Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas

31 03 2008

Tre mesi prima di essere assassinato

«Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.»




Centrale nucleare a Scarlino?

26 03 2008

Dipende dal voto? Una centrale nucleare crea nuovi posti di lavoro, un’occasione imperdibile per la Maremma!

YG2-GRO – fonte: ANSA, 20/3/2008

Quindici siti per centrali nucleari di piccole dimensioni, 12 siti per centrali nucleari piu’ grandi. La mappa e’ stata stilata provocatoriamente da Fabio Roggiolani, consigliere regionale toscano dei Verdi, responsabile nazionale energia del Sole che ride e candidato alla Camera per la Sinistra Arcobaleno. ”Abbiamo fatto fare questo studio – afferma Roggiolani – dopo il ritorno al nucleare bipartisan, proposto da Guido Possa di Forza Italia e subito accettato dal ministro Pierluigi Bersani. Vediamo se gli elettori di quelle zone vogliono un futuro nucleare o uno basato sulle rinnovabili”. I siti vanno da nord a sud: Trino (Vicenza), Fossano (Cuneo), Caorso (Piacenza), Monfalcone (Gorizia), Chioggia (Venezia), Ravenna, Scarlino (Grosseto), San Benedetto (Ascoli Piceno), Latina, Garigliano (Caserta), Termoli (Campobasso), Mola (Bari), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento) e Oristano. Sono stati individuati tramite una ricerca commissionata a Francesco Meneguzzo del Cnr, che ha valutato la popolosita’, il rischio sismico e il rischio alluvionale. Nella relazione dello studio, Meneguzzo precisa anche che ”il costo del nucleare e’ molto superiore alle alternative esistenti”. ”Siamo nelle condizioni – conclude Roggiolani, che ha partecipato a una manifestazione sulle rinnovabili a Firenze – di produrre la stessa quantita’ di energia con il solare e l’eolico”.

Intanto entro il 2025 dovremo riprenderci i rifiuti derivanti dal processo di trattamento del combustibile nucleare irraggiato depositato negli impianti nucleari italiani, e trasferito in Francia nell’ambito dell’accordo intergovernativo del 24/11/2006. Dove li depositeremo? Chissà, magari a Scarlino





Un codice salverà il paesaggio

20 03 2008
Benedetto Croce, con l’autorevolezza del filosofo e dello storico, spiegava che il paesaggio «altro non è che la rappresentazione materiale e visibile della patria, con i suoi caratteri fisici particolari quali si sono formati e son pervenuti a noi attraverso la lenta successione dei secoli».

