IV° Congresso Nazionale di CieloBuio

19 03 2008

6 Aprile 2008 – Osservatorio Astronomico di Merate (Lc) – via E. Bianchi, 46

CieloBuio

Programma
10:00 Saluti del direttore dell’Osservatorio e del Presidente Onorario prof. Furia
10:02 Pescatori, Di Giusto, Falchi, Bonata: La situazione legislativa regionale, in Italia ed in Europa.
10:10 Dalla Gassa: Relazione sullo stato di avanzamento delle attività legislative e di promozione delle leggi sul territorio: Relazioni miste dei referenti regionali presenti.
10:40 Bonata, Falchi: Semplici strumenti di controllo, verifica della conformità alle leggi a 0cd/klm. Azioni di denuncia sul territorio.
11:00 Relazione sulle attività di CieloBuio nel triennio 2004-2007 del presidente dimissionario Bonata.
11:20 Bonata, Falchi: Rapporti, Partnership, collaborazioni, e scenari prossimi venturi su dove stiamo andando e dove va il mondo dell’illuminazione. Astronomia e Illuminotecnica quale connubio e quale mediazione. La nuova visione di CieloBuio.
12:00 Scardia: Discussioni, proposte, idee e nuove visioni coordina la discussione.
12:20 Revisione dei conti, Deposito delle Candidature
12:30 Pausa Pranzo
14:00 Cortesi, Rama: Il sito di CieloBuio il cuore dell’associazione ed una collaborazione aperta a tutti.
15:15 Bonata: Esempi convincenti di Energy Saving sul territorio italiano. La certezza che luce eco-compatibile vuol dire risparmio energetico.
15:30 Elezioni del nuovo direttivo
16:00 Scardia: Il nuovo corso di CieloBuio. Discussione fra il nuovo direttivo ed i partecipanti all’assemblea Generale.
16:30 CHIUSURA DEI LAVORI

iscrizione entro il 4/4/08 a:
congresso at cielobuio punto org
indicando:
- Nome e cognome partecipanti
- N° prenotazioni per il pranzo





La Natura non ci aspetterà

19 03 2008

Sintesi da un articolo di Giulietto Chiesa su La Stampa, 18/3/2008 – leggi articolo

Tutto si muove a velocità pericolosa e la Commissione Europea non ha perso tempo: il 23 gennaio ha varato un pacchetto di proposte per la riduzione del 20% dei gas serra e dell’incremento del 20% dell’efficienza (entro il 2020) per il contenimento del cambiamento climatico del pianeta.

Il legislatore europeo è consapevole dell’urgenza e dei pericoli che ci attendono. Abbiamo solo 15 anni, all’incirca, prima che il riscaldamento climatico superi i 2 gradi: soglia massima sopportabile dall’economia mondiale e dalla normale prosecuzione della vita umana sul pianeta.

Intanto Pechino apre una nuova centrale elettrica a carbone ogni settimana in media e bruciare carbone è una delle fonti più altamente produttrici di CO2.

Il legislatore dovrebbe agire in base all’interesse comune e alla necessità imposta dai numeri. Ma gli interlocutori sociali rispondono in termini corporativi, difendendo i propri interessi. Che sono reali, ma non quadrano con le necessità oggettive. Gl’industriali dicono che non ce la fanno a riorganizzare i processi produttivi e che, anche se ci fosse il tempo, i costi sarebbero troppo alti e perderebbero in competitività rispetto a chi non farà nulla. Quindi, se si preme troppo, loro minacciano di andarsene là dove vanno fanno peggio di qua. I sindacati, quando parlano di questi temi, si preoccupano dei posti di lavoro. E i lavoratori non si delocalizzano.

La situazione si sta facendo insostenibile e i cambiamenti s’imporranno in modo drammatico, al di la della volontà di tutti: la Natura non ha bisogno di trattare con noi e non aspetterà le nostre decisioni.





