Barocci candidato presidente della Provincia

1 06 2009

Mancano pochi giorni alle prossime elezioni provinciali del 6-7 Giugno. Benchè La Sentinella della Maremma non abbia mai preso una posizione politica ritiene, in questa occasione in cui confusione e disaffezione politica si fanno sentire più che mai,  appoggiare  il candidato Roberto Barocci, che conosciamo e stimiamo  per la sua capacità, le sue battaglie, le sue idee e non ultimo  per la sua integrità morale.

 

Roberto Barocci, 62 anni, ha insegnato per 30 anni materie economiche nel corso per Geometri a Grosseto, impegnandosi nella sperimentazione curriculare di nuovi contenuti e metodi didattici.
Da molto tempo coltiva l’hobby dell’agricoltura biologica per l’autoconsumo.
A differenza di altri candidati, affronta la campagna elettorale con il solo contributo economico e di idee degli iscritti pubblicamente al Prc, senza cercare contributi provenienti da soggetti o società private, criticando apertamente lo spreco di risorse, in manifesti, aperitivi… , praticato da altri candidati.
E’ convinto dei limiti oggettivi ed etici del liberismo, sia quello di destra che quello di sinistra; entrambi, infatti, hanno puntato alla crescita economica fondata sulla delocalizzazione delle produzioni, nei paesi dove non sono vigenti i diritti conquistati dai lavoratori in Europa negli ultimi due secoli.
E’ convinto, altresì , dei limiti e della insostenibilità  ambientale del modello economico dominante. Da decenni svolge  lavoro volontario a sostegno dei Comitati ambientalisti della provincia, di Italia Nostra e del Forum Ambientalista.
Per questo lavoro già svolto ha raccolto l’adesione alla sua candidatura da parte sia della lista Verde,  sia dei Comitati per “L’altra maremma”.
Ritiene indecente cercare di incontrare gli elettori solo in occasione della campagna elettorale. Ciò che ha fatto nei mesi e anni passati in materia di smaltimento dei rifiuti , energia,  tutela del paesaggio,  lo trovate sul su www.barocci.info , dove potete leggere anche due suoi libri- inchiesta su acqua e bonifiche (arsENIco e Maremma Avvelenata). Nel sito http://www.rifondazionegrosseto.com/ trovate il suo programma elettorale.

CANDIDATI A CONSIGLIERI PROVINCIALI

1 Bisconti Giovanni    ARCIDOSSO
2 Baronti Francesco    CASTIGLIONI
3 Bellacchi Fosco        CIVITELLA PAGANICO
4 Marazita Rita    FOLLONICA I
5 Gianardi Paolo    FOLLONICA II
6 Petrelli Fabio    GAVORRANO
7 Giomi Antonietta    GROSSETO I
8 Lelli Renzo         GROSSETO II
9 Cecchini Manuela    GROSSETO III
10 Giomi Antonietta    GROSSETO IV
11 Biagianti Marco     GROSSETO V
12 Giometti Stefano    GROSSETO VI
13 Lelli Renzo    GROSSETO VII
14 Meini Fabio     GROSSETO VIII
15 Tronconi Renzo    MANCIANO
16 Marchi Daniele     MASSA MARITTIMA
17 Baghini Giuliano    M. ARGENTARIO I
18 Dell’Ampio Fabio    M. ARGENTARIO II
19 Baghini Giuliano    ORBETELLO I
20 Dell’Ampio Fabio    ORBETELLO II
21 Baldelli Paola    PITIGLIANO
22 Tronconi Renzo    ROCCASTRADA
23 Di Benedetto Aldo    SANTA FIORA
24 Baldelli Paola    SCANSANO

Per le amministrative 2009 Roberto Barocci oltre ad essere il candidato a presidente per il PRC lo è anche per la lista dei Verdi e della lista Civica L’Altra Maremma.





Avvertenze per l’uso

28 04 2009

di Roberto Barocci sulle elezioni provinciali 2009

Riceviamo dall’amico Roberto Barocci e volentieri pubblichiamo:

Espongo due notizie che consentono ai cittadini di verificare la coerenza dei candidati, che in prossimità del voto si sono dichiarati sostenitori dei Comitati ambientali e contrari all’incenerimento.