Landana, Castiglione della Pescaia, filare di pini e cipressi

di Giovanni Valentini – fonte: La Repubblica, 20/3/2008

Ecco il nuovo cadice che salverà il paesaggio

È passato quasi un secolo da quando Benedetto Croce, ministro della Pubblica Istruzione nell’ultimo governo Giolitti, presentò il 25 settembre del 1920 la prima legge sul paesaggio, approvata poi due anni più tardi. E nel frattempo, il Belpaese ha dovuto subire abusi edilizi, scempi e saccheggi che ne hanno deturpato la fisionomia. Ma ora finalmente l’Italia ha un nuovo Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, promosso dal ministro Francesco Rutelli, predisposto da una commissione di esperti sotto la guida del professor Salvatore Settis e infine ratificato ieri dal Consiglio dei ministri agli sgoccioli della legislatura. Una svolta che si può considerare storica, se si pensa ai tanti ecomostri ed ecomostriciattoli che intanto hanno deturpato la Penisola; un successo dell’ambientalismo più costruttivo e delle associazioni più responsabili, con in testa il Fai (Fondo per l’ambiente italiano) presieduto da Giulia Maria Crespi.
Già Croce nel ‘20, come si legge nella sua stessa relazione, intendeva porre “un argine alle ingiustificate devastazioni che si van consumando contro le caratteristiche più note e più amate del nostro suolo”. E con l’autorevolezza del filosofo e dello storico, spiegava che il paesaggio “altro non è che la rappresentazione materiale e visibile della patria, con i suoi caratteri fisici particolari quali si sono formati e son pervenuti a noi attraverso la lenta successione dei secoli”. Sfrondata dalla retorica dell’epoca, la definizione regge ancora oggi e sostanzialmente è proprio quella che adesso il Codice recepisce e consacra.
Prima di arrivare all’approvazione definitiva del testo, è stato necessario un confronto serrato fra il governo e le Regioni, a tratti un braccio di ferro, per raggiungere un punto d’equilibrio ragionevole e soddisfacente. Ma questo, fuori da qualsiasi compromesso al ribasso, accresce ora l’importanza e il valore del Codice perché ne fa un “corpus” giuridico condiviso dall’amministrazione centrale e locale. Un patto Stato-Regioni, insomma, contro un malinteso federalismo e una “devolution” selvaggia, in forza del quale lo Stato si riappropria della sua potestà esclusiva sul paesaggio e nel contempo le Regioni rivendicano la propria autonomia nell´ambito delle rispettive competenze territoriali, secondo la Convenzione europea di Firenze sottoscritta nel 2000 e diventata legge nazionale nel 2006.
Fondato sull’articolo 9 della nostra Costituzione, in cui si sancisce al primo comma che “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” e al secondo comma che “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione“, il Codice Rutelli può essere l’inizio di una rifondazione ecologica del Paese, la prima pietra di una “nuova Italia”, più ordinata e civile. È stata un’importante sentenza della stessa Corte costituzionale a ribadire, nell’ottobre 2007, che la tutela paesaggistica costituisce un valore primario e assoluto, come paradigma dell’identità nazionale. Da qui, dunque, un limite istituzionale all’esercizio dei poteri attribuiti agli enti locali, in quella che gli “sherpa” ai quali si deve la mediazione decisiva preferiscono definire una “competizione virtuosa”.
Sono due i punti più qualificanti del Codice: uno riguarda la disciplina dei rapporti Stato-Regioni in questo campo e l’altro il meccanismo di sub-delega ai Comuni. Viene introdotto così un sistema di garanzie che stabilisce una gerarchia di valori e di competenze, prevedendo una pianificazione congiunta fra Stato e Regioni. L’amministrazione centrale emana le “prescrizioni d’uso” a cui i piani regionali devono attenersi e fino a quando queste non vengono rispettate il parere delle Sovrintendenze è vincolante. Poi, resta comunque obbligatorio e in caso di controversie è ammessa anche la possibilità di ricorso da parte delle associazioni ambientaliste.
Quanto alla sub-delega ai Comuni, fonte purtroppo di tanti abusi e di tanti illeciti, il Codice stabilisce innanzitutto che le amministrazioni locali devono comprendere nel loro organico adeguate competenze tecniche e scientifiche: ciò significa, in pratica, che non si potrà più rimettere tutto alla discrezionalità dei geometri più o meno compiacenti. E in secondo luogo, distingue fra la materia urbanistica e la tutela del paesaggio, ribadendo la priorità di quest’ultima rispetto al regime delle concessioni edilizie.
Un altro rilevante capitolo è quello che attiene alla difesa del patrimonio artistico, soprattutto contro il saccheggio organizzato dei furti e delle esportazioni. I beni culturali non saranno più assimilabili a “merci” e quindi scatterà di conseguenza una tutela più forte sulla loro circolazione internazionale. A completare il quadro, nuove norme per la salvaguardia del patrimonio immobiliare pubblico nel caso di dismissione o uso per la valorizzazione economica.

Al di là degli aspetti culturali, il Codice Rutelli – come fa rilevare la presidente del Fai – punta anche a difendere e rilanciare una grossa risorsa economica come quella del turismo, con tutti i benefici che ne derivano per l’occupazione del settore e dell’indotto. «Se riusciremo a mantenere integri il nostro paesaggio e il nostro territorio – avverte Giulia Maria Crespi – i turisti continueranno ad arrivare da tutto il mondo; altrimenti, se l’Italia diventerà una gigantesca villettopoli, rischieremo di perdere la più grande industria nazionale». Insieme all’identità del Paese, qui sono in gioco insomma la sua immagine, la sua competitività e il suo benessere.





