Lester R. Brown (scrittore, ambientalista ed economista statunitense) Uno dei suoi lavori più noti è Piano B 2.0: Una strategia di pronto soccorso per la Terra (titolo originale: Plan B 2.0: Rescuing a Planet Under Stress and a Civilization in Trouble.)
Di seguito la descrizione dell’insostenibile dipendenza del cibo dal petrolio e di come le cose presto dovranno cambiare… Abbiamo colto metà dei frutti, quelli a portata di mano… l’altra metà, quella sui rami più alti, non sarà così facile…

il momento della semina: l’agricoltura rappresenta soltanto un quinto dell’energia utilizzata nella catena alimentare (Stati Uniti)
Earth Policy Institute
Plan B 3.0 Book Byte
June 25, 2009
THE OIL INTENSITY OF FOOD
di Lester R. Brown
http://www.earthpolicy.org/Books/Seg/PB3ch02_ss3.htm
Oggi siamo una civiltà basata sul petrolio, una civiltà totalmente dipendente da una risorsa che presto finirà. Fin dal 1981 la quantità di petrolio estratto ha superato con margini crescenti le nuove scoperte. Nel 2008 il mondo ha pompato dai pozzi 31 miliardi di barili di petrolio ma ne ha scoperti meno di 9 miliardi. Le riserve di petrolio convenzionale sono in caduta libera, ogni anno di più.
I l petrolio convenzionale totale scoperto ammonta a circa 2 mila miliardi di barili di cui mille miliardi sono già stati estratti e altri mille miliardi sono in via di estrazione. Queste cifre da sole tuttavia non evidenziano il punto nodale della questione. Come fa notare il “security analyst” Michael Klare i primi mille miliardi di barili sono stati petrolio facile, “petrolio trovato sulla costa o vicino alla costa; petrolio vicino alla superficie e concentrato in grandi giacimenti; petrolio estratto in luoghi amichevoli, sicuri e accoglienti.”
L’altra metà, fa notare Klare, è petrolio difficile, “petrolio sepolto lontano dalla costa o in grandi profondità; petrolio disperso in giacimenti piccoli e difficili da trovare; petrolio che deve essere estratto da luoghi ostili, politicamente pericolosi o rischiosi.”
La prospettiva di questo picco della produzione di petrolio ha dirette conseguenze sulla disponibilità globale di cibo, considerata la forte dipendenza da petrolio dell’agricoltura moderna. La maggior parte dei trattori utilizza benzina o diesel di origine fossile. Le pompe utilizzate per l’irrigazione utilizzano il diesel, gas naturale o elettricità prodotta con il carbone. Anche la produzione di fertilizzanti è fortemente energivora. Il gas naturale è utilizzato per sintetizzare i mattoni base di ammoniaca in azoto. L’estrazione, la lavorazione e il trasporto internazionale dei fosfati e potassio dipendono dal petrolio.
Efficienze migliori possono aiutare a ridurre la dipendenza dell’agricoltura dal petrolio. Negli Stati Uniti, l’utilizzo combinato di benzina e diesel nelle aziende agricole è caduto dallo storico record di 29,1 miliardi di litri del 1973 a 15,9 miliardi di litri del 2005 con un decremento del 45 per cento. In linea di massima i litri per tonnellata di grano prodotto sono scesi da 124 litri nel 1973 a 45 litri nel 2005, un impressionante riduzione del 64 per cento.
Una ragione di questi risultati è dovuta alla sostituzione dell’aratura profonda con interventi più superficiali [fra i 3-5 cm e i 10-15 cm] su circa due quinti delle terre coltivabili degli Stati Uniti. Ma mentre il combustibile per l’agricoltura si è ridotto negli Stati Uniti, in molti paesi emergenti sta aumentando man mano che gli animali da soma vengono sostituiti da trattori. Una generazione fa, per esempio, le terre in Cina erano lavorate per la maggior parte per mezzo di animali da soma. Oggi la maggior parte delle operazioni viene fatta dai trattori.