Prima: lo scorso 10 marzo 2009 è stata depositata in Parlamento la proposta di legge 2271, sottoscritta da ben 136 deputati del partito di
Antichi e Turini
. Tra i firmatari, anche il sottosegretario all’ Ambiente Roberto Tortoli, ritenuto da alcuni comitati un “amico”. E’ scritto in tale disegno di legge, espressamente concepito per togliere ai Comitati ambientalisti uno strumento di intervento, che qualora il ricorso al TAR, cioè alla giustizia amministrativa, “sia respinto perché manifestamente infondato, il giudice condanna le associazioni soccombenti al risarcimento del danno oltre che alle spese del giudizio”.  Così commenta un Magistrato prestigioso, Giovanni Losavio, presidente nazionale di Italia Nostra: “È chiaro che lo scopo specifico della proposta di legge è quello di mettere catene alle Associazioni, impedendo di fatto lo svolgimento del proprio ruolo civico con la minaccia di ritorsioni per avere la via spianata a fare del territorio quello che loro vogliono”. Così i nostri concittadini, che hanno verificato l’esistenza di possibili illegittimità nei permessi amministrativi rilasciati, come nei casi verificati di recente dal Comitato per il No di Scarlino e dal Comitato delle Strillaie, rischiano grosso. Se perdono in giudizio, dovranno non solo pagare le spese processuali e gli avvocati, in disprezzo del trattato di Aarhus che vuole invece che le spese dei giudizi promossi dai cittadini siano sostenute dall’Ente pubblico, ma anche il danno all’immagine e al buon nome della società costruttrice dell’impianto, che sicuramente farà valere questo nuovo diritto che il Partito delle Libertà regala loro.

Seconda: i primi di aprile 2009 l’Ato/rifiuti, con il consenso dei Sindaci in carica, cioè anche Marras, Bizzarri e Saragosa ha deliberato l’avvio della procedura di gara per la selezione dei soggetti privati, o consorzio di imprese, che dovranno realizzare gli impianti di trattamento rifiuti e, tra questi, non c’è nessun impianto per il trattamento del rifiuto differenziato, tipo Vedelago, nonostante le promesse fatte, ma c’è invece l’impianto di produzione del combustibile da rifiuti alle Strillaie e il raddoppio dell’inceneritore di Arezzo. E’ evidente a tutti che vincolare i comuni della provincia per i prossimi 28 anni a conferire alle Strillaie 118.000 ton/anno di rifiuti indifferenziati, per farne combustibile, significa non rispettare gli obiettivi regionali sulla riduzione della produzione, non poter sviluppare la raccolta differenziata e ingannare i cittadini che sono contrari all’incenerimento e che propongono alternative più economiche, alternative che danno più occupazione e che tutelano la salute dai tumori.
Per queste incoerenze il Prc delle province di Grosseto, Arezzo e Siena hanno rotto l’alleanza dei governi provinciali con il PD e si presentano all’elettorato in opposizione a tali scelte.

Roberto Barocci





Scarlino avvelenata

3 10 2008

“La crescente tendenza globale di bere acque freatiche è fonte di un’epidemia di avvelenamento da arsenico. Decine di migliaia di persone soffrono di lesioni della pelle, cancri e altri sintomi fino alla morte. Si ritiene che centinaia di milioni di persone stiano correndo gravi rischi.”
(Fred Pearce, New Scientist 6/8/2003)

di Paolo Villani – fonte: Il Tirreno, 28/9/2008
Inquinamento da arsenico: è allarme. È quanto sostiene il Comitato per il no all’inceneritore che ha presentato i dati ufficiali Arpat sulle falde acquifere della piana di Scarlino.
Il valore limite di legge per l’arsenico è 10 (microgrammi/litro) e da questo studio, riferisce il Comitato, emerge invece come in questa zona non sia superiore di poco ma bensì di molte centinaia di volte, con punte che arrivano ad oltre 5-7 mila. «Nel sito industriale del Casone di Scarlino l’arsenico nelle acque – dicono i membri del comitato – nelle acque è in costante aumento ed ha raggiunto il record assoluto di 6.812 microgrammi per litro! Siamo passati da valore di 955 del 2002 a valori tra 4.000 e 7.000 degli ultimi due-tre anni. L’aumento è costante e dà un’idea precisa delle dimensioni del disastro presente e di cosa potrà accadere in futuro». Leggi il seguito di questo post »