IV° Congresso Nazionale di CieloBuio

19 03 2008

6 Aprile 2008 – Osservatorio Astronomico di Merate (Lc) – via E. Bianchi, 46

CieloBuio

Programma
10:00 Saluti del direttore dell’Osservatorio e del Presidente Onorario prof. Furia
10:02 Pescatori, Di Giusto, Falchi, Bonata: La situazione legislativa regionale, in Italia ed in Europa.
10:10 Dalla Gassa: Relazione sullo stato di avanzamento delle attività legislative e di promozione delle leggi sul territorio: Relazioni miste dei referenti regionali presenti.
10:40 Bonata, Falchi: Semplici strumenti di controllo, verifica della conformità alle leggi a 0cd/klm. Azioni di denuncia sul territorio.
11:00 Relazione sulle attività di CieloBuio nel triennio 2004-2007 del presidente dimissionario Bonata.
11:20 Bonata, Falchi: Rapporti, Partnership, collaborazioni, e scenari prossimi venturi su dove stiamo andando e dove va il mondo dell’illuminazione. Astronomia e Illuminotecnica quale connubio e quale mediazione. La nuova visione di CieloBuio.
12:00 Scardia: Discussioni, proposte, idee e nuove visioni coordina la discussione.
12:20 Revisione dei conti, Deposito delle Candidature
12:30 Pausa Pranzo
14:00 Cortesi, Rama: Il sito di CieloBuio il cuore dell’associazione ed una collaborazione aperta a tutti.
15:15 Bonata: Esempi convincenti di Energy Saving sul territorio italiano. La certezza che luce eco-compatibile vuol dire risparmio energetico.
15:30 Elezioni del nuovo direttivo
16:00 Scardia: Il nuovo corso di CieloBuio. Discussione fra il nuovo direttivo ed i partecipanti all’assemblea Generale.
16:30 CHIUSURA DEI LAVORI

iscrizione entro il 4/4/08 a:
congresso at cielobuio punto org
indicando:
- Nome e cognome partecipanti
- N° prenotazioni per il pranzo





La Natura non ci aspetterà

19 03 2008

Sintesi da un articolo di Giulietto Chiesa su La Stampa, 18/3/2008 – leggi articolo

Tutto si muove a velocità pericolosa e la Commissione Europea non ha perso tempo: il 23 gennaio ha varato un pacchetto di proposte per la riduzione del 20% dei gas serra e dell’incremento del 20% dell’efficienza (entro il 2020) per il contenimento del cambiamento climatico del pianeta.

Il legislatore europeo è consapevole dell’urgenza e dei pericoli che ci attendono. Abbiamo solo 15 anni, all’incirca, prima che il riscaldamento climatico superi i 2 gradi: soglia massima sopportabile dall’economia mondiale e dalla normale prosecuzione della vita umana sul pianeta.

Intanto Pechino apre una nuova centrale elettrica a carbone ogni settimana in media e bruciare carbone è una delle fonti più altamente produttrici di CO2.

Il legislatore dovrebbe agire in base all’interesse comune e alla necessità imposta dai numeri. Ma gli interlocutori sociali rispondono in termini corporativi, difendendo i propri interessi. Che sono reali, ma non quadrano con le necessità oggettive. Gl’industriali dicono che non ce la fanno a riorganizzare i processi produttivi e che, anche se ci fosse il tempo, i costi sarebbero troppo alti e perderebbero in competitività rispetto a chi non farà nulla. Quindi, se si preme troppo, loro minacciano di andarsene là dove vanno fanno peggio di qua. I sindacati, quando parlano di questi temi, si preoccupano dei posti di lavoro. E i lavoratori non si delocalizzano.

La situazione si sta facendo insostenibile e i cambiamenti s’imporranno in modo drammatico, al di la della volontà di tutti: la Natura non ha bisogno di trattare con noi e non aspetterà le nostre decisioni.





