore a quella utilizzata per il suo contenuto. Anche l’imballaggio e il commercio possono incidere molto sul costo del processo alimentare. Al produttore americano va circa il 20 percento di quello che il consumatore ha pagato e a volte anche meno. Come osservato da un analista, “una scatola di cereali vuota venduta al negozio verrebbe a costare circa lo stesso di una piena.”

Il segmento più energivoro della catena alimentare è la cucina. Viene utilizzata più energia per refrigerare e preparare il cibo a casa che quella utilizzata per produrlo in origine. Il grande consumatore di energia nella catena del cibo è il refrigeratore domestico, non il trattore del produttore. Mentre il petrolio domina la produzione finale del sistema alimentare, l’elettricità domina il consumo finale.

In breve, con prezzi dell’energia più alti è una limitata disponibilità di olio fossile, il sistema alimentare moderno che si è evoluto quando il petrolio aveva costi bassi non sopravvivrà così come è strutturata oggi.