Scarlino: arselle all’arsenico

15 02 2008

di Roberto Barocci – fonte: www.barocci.it

Come era stato previsto e come era prevedibile, si sono registrate nelle arselle, raccolte a pochi metri dalla spiaggia di Scarlino, concentrazioni di Arsenico tossiche per l’uomo. Erano già state documentate quantità di Arsenico superiore ai limiti di legge sia nelle falde idriche superficiali della piana retrostante la spiaggia, sia nelle sabbie dei canali che dalla piana retrostante arrivano in mare. Ancora una volta, il Comune di Scarlino e la Provincia di Grosseto, che già certificarono una inesistente anomalia “naturale”, sono chiamate a giustificare l’omessa delimitazione, messa in sicurezza e bonifica delle falde idriche inquinate dalle attività industriali realizzate nella piana di Scarlino.

Dal sito di Roberto Barocci si possino scaricare interessanti documenti

Nell’immagine sotto si vede l’area di Scarlino con sovrapposte le curve di iso-concentrazione di arsenico, calcolate sulla base del valore minimo del tenore di Arsenico in ogni punto.





Il fallimento del Piano provinciale dei rifiuti

28 08 2007

di Roberto Barocci
Una battaglia culturale e politica in provincia contro l’incenerimento dei rifiuti, per il recupero, il compostaggio e la riduzione dei rifiuti.

Perché No all’incenerimento dei rifiuti?.

Perché ci sono alternative allo smaltimento dei rifiuti molto migliori sotto diversi punti di vista, tutti assai importanti.

Vediamoli.Ma prima bisogna sfatare una concezione infondata e frutto di ignoranza, anche se fortemente radicata nella pubblica opinione. Mi riferisco a quando si compie una equazione non vera: quella che con l’incenerimento si eliminano le scomode discariche e che con il fuoco purificatore si possa anche eliminare tutto ciò che vorremmo allontanare dalle nostre case. Fino a pochi decenni fa il fuoco era ancora generalmente utilizzato e conosciuto come il mezzo migliore per combattere parassiti e malattie (come la peste), che hanno profondamente segnato l’umanità, e con il fuoco si è combattuto tutto ciò che minacciava la salute umana e l’ordine costituito, comprese le idee delle “streghe” e gli “eretici”, che minacciavano la credibilità del potere cattolico. Per tutto questo ci sono convinzioni errate molto radicate.

In verità il fuoco può uccidere dai microbi agli oppositori politici, ma in verità in natura nulla si crea e nulla si distrugge e il fuoco può solo trasformare la materia.

In particolare l’incenerimento dei rifiuti, come quello di Scarlino, scarica per lo più nell’atmosfera e poi in discarica una massa di gas, micropolveri e ceneri più grande della massa dei rifiuti bruciati.

Proviamo a considerare il bilancio di massa di un inceneritore, cioè ciò che in esso entra ed esce per trattare 1 kg di RSU (rifiuti solidi urbani):


Tratto da “Da Rifiuti A Risorse” A. Tornavacca M. Boato 1998

Pertanto la massa dei rifiuti inceneriti viene moltiplicata anche per 3 o 4 volte con un consumo di acqua e aria buona, sempre più rare e costose e con emissioni di sostanze molto pericolose per il clima e la salute: diossine, metalli pesanti e polveri ultra sottili.

Di qui il primo motivo per dire NO: si peggiora a situazione di partenza, quando invece si può migliorare.

Il risultato dell’incenerimento è quello di passare dallo smaltimento dei rifiuti in discarica, dove i rifiuti venivano portati tal quali in un luogo disgraziato, vedi Le Strillaie a Grosseto, rovinandolo e, però controllabile, ad uno smaltimento apparentemente tecnologico e pulito, ma che in realtà, per un verso continua ad avere bisogno di discariche nel territorio per le ceneri e i fanghi, e che usa, anche per smaltire l’incremento di massa inquinata prodotta, una nuova discarica: l’atmosfera, molto meno visibile e però non più controllabile, nel senso che gli inquinanti si disperdono in un mezzo molto più grande, ma sempre limitato.

Che l’atmosfera è limitata e si sta modificando in modo preoccupante per le emissioni di gas, se ne stanno accorgendo un po’ tutti per le variazioni climatiche, anche se ci sono i soliti negazionisti che difendono gli interessi dei petrolieri.