L’Onu: «La Terra verso la catastrofe»

19 03 2008
I politici non sembrano essere in grado di metabolizzare il fatto che che per per tenere in piedi la nostra civiltà occorre ridurre consumi, impronta ecologica e tutto il resto, incluso redditi e patrimoni, al 25% dell’attuale entro i prossimi 10 anni. Occorre, cioè, LIBERARE la gente dal consumo e dall’ostentazione, porsi come l’avanguardia di un esercito di liberatori pacifici, sacerdoti di una nuova religione umanistica, e istruttori di una vita felice da disintossicati.
Disintossicare l’occidente dall’orgia consumistico-ostentativa e dalla pretesa globalistico – coloniale è come tentare di fermare e riorganizzare una truppa in ritirata caotica e disordinata in stato di chock standone alle spalle.

di Francesco Tortora – fonte: Corriere della Sera, 26/10/2007 (modificato il 27/10/2007)
Tre i grandi mali del pianeta: riscaldamento, sovrappopolazione, fine della biodiversità

La Terra è vicina al punto di non ritorno e il futuro dell’umanità è seriamente compromesso. Lo afferma l’ultimo allarmante studio intitolato «Global Environment Outlook» e presentato dallo «United Nations Environment Programme» (Unep), l’organismo delle Nazione Unite che ha sede a Nairobi e che si occupa della tutela ambientale. Lo studio, al quale hanno partecipato oltre 1400 scienziati, è stato pubblicato a 20 anni di distanza dal celebre rapporto «Il futuro di tutti noi», analisi della «Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo» nella quale per la prima volta fu formulato il concetto di «sviluppo sostenibile». Secondo il recente studio tre sono le cause che maggiormente mettono in pericolo la vita sul nostro pianeta: il riscaldamento climatico, il progressivo aumento numero delle specie in via d’estinzione e la rapida crescita della popolazione.

ATTIVITA’ UMANA – Gli scienziati hanno sottolineato che le attività umane ormai condizionano fortemente il clima della Terra e gli ecosistemi. La situazione può diventare ancora più catastrofica se, come stimano alcune proiezioni scientifiche, la popolazione umana raggiungerà gli 8 miliardi e 10 milioni di abitanti nel 2050. Negli ultimi venti anni, la popolazione mondiale infatti è aumentata di 1,7 miliardi di persone, passando da 5 a 6,7 miliardi di abitanti. «La popolazione umana adesso è così numerosa che l’ammontare delle risorse di cui ha bisogna per sopravvivere è superiore a quelle che la Terra riesce a produrre» afferma Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep

CAUSE – Il riscaldamento climatico e la rapida crescita demografica sono le cause principali del gran numero di animali estinti o in via d’estinzione. Secondo le cifre presentate dall’Unep circa 30% degli anfibi, il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli rischiano di scomparire, mentre tra i fiumi più grandi del mondo, uno su dieci, a causa dell’inquinamento e dello sfruttamento eccessivo della pesca, è sottoposto a profondo stress idrico e di anno in anno riduce sempre di più la sua portata d’acqua prima di raggiungere il mare.

AVVERTIMENTO E STIMOLO – Il rapporto, secondo gli scienziati, vuole essere allo stesso tempo sia un forte avvertimento sia uno stimolo al cambiamento. Se si vuole evitare una catastrofe, dichiara senza mezzi termini lo studio, entro il 2050 bisogna ridurre le emissioni di gas serra del 50% rispetto a quelle che erano prodotte nel 1990. Ciò significa che i paesi più industrializzati devono tagliare dal 60 all’80% le loro emissioni. Nel rapporto non mancano le note positive. Il direttore Steiner fa notare che i paesi dell’Europa occidentale hanno preso effettive misure per ridurre l’inquinamento atmosferico, mentre il Brasile ha fatto notevoli sforzi per combattere la deforestazione: «La vita sulla Terra potrebbe essere più semplice se non ci fossero questi tassi di crescita demografica. Ma costringere le persone ad avere meno figli è una soluzione semplicistica. La cosa migliore sarebbe accelerare il benessere dell’umanità e usare più razionalmente le risorse che il pianeta ci offre».





Evitiamo un assassinio annunciato!

