Kite Gen, bawaajige nagwaagan e il salto di civiltà

7 07 2009

Qui sotto vedete un “bawaajige nagwaagan” che in lingua Ojibwe (una tribù del Nord America) significa trappola per sogni.  Un cerchio in legno che rappresenta il ciclo della vita e l’universo. All’interno una rete per “acchiappare” i sogni e dirigerli, se buoni, verso un filo di perline simboleggianti la natura oppure, se dannosi, verso delle piume di uccelli per allontanarli aiutando la crescita spirituale del possessore. I bambini indiani, ai quali veniva donato alla nascita, lo conservavano per tutta la vita decorandolo come meglio credevano.

Il bel post di Ugo Bardi (presidente di ASPO-Italia) su “Oil Drum: Europe” parla appunto di un sogno buono. Ci illustra l’eccezionale potenzialità del generatore eolico Kite Gen, molto somigliante alla nostra “trappola per sogni” con il suo generatore, le perline dove confluiscono tutti i sogni buoni, azionato con un movimento circolare da aquiloni agganciati con lunghe funi, le piume di uccello che fanno volare via i sogni cattivi. Il Kite Gen è stato concepito e realizzato da Massimo Ippolito della italiana Sequoia Automation. Nell’articolo di Bardi si parla di un EROI (Ritorno Energetico) di ben 375 ! (contro il 30 delle pale eoliche, il 10 del fotovoltaico e persino il fattore 100 del petrolio dei tempi d’oro)

Ciò significa che per la prima volta abbiamo un sogno buono da seguire grazie a una invenzione che è in grado di produrre energia rinnovabile a basso costo e in tale quantità da alimentare la costruzione di un generatore simile ogni mese per 30 anni senza l’ausilio del petrolio. Una fonte di energia pressoché illimitata.

Tuttavia la tecnologia, prodotta dalla fervida immaginazione umana, da sola potrebbe non essere sufficiente a mantenere l’attuale stato di benessere dei paesi più ricchi. Da sola potrebbe rivelarsi un catalizzatore negativo utile soltanto a prolungare l’attuale agonia globale.  All’abbondanza di energia, infatti, corrisponderanno consumi sempre più elevati che faranno venire al pettine altri nodi cruciali come la scarsità di materie prime, che gia oggi intravvediamo,  inquinamento e sovrappopolazione.

Abbiamo però una possibilità per dirigere questi problemi verso le piume di uccelli del nostro “bawaajige nagwaagan” e fare un salto di qualità: dobbiamo stabilizzare economia e popolazione. La scienziata ambientale  Donella Medows, nell’ultimo capitolo de “I nuovi limiti dello sviluppo”,  ci indica gli strumenti indispensabili per raggiungere questo obiettivo: immaginazione, onestà intellettuale, reti sociali, apprendimento….e persino  l’amore!

Questi strumenti assieme alla a-crescita, teorizzata dall’economista e filosofo Serge Latouche, potrebbe essere l’anello mancante per il salto verso una nuova civiltà e potrebbe permetterci di continuare a decorare il nostro bawaajige nagwaagan ancora a lungo su questo pianeta.

qui sotto riporto uno stralcio del post di Ugo Bardi da me tradotto:

«…. Ma vi è un problema molto più grave il fatto che l’energia non è l’unico parametro che influenza l’economia. Abbondanza di qualcosa non significa abbondanza di tutto. Abbondante energia elettrica non si traduce necessariamente in abbondante cibo, benché l’elettricità possa certamente essere utilizzata in agricoltura, in sostituzione dei combustibili fossili. Che il nostro problema non sia soltanto l’energia è confermato dai modelli sviluppati per la serie i “Limiti dello Sviluppo” (Meadows 2004). I modelli possono essere eseguiti per gli scenari che assumono abbondanti (o anche infinite) disponibilità di energia, ma il risultato è che il sistema economico collassa a causa della tensione per l’ambiente e per l’agricoltura generato da una combinazione di sovrappopolazione e di inquinamento. Per evitare il collasso è necessario stabilizzare l’economia e la popolazione a un livello stazionario. Anche così, il progressivo esaurimento dei minerali ci renderà sempre più dipendenti dall’energia, se vogliamo mantenere il flusso di materie prime minerali al livello attuale (Diederen 2008, Bardi, 2008). Dunque, anche con molta energia, dovremo continuare a riciclare e riutilizzare materiali di ciò che abbiamo fabbricato.

Dunque, anche con abbondante energia abbiamo ancora bisogno di venire a patti con il fatto che la terra è un sistema limitato. Tuttavia, l’energia eolica ad alta quota ci offre una speranza di un futuro di relativa abbondanza, anche di prosperità, se saremo in grado di mantenere l’economia e la popolazione stabile ed evitare il sovra sfruttamento delle risorse agricole e minerali ..»

Vedi il post integrale su:

http://europe.theoildrum.com/node/5538

vedi anche:

http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/07/13/eolico-di-alta-quota-unera-di-abbondanza/

http://www.kitegen.com/index_it.html

http://europe.theoildrum.com/node/5554

http://nova.ilsole24ore.com/nova24ora/2009/07/aquiloni-energetici.html


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