Il cemento sta mangiando la Maremma

3 12 2008

Questa mattina ero a Montepescali. L’aria era tersa e pungente e la piana sottostante era coperta fino al mare da una fitta nebbia bianca. Attorno emergevano solo le verdi colline, con gli antichi paesi arroccati illuminati dal sole. Mi sono sentito trasportato in un altro tempo, un tempo in cui i valori da tramandare erano forti e silenziosi, l’immaginazione era utile, la gente dialogava e si incontrava, l’onestà intellettuale regolava le gerarchie, l’apprendimento era un momento sacro e l’amore era vero. Braccagni non esisteva.

Polo Industriale Madonnino, Roccastrada

Madonnino, Roccastrada: Il secondo stralcio del primo lotto dei lavori di urbanizzazione del Polo Industriale (foto Patrick Marini)

Ma improvvisamente la nebbia si è diradata scoprendo il presente. Il rumore di fondo che sale dall’Aurelia si è fatto di nuovo sentire, dopo che la mia immaginazione era riuscita per un attimo ad abbassarlo. Ero di nuovo nel chiassoso tempo della velocità, dell’accumulo di merce e di denaro, delle scintillanti icone dell’individualismo, delle immagini volgari ed arroganti che riempiono i vuoti tra una pubblicità e l’altra della nostra “vita liquida”.
Sono tornato nel mondo in cui il settore immobiliare copre il 78% della corruzione mondiale (Rykwert, Transparency International, l’associazione non governativa che si occupa della corruzione nel mondo), in cui centinaia di milioni di persone muoiono di fame in paesi lontani come se non ci riguardasse, dove le scuole sono soltanto un debito, il pensiero dà fastidio come lo danno i vecchi, gli stranieri, gli emarginati e i poveri di un lumpenproletariat dilagante che potrebbe travolgere tutto, tra scheletri di capannoni abbandonati e città in rivolta.  (Patrick Marini, membro del comitato “La Sentinella della Maremma”)

“Il cemento sta mangiando la Maremma”
di Gabriele Baldanzi – fonte: Il Tirreno, 31/8/08

GROSSETO. L’allarme sul consumo indiscriminato di territorio in provincia di Grosseto è stato lanciato da una relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente, l’Aea, nella quale periodicamente si analizzano le conseguenze ambientali della sovracrescita urbana in Europa [post del 9/5/2007 "Sprawl - la Maremma tocca il fondo"]. Il portale-giornale «La Sentinella di Maremma», sempre in prima linea nelle battaglie ambientaliste, ha dedicato al tema un ampio servizio, a firma dell’architetto Patrick Marini [post del 4/2/2008 "Ma che paese è questo? 15 anni dopo" vedi anche qui]. Anche perché la frazione-hinterland di Braccagni, dove nasce la Sentinella, di recente è stata presa a modello (ovviamente negativo) sull’avanzata del cemento.

Costruire meno e meglio. Tra il 1990 e il 2005, secondo l’Istat, l’Italia ha perso 240mila ettari di territorio all’anno per un totale di ben 3 milioni e 600mila ettari, quanto Lazio e Abruzzo messi insieme. Numeri che danno la dimensione drammatica dell’espansione edilizia, che in Italia convive paradossalmente con una cronica emergenza casa. Che significa? Che si costruisce tanto, ma sono abitazioni private, costose, destinate alla speculazione. In cattiva compagnia. La Maremma, in particolare, risulta tra le zone con maggior consumo di territorio in Europa. Stando all’ultimo Rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente la provincia di Grosseto risulta in fondo alla classifica assieme, è vero, ad altre zone d’Italia ma sopratutto con le Province più arretrate dell’Est Europa e del Portogallo dove, a fronte di una decrescita demografica, si evidenzia una forte occupazione di suolo. Nell’Europa avanzata (Inghilterra, Francia e Germania) invece lo Sprawl (si chiama così il consumo di territorio per effetto della città diffusa) è già contrastato da leggi specifiche. Guardare a Londra. Marini, nella sua disamina, spiega ciò che qui ancora non si è capito. «A Londra – prosegue Marini – si è registrato negli ultimi 10 anni un incremento di popolazione di un milione di persone senza che venisse toccato un solo metro quadrato di green field, la campagna intorno alla città». Il caso Braccagni. Insomma, mentre i paesi avanzati, in fase di deindustrializzazione, si concentrano sulla qualità della vita dei propri cittadini, sulla preservazione delle aree verdi e sull’ottimizzazione delle risorse dei contribuenti, «a Braccagni – sono ancora parole di Marini – si va in controtendenza. In pochi anni sono raddoppiati gli alloggi senza neppure aver predisposto opportuni standard urbanistici, per non dire dei progetti di poli industriali, logistici, fieristici ancora in essere relativi alla trasformazione di 200 ettari di campagna sempre intorno a Braccagni». Madonnino da ripensare. Marini non le manda a dire. «La zona del Madonnino, in totale 200 ettari strappati alla campagna ed in fase di definitiva trasformazione, è tra l’altro un’area a vincolo idrogeologico e soggetta ad alluvioni, con ulteriore aggravio dei costi per la collettività e pericolo per le zone circostanti. Inoltre, a fronte di queste previsioni di sviluppo, non si è ancora messo in funzione il depuratore di Braccagni né si è provveduto a collegarlo con le aree dove stanno sorgendo i poli industriale, logistico, fieristico, con ormai evidenti conseguenze sul bacino idrografico del fiume Bruna». È questione di denari… Ma come mai i nostri amministratori perseguono queste scelte? La ragione è semplice. L’entrate dei comuni, anche in Maremma, fino a un anno fa derivavano, per una media del sessanta per cento, dall’Ici e dagli oneri che pagano i costruttori; il che significa che per fare cassa gli amministratori trovano conveniente dare concessioni edilizie e sprecare territorio, per poi accorgersi, magari, che il traffico aumenta, le infrastrutture mancano e, nel migliore dei casi, essere costretti a cancellare altri ettari di campagna per rimediare. «È il cane che si morde la coda» – scrive Marini. Si cancella il passato. Braccagni, dicevamo, è l’esempio eclatante di certe scelte. È un paese da sempre privo di una piazza e di un centro di riferimento, ma aveva comunque una sua storia. Dopo 15 anni di trasformazioni urbanistiche, mosse dal pensiero dominante di “Sviluppo, Progresso e Benessere” – ora non ha più forma e logica. Non solo. Marini evidenzia come si è assistito «nell’ultimo periodo allaIl cemento sta mangiando la Maremma


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