17 03 2008

Manifesto in solidarietà di Don Erwin Krautler

Don Erwin Krautler, presidente del CIMI (Consiglio Indigeno Missionario) e vescovo di Altamira, stato del Pará (Brasile), da vari anni è minacciato di morte, per il suo impegno a favore dei popoli indigeni e dei lavoratori agricoli di quello stato. Negli ultimi giorni le minaccie sono diventate più pressanti.

Don Erwin si è dedicato con suor Dorothy Stang, come tutt’ora, alla lotta per i diritti dei popoli indigeni e delle comunità agricole e per la tutela dell’ambiente nella regione amazzonica; ha denunciato lo sfruttamento sessuale di adolescenti da parte di politici e l’evirazione e l’assassinio di ragazzini nello stato del Parà; sta denunciando l’attività di latifondisti, proprietari terrieri che si sono appropriati di terre in modo illegale, imprenditori del legno e proprietari delle aziende agricole che sfruttano il lavoro schiavo e distruggono l’ambiente; ha aperto nella sua Diocesi uno spazio di dibattito sulla costruzione della centrale idroelettrica di Belo Monte, che minaccia di colpire le comunità indigene e contadine, ma interessa molto agli imprenditori del legno e industriali locali.

A causa della sua attività pastorale dedicata ai popoli indigeni e ai lavoratori, Don Erwin è stato minacciato e aggredito innumerevoli volte negli ultimi anni. Nel 1987, un incidente automobilistico in una autostrada, sospetto di dolo, quasi gli costò la vita e provocò la morte di un suo amico e collaboratore, padre Salvatore Deiana. Oggi, Don Erwin vive sotto la protezione della polizia militare dello stato del Pará. Si sa che è in corso un piano articolato per assassinarlo, le cui caratteristiche rivelano che è opera di persone di grande potere economico, probabilmente un consorzio, come quello che ammazzò vigliaccamente suor Dorothy Stang tre anni fa. La prova di questo è la cifra offerta ai potenziali assassini: un milione di reais (circa 400.000 euro)!

Facciamo appello alla società brasiliana perchè ripudi questo sordido crimine in corso, contro un lottatore in difesa dei lavoratori e dei popoli indigeni nel nostro paese; esigiamo dal ministero di giustizia, dalla polizia federale e dal governo dello stato del Parà, che facciano subito indagini e con competenza, catturando e portando davanti alla giustizia questi criminali, di certo collegati al grande potere economico e politico dello stato del Parà, che pianificano, come mandanti ed esecutori, di assassinare Don Erwin Krautler.

São Paulo, 12 Marzo 2008.

FIRMATO DA …

Dom Tomás Balduíno, per la Comissione Pastorale della Terra – www.cptnacional.org.br

João Pedro Stédile, per Via Campesina e MST – www.mst.org.br

Altamiro Borges,

Beto Albuquerque,

Ivan Valente, Dep. Federal – PT/SP

João Capiberibe, ex-governatore

Ricardo Gebrin,

Ronald Rocha, PCdB de Minas Gerais

Sérgio Miranda, ex-deputato federale del PCdB

Cláudio Spis,

Sávio Bonés

Frei Gilvander Luís Moreira, per la CPT/MG e per la chiesa del Carmine di Belo Horizonte,

José Luiz Quadros de Magalhães, Dr. prof. di Direito Constitucional – UFMG.

Delze dos Santos Laureano, Procuratore del Município de Belo Horizonte,

Marcilene Maria Ferreira, per RENAP – Rete Nazionale degli Avvocati Populari del Minas Gerais;

Virgílio Mattos, professore di Direito Penal da Escola Superior Dom Hélder Câmara e da UFOP –

Ana Maria Turolla, per il Movimento Capão Xavier Vivo – www.capaoxaviervivo.org

Chiara De Poli Comitato Amig@s MST Provincia Genova

Antonio Lupo Comitato Amig@s MST Milano

Patrick Marini Comitato La Sentinella della Maremma

Cristiania Panseri, Criminologa

(Invia la tua firma a anlupo at alice punto it, indicando la realtà che rappresenti e invia a tutti i tuoi contatti. Evitiamo un assassinio annunciato!)





