Di seguito alcune considerazioni di Luca Mercalli a proposito dell’artificializzazione del territorio da parte di pirati senza scrupoli.

Sticciano, Cicalino-1: Una fase dei lavori di preparazione dei 137 plinti di calcestruzzo armato da m 3,5 x 3,5 per l’istallazione dei supporti dei pannelli Fotovoltaici
1) quando vengono costruiti dei plinti in calcestruzzo, viene asportato lo strato utile del suolo, in genere formatosi con processi pedoclimatici millenari e irreversibili. Quindi anche ammesso di poterli un giorno rimuovere, resterà un buco, ma non il suolo agrario.
2) anche con plinti appoggiati, il suolo coperto e privato delle precipitazioni tende a inaridirsi e a cambiare i suoi processi evolutivi, perdendo sostanza organica e non risultando più atto all’agricoltura.
3) un blocco in calcestruzzo da 12 m3 [come quelli usati per Cicalino-1]pesa 28 tonnellate. Viene costruito nell’era del petrolio, dovrà, un giorno, essere forse smantellato nell’era delle basse energie. Chi lo farà? Non ci sarà l’autogrù a gasolio per spostarlo, nè il maglio Caterpillar per frantumarlo. Resterà semplicemente lì, con o senza pannelli FV.
5) Come al solito, si tratta di non avere visioni assolute, ma essere elastici ovvero:
a) prima di usare prezioso suolo agrario, si usino tutte le superfici edificate e industriali, compresi i parcheggi. La superficie edificata italiana è dell’ordine del 10% del territorio nazionale, circa 30.000 km2. Considerane solo 1/4 (quella esposta a Sud), e fa circa 7500 km2, poco meno della superficie dell’Umbria! Dimezziamo ancora per via di vari problemi accessori, ombreggiature reciproche, e quant’altro e otterremo circa 3500 km2, come una Valle d’Aosta. Considerando che 1kWp occupa meno di 10m2, circa, otteniamo una potenza installabile di 350 GW… non male! Se poi vogliamo essere ultraconservativi, dimezziamo ancora e resta un ordine di grandezza di oltre 100 GW… Fatto quello, passeremo al suolo!
b) benissimo comunque fin d’ora usare suoli compromessi o da bonificare come vecchie cave dismesse, discariche, siti contaminati.
c) senz’altro possibile pensare di utilizzare suoli marginali in zone aride e in classe di produttività >=III, suoli molto acclivi, suoli pietrosi. Ma per favore, risparmiatemi almeno i suoli in classe I e II: sono sempre di meno e sono quelli che ci devono dare da mangiare…purtroppo sono anche i più comodi, e la storia insegna che i pirati, appena annusano l’affare, non si pongono certo questi scrupoli. O si fanno norme precise o ci troveremo con un ennesimo problema di artificializzazione del territorio.
Luca Mercalli




Come per l’eolico, qualsiasi forma di energia alternativa non può definirsi propriamente ecologica e tanto meno razionale se produce CONSUMO DI TERRITORIO, problema oggi prioritario tanto quanto quello delle emissioni dei gas serra, poiché ad esso strettamente connesso. Gli impianti fotovoltaici a terra sono segno di un fallimento nella pianificazione del territorio: con tutte le aree industriali, commerciali e artigianali, o più spesso i capannoni sparsi, che hanno invaso l’Italia, andiamo ancora a cercare nel suolo la superficie ove installare gli impianti fotovoltaici, ma siamo veramente dementi?!?!?
L.
Vi ho linkato da:
http://walden.splinder.com/post/18643878/Bonapartismo+fotovoltaico+%28pri
proprio a proposito di un caso (confuso) di consumo di suolo ad uso energie alternative
ciao
Wolf
no!
è il fallimento del mondo agricolo non più riconosciuto . Dove gli agricoltori non hanno più rendita dai prodotti coltivati per sostenersi e per questo si è costretti a trovare alternative , come affittare terreno per fare FV