L’Onu: «La Terra verso la catastrofe»

19 03 2008
I politici non sembrano essere in grado di metabolizzare il fatto che che per per tenere in piedi la nostra civiltà occorre ridurre consumi, impronta ecologica e tutto il resto, incluso redditi e patrimoni, al 25% dell’attuale entro i prossimi 10 anni. Occorre, cioè, LIBERARE la gente dal consumo e dall’ostentazione, porsi come l’avanguardia di un esercito di liberatori pacifici, sacerdoti di una nuova religione umanistica, e istruttori di una vita felice da disintossicati.
Disintossicare l’occidente dall’orgia consumistico-ostentativa e dalla pretesa globalistico – coloniale è come tentare di fermare e riorganizzare una truppa in ritirata caotica e disordinata in stato di chock standone alle spalle.

di Francesco Tortora – fonte: Corriere della Sera, 26/10/2007 (modificato il 27/10/2007)
Tre i grandi mali del pianeta: riscaldamento, sovrappopolazione, fine della biodiversità

La Terra è vicina al punto di non ritorno e il futuro dell’umanità è seriamente compromesso. Lo afferma l’ultimo allarmante studio intitolato «Global Environment Outlook» e presentato dallo «United Nations Environment Programme» (Unep), l’organismo delle Nazione Unite che ha sede a Nairobi e che si occupa della tutela ambientale. Lo studio, al quale hanno partecipato oltre 1400 scienziati, è stato pubblicato a 20 anni di distanza dal celebre rapporto «Il futuro di tutti noi», analisi della «Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo» nella quale per la prima volta fu formulato il concetto di «sviluppo sostenibile». Secondo il recente studio tre sono le cause che maggiormente mettono in pericolo la vita sul nostro pianeta: il riscaldamento climatico, il progressivo aumento numero delle specie in via d’estinzione e la rapida crescita della popolazione.

ATTIVITA’ UMANA – Gli scienziati hanno sottolineato che le attività umane ormai condizionano fortemente il clima della Terra e gli ecosistemi. La situazione può diventare ancora più catastrofica se, come stimano alcune proiezioni scientifiche, la popolazione umana raggiungerà gli 8 miliardi e 10 milioni di abitanti nel 2050. Negli ultimi venti anni, la popolazione mondiale infatti è aumentata di 1,7 miliardi di persone, passando da 5 a 6,7 miliardi di abitanti. «La popolazione umana adesso è così numerosa che l’ammontare delle risorse di cui ha bisogna per sopravvivere è superiore a quelle che la Terra riesce a produrre» afferma Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep

CAUSE – Il riscaldamento climatico e la rapida crescita demografica sono le cause principali del gran numero di animali estinti o in via d’estinzione. Secondo le cifre presentate dall’Unep circa 30% degli anfibi, il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli rischiano di scomparire, mentre tra i fiumi più grandi del mondo, uno su dieci, a causa dell’inquinamento e dello sfruttamento eccessivo della pesca, è sottoposto a profondo stress idrico e di anno in anno riduce sempre di più la sua portata d’acqua prima di raggiungere il mare.

AVVERTIMENTO E STIMOLO – Il rapporto, secondo gli scienziati, vuole essere allo stesso tempo sia un forte avvertimento sia uno stimolo al cambiamento. Se si vuole evitare una catastrofe, dichiara senza mezzi termini lo studio, entro il 2050 bisogna ridurre le emissioni di gas serra del 50% rispetto a quelle che erano prodotte nel 1990. Ciò significa che i paesi più industrializzati devono tagliare dal 60 all’80% le loro emissioni. Nel rapporto non mancano le note positive. Il direttore Steiner fa notare che i paesi dell’Europa occidentale hanno preso effettive misure per ridurre l’inquinamento atmosferico, mentre il Brasile ha fatto notevoli sforzi per combattere la deforestazione: «La vita sulla Terra potrebbe essere più semplice se non ci fossero questi tassi di crescita demografica. Ma costringere le persone ad avere meno figli è una soluzione semplicistica. La cosa migliore sarebbe accelerare il benessere dell’umanità e usare più razionalmente le risorse che il pianeta ci offre».