1° maggio 2008

10 03 2008

XVIII Raduno squadre maggerini

Una delle scadenze calendariali folcloriche più rilevanti del panorama Toscano in cui molte squadre, al ritorno dal loro giro di questua durato tutta la notte, faranno tappa a Braccagni (Grosseto), al Campo della Fiera, portando i loro canti augurali.


Braccagni, 1° maggio 2007 – Di spalle l’ultimo cantastorie maremmano del novecento Eugenio Bargagli che, come scrive Lisetta Luchini, “all’età di 92 anni, s’è incamminato zitto zitto per una delle tante strade ancora da percorrere, dopo averle camminate tutte in lungo e in largo per oltre 70 anni, con la sua fisarmonica.” (foto C. Longobardi)

Ai piedi della collina tra gli olivi ai margini del bosco, anche quest’anno, ci ritroveremo tutti, poeti, musicisti, cantanti e appassionati ad ascoltare canti e sfide di poesia gustando, come ormai tradizione, una ricca merenda offerta dal Gruppo tradizioni popolari Galli Silvestro.

In attesa dell’inizio della manifestazione, alle 13.00, non mancate una visita, in tema con la giornata, al Museo della civiltà contadina di Montepescali da dove, tra l’altro, potrete ammirare lo stupendo panorama che spazia fino al mare. Sarete nel cuore della Maremma dove l’antico lago Prile divenne la palude che segnò il destino di questo territorio e che La Sentinella della Maremma nata, non a caso il 1° maggio 2007, vorrebbe salvare dall’arrogante ignoranza della politica che permette e auspica crescenti ed inutili speculazioni edilizie che consumano suolo, paesaggio prezioso cancellando la fragile identità maremmana. (vedi le previsioni urbanistiche proprio ai piedi di questa collina)

Saranno presenti squadre di “maggerini” provenienti da tutta la Toscana, tra cui il Coro degli Etruschi, Ottava Zona, Pettirossi di Roccastrada, Maremma in Musica, Rosolacci, Grifone, Ribolla, Olmini, Maggerini di Velso, Braccagni, Cortona (AR), Campi Bisenzio (FI).
Interverranno: Mauro Chechi, Emo Rossi e Davide Manini, Gildo e Pietro Lino Grandi di Lucca, (cantastorie); Lisetta Luchini e Silvana Pampanini (cantanti folk); l’imbonitore calabrese Giuseppe Mandica, lo “gnaccheraio” Ido Corti;
Parteciperanno rinomati “estempori cantori” in ottava rima toscani e laziali come Enrico Rustici, Alessandro e Francesco Cellini, Umberto Lozzi detto “Volpino”, Benito Mastacchini, Elino Rossi.
Nel corso della manifestazione sarà ricordata la scomparsa del decano dei cantastorie italiani Eugenio Bargagli.

Con il calar del Sole, verso le 19.30, calerà anche il sipario sulla Festa accompagnato dal canto di saluto al “maggio” dei poeti.

Per aggiornamenti sul programma e altre notizie sulla manifestazione:
GRUPPO TRADIZIONI POPOLARI “GALLI SILVESTRO”
Via Andreoli, 2 – 58035 BRACCAGNI (GR)
Tel. 0564/863706 – 329/8965600
www.maggerini.it
sentinelladelbraccagni.wordpress.com





Le forme invivibili degli Architetti Star

10 03 2008

Un’arte pratica stravolta in cui spesso si privilegia la forma a scapito della funzionalità.

di Terry Marocco – fonte: Panorama, 13/3/2008

Architetti. Tutti imbecilli. Dimenticano inevitabilmente le scale delle case» (Gustave Flaubert) Lapidario e attuale, se si pensa ai quintali di insulti rivolti ormai quotidianamente al Quarto ponte sul Canal Grande a Venezia di Santiago Calatrava, massimo esempio di architettura bella, ma per niente funzionale.

