di Luca Carra – fonte: L’espresso del 11/9/2008
Se alla Convention democratica Barack Obama ha detto qualcosa di verde è anche merito suo. Amory Lovins, guru tecno-ambientalista del Rocky Mountain Institute, inventore anni fa del ‘capitalismo naturale’, ha avuto la soddisfazione di sentire riecheggiare nelle parole del candidato democratico la sua proposta: uscire dal petrolio è possibile, anche senza investire sul nucleare.
Il suo ultimo libro, ‘Winning the oil endgame’ nel formulare la visione di una società basata sull’efficienza energetica, ha conquistato l’immaginazione di ambientalisti e anche di industriali illuminati, come i ceo della Boeing e di Wall-Mart, che valendosi della sua consulenza hanno drasticamente ridotto i consumi energetici delle loro società.
I vertici del governo cinese ne ha adottato gli slogan al punto di far tradurre il libro in mandarino e mettere l’efficienza energetica nel nuovo piano quinquennale. Rimbalzato da Pechino in Italia, dove l’11 settembre parteciperà al Convegno sull’efficienza energetica del Kyoto Club, Lovins ha rilasciato questa intervista a ‘L’espresso’.
Secondo lei gli Stati Uniti possono fare a meno del petrolio dal 2040. Non le sembra di peccare di ottimismo?
“Più passa il tempo, più questa visione si sta rivelando vera e fattibile. Sta crescendo la convenienza delle fonti energetiche alternative. Ma soprattutto si sta finalmente realizzando quel salto tecnologico nel settore automobilistico che gli consentirà di consumare molto meno e carburanti alternativi”.
Perché fare a meno del petrolio?
“Ci sono almeno tre motivi per sbarazzarsi dell’oro nero: il prezzo, visto che il barile di greggio è costantemente sopra i 100 dollari. La sicurezza: non possiamo continuare a dipendere da un pugno di paesi dai comportamenti imprevedibili. Il clima: l’effetto serra va preso sul serio e carbone e petrolio sono veleno”.
Allora perché non puntare sul nucleare? Non emette anidride carbonica e potrebbe sostituire il petrolio.
“E chi lo paga il nucleare? Nessun privato al mondo è disposto a tirar fuori soldi per questa fonte, che si è rivelata la più costosa. Ha mai visto un interesse sul nucleare da parte di Wall Street? La verità, contrastata dalla potentissima lobby pro atomo, è che il nucleare è così costoso (per realizzare gli impianti, per farli funzionare e per smantellarli) da rendere economicamente appetibili le rinnovabili e soprattutto il risparmio energetico. Tacendo del problema irrisolto delle scorie, è una fonte poco affidabile: dei 132 impianti realizzati negli Usa (sui 253 programmati in origine), il 21 per cento è stato chiuso anzitempo per problemi di costi o di guasti e il 27 per cento è fermo da anni. Anche quelli funzionanti devono chiudere in media per 39 giorni ogni 17 mesi per manutenzione e ricarica di carburante. In un libero mercato il nucleare non esisterebbe. Tanto è vero che negli Stati Uniti l’atomo viene pagato con le tasse dei contribuenti, 5 centesimi di dollaro a chilowattora, e ogni anno il Congresso, su impulso di George Bush, chiede un aumento dei sussidi: 30 miliardi di dollari per il 2008″.
Non crederà che bastino il sole e il vento…
“Io constato che il mercato crede molto di più alle rinnovabili che al nucleare: nel 2007, Cina, Spagna e Stati Uniti hanno generato più elettricità con l’eolico che il nucleare in tutto il mondo. Solare, eolico, e in generale tutte le fonti energetiche che l”Economist’ ha definito ‘micropower’, oggi forniscono un sesto dell’elettricità mondiale, e da un sesto alla metà nei 12 paesi più industrializzati. Investire in questi piccoli impianti presenta rischi molto bassi, e queste fonti stanno diventando molto affidabili e competitive”.
Anche le energie alternative devono venire pesantemente sostenute dai governi centrali.
“Molto meno degli impianti termici, siano essi nucleari o con altro combustibile. Le tecnologie delle rinnovabili sono nella loro infanzia e migliorano molto più rapidamente di tecnologie mature come il termoelettrico”.
Lei ha fatto breccia anche nel mondo industriale con la filosofia dei ‘Negawatts’, il risparmio energetico. Quanto si può spingere sul pedale dell’efficienza?
“È questa la prima leva da usare: prima di porsi il problema delle fonti energetiche bisogna ridurre all’osso i consumi. I risultati in questi anni sono stati straordinari”.
Ad esempio?
“Nel 2004 la Boeing stava scivolando dietro l’Airbus europeo, quando ha estratto dal cilindro il nuovo modello 787 Dreamliner, un aereo che allo stesso prezzo del concorrente è il 20 per cento più efficiente, più semplice da assemblare e per metà composto di carbonio. Da allora ha venduto quasi mille 787, un record nella storia dell’aviazione commerciale”.
Dal suo osservatorio, come sta reagendo l’industria italiana?
“L’Italia, insieme alla Gran Bretagna, è nelle migliori condizioni per sfruttare la rivoluzione del carbonio e dell’aerodinamica grazie alla Formula 1, dove già oggi si usa questa fibra con grandi risultati. Ed è un esempio per tutti la STMicroelectronics, che ha tagliato del 6 per cento all’anno i consumi energetici per unità di prodotto, con un ritorno dell’investimento in tre anni”.
Il risparmio energetico passa anche attraverso il ciclo dei rifiuti…
“In un certo senso si potrebbe dire che tutto è rifiuto. Delle materie prime che preleviamo dalla terra, il 93 per cento va perso tra estrazione e processo di trasformazione. Il 7 diventa prodotto, ma di questo solo un settimo può essere considerato un bene durevole. Di questa briciola, viene riciclato il 2 per cento. Uno spreco enorme, e un’altrettanto enorme opportunità di business. Un giorno l’amministratore delegato di Wall-Mart, la più grande catena di rivenditori al dettaglio del mondo, mi ha fatto vedere quanto packaging finisce nell’immondizia. Gli ho detto che loro pagano il prodotto, non l’imballaggio, e gli ho consigliato di rispedire tutti gli imballi ai loro fornitori. Lo ha fatto, e ora i loro Tir trasportano il doppio di merce nello stesso spazio. L’ecologia aguzza l’ingegno e crea profitto, e il mercato comincia ad ascoltarci”.




Approfitto di questo spazio per farti i complimenti per il blog, lo trovo molto ben strutturato anche graficamente.
E l’idea della mappa dei “casi aperti in Maremma” mi sembra geniale.
W la sentinella
scintillaverde.blogspot.com