I fertilizzanti assorbono il 20 percento dell’energia delle aziende agricole degli Stati Uniti. Globalmente la percentuale potrebbe essere leggermente più alta. All’aumentare dell’inurbamento aumenta la richiesta di fertilizzante. Con la migrazione delle persone dalle campagne alle aree metropolitane diventa più difficile riciclare i nutrienti dei rifiuti umani riportandoli nel suolo rendendo necessario un incremento di fertilizzanti. A parte ciò l’incremento del commercio alimentare internazionale può allontanare il produttore dal consumatore di migliaia di chilometri scombinando ulteriormente i ciclo dei nutrienti. Gli Stati Uniti, per esempio, esporta qualcosa come 80 milioni di tonnellate di grano all’anno, grano che contiene grandi quantità di nutrienti base: azoto, fosforo e potassio. L’esportazione continua di questi nutrienti impoverirebbero lentamente la fertilità intrinseca dei terreni agricoli degli Stati Uniti se non rimpiazzati.
L’irrigazione è un altro importante assorbitore di energia mondiale man mano le falde acquifere si riducono. Negli Stati Uniti, quasi il 19 percento dell’energia delle aziende agricole viene utilizzata per pompare l’acqua. In alcuni stati come l’Indiana in cui le falde acquifere si stanno abbassando viene usata più della metà dell’energia totale per pompare l’acqua dai pozzi. Alcune tendenze come la “no-tillage” [Il suolo infatti viene smosso solo in corrispondenza delle file di semina a profondità molto ridotta. In questo modo non si alterano le caratteristiche strutturali del terreno ma non si controllano neanche meccanicamente le infestanti, la cui eliminazione viene eseguita esclusivamente a mezzo di erbicidi, quindi con metodi chimici.] da una parte stanno riducendo il consumo di petrolio ma dall’altra, con l’aumentando di fertilizzanti, della meccanizzazione delle aziende e l’abbassando le falde acquifere, stanno portando al risultato opposto.
Benché l’attenzione comunemente si focalizzi sull’energia utilizzata dall’azienda agricola, l’agricoltura rappresenta soltanto un quinto dell’energia utilizzata nella catena alimentare degli Stati Uniti. Trasporto, trasformazione, imballaggi, commercio e preparazione dei cibi sono responsabili per la parte restante. L’economia alimentare degli Stati Uniti utilizza l’equivalente dell’energia dell’intero sistema economico della Gran Bretagna.
Il 14 percento dell’energia utilizzata nel sistema alimentare per trasportare i prodotti dall’azienda agricola al consumatore è pari a due terzi dell’energia utilizzata per produrre il cibo. Si stima che il 16 percento dell’energia del sistema alimentare è dovuto all’inscatolamento, congelamento ed essicazione degli alimenti – tutto dal succo d’arancia concentrato congelato ai piselli in scatola.
I prodotti alimentari come il grano si muovono tradizionalmente su lunghe distanze via mare, viaggiando, per esempio, dagli Stati Uniti all’Europa. La novità nel trasporto di ortofrutticoli freschi è il trasporto via aerea. Poche attività economiche sono così energivore.
I chilometri degli alimenti – la distanza percorsa dal produttore al consumatore del cibo – è aumentata con il costo irrisorio del petrolio. Presso il mio supermercato locale in centro a Washington, D.C., l’uva fresca durante l’inverno arriva dal Cile in aereo, viaggiando per quasi 8 mila chilometri. Il trasporto quotidiano a lunga distanza più incisivo è quello dei prodotti freschi dalla California alla costa Est . La maggior parte di questi prodotti viene trasportato con mezzi refrigerati. Nel valutare il futuro dei trasporti a lunga distanza uno scrittore ha osservato che l’insalata “Cesar” da 5 mila chilometri ha i giorni contati.
Anche gli imballaggi sono sorprendentemente energivori, attorno al 7 percento dell’energia totale della catena alimentare. Non è insolito che l’energia utilizzata per l’imballaggio sia superiore a quella utilizzata per il suo contenuto. Anche l’imballaggio e il commercio possono incidere molto sul costo del processo alimentare. Al produttore americano va circa il 20 percento di quello che il consumatore ha pagato e a volte anche meno. Come osservato da un analista, “una scatola di cereali vuota venduta al negozio verrebbe a costare circa lo stesso di una piena.”
Il segmento più energivoro della catena alimentare è la cucina. Viene utilizzata più energia per refrigerare e preparare il cibo a casa che quella utilizzata per produrlo in origine. Il grande consumatore di energia nella catena del cibo è il refrigeratore domestico, non il trattore del produttore. Mentre il petrolio domina la produzione finale del sistema alimentare, l’elettricità domina il consumo finale.
In breve, con prezzi dell’energia più alti è una limitata disponibilità di olio fossile, il sistema alimentare moderno che si è evoluto quando il petrolio aveva costi bassi non sopravvivrà così come è strutturata oggi.
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