Un progetto iniziato nel 1996 con un dono, quello di uno schizzo del ponte dell’architetto spagnolo, al Comune di Venezia. «Timeo Danaos et dona ferentes» avrebbero dovuto pensare allora. Il nuovo ponte posato nell’agosto scorso sembra un cantiere dai tempi infiniti. «Non voglio più indicare date, ci vorrà ancora qualche mese per l’inaugurazione» sospira Mara Rumiz, assessore ai Lavori pubblici. Intanto a Venezia continuano le polemiche. «Si dibatte sulla scelta di aver voluto realizzare quest’opera sulle risorse che potevano essere impiegate per altre opere più utili alla città. Ma Venezia ha bisogno di un segno della migliore contemporaneità».

Si prevede che il ponte arriverà a costare 16 milioni di euro. L’assessore Mara Rumiz ammette: «Si era sottovalutata la complessità del progetto di Calatrava. È un’opera d’arte, un’opera artigianale dove non c’è un pezzo uguale all’altro».

Ma un ponte non dovrebbe servire a essere attraversato?, si domanda Stefano Boeri, architetto e direttore della rivista Abitare. «Gli edifici devono avere identità e funzionalità, a volte cambiano identità e mantengono la loro funzione, come Santa Sofia a Istanbul, prima chiesa poi moschea, oggi museo. Ma un ponte è un edificio con una necessità funzionale foltissima».

E invece non tutti potranno passare sul Quarto ponte. Per i disabili verrà costruita un’ovovia: costo 1 milione di euro e altri mesi di cantiere.

I ponti, per Santiago Calatrava, sono croce e delizia: a Bilbao è in causa, a Siviglia il suo ponte Alamillo d’estate per il caldo ha i cavi molli e il pilone dicono sia solo di figura.

Non solo per lui i ponti sono un problema: quello londinese di Norman Foster, il Millennium bridge, davanti alla Tate Modern, oscillava orribilmente nelle giornate di vento. E anche la sua cupola di vetro del Reichstag a Berlino ha creato grossi problemi di manutenzione.

L’architettura moderna è costellata da errori anche dei più grandi, a cominciare da Frank Lloyd Wright, come racconta il critico Luigi Prestinenza Puglisi: «La sera dell’inaugurazione della meravigliosa casa del mecenate Herbert E Johnson pioveva sopra il tavolo della cena. Chiamato, il grande architetto rispose freddamente: «Allora sposti il tavolo». E non è l’unica casa celebre in cui piove. Il capolavoro dell’archistar olandese Rem Koolhaas, genio dell’architettura moderna per i suoi progetti estremi, è la casa costruita sulla collina di fronte a Bordeaux per un miliardario in sedia a rotelle. Un’abitazione che si muove per venire incontro alle esigenze di chi ci vive. Nei suggestivi buchi sui muri passa la luce, ma anche l’acqua quando piove. E li piove spesso.

Secondo Prestinenza Puglisi, è «un dibattito eterno dell’architettura: la forma contro la funzione. Peter Eisenman fu uno dei teorici della rottura con il formalismo. La sua House six, la residenza dei signori Frank nel Connecticut, ne è l’esempio perfetto. Una colonna incombe sul tavolo della cucina, nel centro della camera da letto c’era una vetrata a dividere il talamo nuziale. Per sopravvivere scelsero due letti singoli. Bello e inutile, «come il Millennium dome a Londra, straordinaria opera di Richard Rogers in una localizzazione sbagliata» afferma l’editore della rivista The Plan Nicola Leonardi. «Oppure la stazione dei pompieri di Zaha Hadid a Weil am Rhein in Germania. Mai stata usata, non funzionale e trasformata in sede del museo Vitra».

Continua Prestinenza Puglisi: «Se si guardano gli edifici con l’occhio del contabile, non ce n’è uno che si salvi». John Silber, ex presidente della Boston University, ha appena pubblicato Architetture of the absurd (The Quantuck Lane Press), dove illustra come i «geni», gli starchitect, «abbiano stravolto un’arte pratica». E ce n’è per tutti: dal Museo ebraico di Daniel Libeskind a Berlino, di cui si chiede il significato dei tagli sul muro esterno, alla Walt Disney concert hall di Los Angeles di Frank Gehry, dove le iconiche curve in acciaio riflettono ondate di calore verso le abitazioni vicine.

Nessun italiano però si conta tra i geni dell’assurdo. «Non faccio altro che edifici che funzionano a meraviglia» esclama Massimiliano Fuksas prima di raccontare quelli che non funzionano: «L’aeroporto di Malpensa è di una tristezza mortale, ci si può morire. E poi gli alberghi di design di New York, il Paramount e il Royalton ideati da Philippe Starck, piccoli, scomodi e con bagni terribili. E lo Zen di Palermo, la città ideale di Vittorio Gregotti, in cosa era ideale?». Sulla Biblioteca nazionale di Francia, nel cui concorso, vinto da Dorninique Perrault, era in giuria, tace e dissente. Lì i libri sono in alto, esposti alla luce, gli studiosi invece sottoterra, sempre con le lampade accese.

Eppure, ce n’è anche per lui. Piero Lissoni adora la sua Fiera a Milano, ma osserva che «sotto la sua nuvola già ad aprile si frigge come un gambero in tempura. Comunque preferisco mille volte morire di caldo e avere opere così».

Questo è il dilemma: l’architettura deve servire, «ma bisogna capire a che cosa» continua Leonardi. «Il Guggenheim è capolavoro assoluto, che ha rilanciato Bilbao, ma per gli artisti è problematico esporre. Funzionalità, estetica, forma ed energia devono essere integrate in un unico progetto». Sembra facile, ma come racconta Cino Zucchi, architetto milanese, pluripremiato per il progetto dell’area dismessa dell’ex Junghans a Venezia, «anche Gehry ha avuto qualche problema al Mit, la prestigiosa università del Massachusetts. Chiamato per progettare i nuovi laboratori d’informatica, ha creato spazi molto avanzati (e molto costosi) che non sono piaciuti. I professori volevano tornare nel vecchio edificio industriale che li ospitava. Però non si possono attribuire agli architetti tutte le colpe. Le forme dell’architettura che ammiriamo o denigriamo sono spesso solo la punta di un iceberg formato dall’interazione complessa tra bisogni, regole, mercato, politica. Ogni società ha l’architettura che si merita».

Allora vuol dire che ci meritiamo il ponte di Calatrava? Maledetti architetti (così almeno scriveva Tom Wolfe).





Dov’è Orione?

7 03 2008


Braccagni, frazione di Grosseto

Sopra la Terra sempre più illuminata, il cielo è sempre più vuoto. Lampioni, insegne al neon e fari puntati verso l’alto rendono ormai quasi invisibili le stelle. Soprattutto nelle grandi città, ma ormai dappertutto. Per verificare l’inquinamento luminoso a livello globale, il 25 febbraio è partita la terza edizione di Globe at night, una campagna di monitoraggio che, con la collaborazione dei cittadini e attraverso internet, permetterà di raccogliere preziose informazioni sul fenomeno.

Il punto di riferimento è Orione. La costellazione invernale per eccellenza, una delle più facili da individuare, è stata selezionata come indicatore per capire lo stato di salute del cielo notturno. Fino all’8 marzo, chiunque potrà uscire di casa un’ora dopo il tramonto, valutare la magnitudine (luminosità) delle stelle che la compongono e inviare a questo enorme database il risultato della propria osservazione.

A promuovere la campagna è Globe, un progetto internazionale di monitoraggio di acqua, atmosfera e suolo che da anni coinvolge migliaia di scuole e di moltissimi istituti di ricerca. La partecipazione è però aperta a tutti per favorire la raccolta di una maggiore quantità di informazioni.

Nel 2008, anno in cui per la prima volta più di metà dell’umanità vive in città, in diverse zone del pianeta moltissime costellazioni sono già invisibili in un cielo notturno che appare grigiastro o arancione. Orione resiste ancora quasi ovunque grazie alla luminosità delle sue stelle, ma, come è evidenziato dai risultati di Globe at night, nelle aree più densamente popolate la sua sagoma è sempre meno individuabile.

Da casa vostra riuscite ancora ad ammirare lo spettacolo del cielo stellato?