Ma ciò che molti non sanno è che molte sostanze, dopo essere state trasformate con il fuoco in sostanze più piccole, che nessun filtro è in grado di catturare, ecco il punto più importante, ma che sono infinitamente più pericolose per la salute, si diffondono nell’ambiente, uccidendo e facendo crescere le morti per tumori. Tutto ciò comporta costi umani enormi e incalcolabili. Così ad esempio avviene per il cloro del nostro sale di cucina presente nei cibi o per le pile presenti nei rifiuti solidi urbani, che alle alte temperature degli inceneritori si trasformano in Diossine o in Nanoparticelle di metalli tossici, entrambi cancerogeni. Solo questo punto basterebbe per dire NO.

Sulla pericolosità delle diossine e sui limiti di legge che non tutelano la salute, rimando al lavoro del dott. Federico Valerio, dell’Istituto Tumori di Genova mentre sulla pericolosità delle polveri sottili di metalli tossici, rimando allo studio epidemiologico su Coriano/Forlì, condotto per la CEE, dove le morti aggiunte si contano a centinaia.

Solo dei cinici malati o corrotti possono continuare a negare le conclusione di questo studio che potete leggere a pag.42 e 43.

Altri studi recenti possono essere recuperati in questo sito

Sulle alternative:

Ormai in Italia le esperienze di Raccolta Differenziata “porta a porta” con Tariffa premiante hanno maturato dati e bilanci inoppugnabili (Raccolta differenziata al 70-80% in pochi mesi), che testimoniano la facilità con cui si possono realizzare alternative all’incenerimento dei rifiuti con grandi vantaggi occupazionali, con riduzioni delle tariffe a carico dei cittadini, con utili a favore delle imprese che lavorano le materie recuperate e con ovvi vantaggi ambientali.

Viceversa il presidente della Provincia di Grosseto, attraverso ripetute interviste ai giornali, continua a fornire ai cittadini informazioni false, parziali e scorrette sulla necessità dell’incenerimento rifiuti, sulla mancanza di valide alternative, arrivando perfino a falsificare i dati di studi epidemiologici.

Un fatto a mio avviso molto significativo è rappresentato dalle scelte recentemente compiute dalle Associazioni dei piccoli imprenditori e artigiani della provincia di Treviso. In quella provincia il territorio è suddiviso in tre Ambiti di gestione dei rifiuti ed uno di questi, conosciuto come “Consorzio Priula” ha da qualche anno scelto la raccolta differenziata spinta e Tariffa premiante, mentre gli altri due Ambiti hanno mantenuto i tradizionali sistemi di smaltimento con i cassonetti stradali… Ebbene i risultati conseguiti dal Consorzio Priula, in termini di costi e vantaggi per le imprese, oltre che per i cittadini, hanno convinto gli imprenditori a chiedere formalmente alle autorità politiche della Provincia di Treviso ad adottare il sistema Priula anche negli altri due Ato provinciali.

Ancora, per comprendere quanto sia convincente la raccolta porta a porta, praticata con una esperienza limitata a qualche quartiere nel Comune di Capannori, si legga di seguito cosa ha deliberato il Consiglio Comunale di Capannori con Del. n° 44/2007, per estendere su tutto il suo territorio tale pratica:

“…..D E L I B E R A

1. di intraprendere il percorso verso il traguardo dei “Rifiuti Zero” entro il 2020 stabilendo per il 2008 il raggiungimento del 60% di raccolta differenziata e per il 2011 il 75%;
2. Per il raggiungimento di tali obiettivi il consiglio Comunale di Capannori dà mandato alla Giunta Municipale di estendere a tutte le principali e più popolose frazioni del territorio comunale la modalità di raccolta “Porta a Porta” dei rifiuti urbani ed assimilati;
3. di istituire entro il 2008 un sistema tariffario basato sulla effettiva quantità di rifiuti prodotti dalle utenze domestiche e non domestiche;
4. di realizzare entro il 2008 un centro comunale per la riparazione e il riuso dove beni durevoli e imballaggi possano essere reimmessi nei cicli di utilizzo ricorrendo eventualmente anche all’apporto di cooperative sociali e al mondo del volontariato;
5. di offrire all’Amministrazione Provinciale tutta la propria collaborazione alla discussione per la realizzazione di un impianto di compostaggio sul proprio territorio per la valorizzazione della frazione organica recuperata;
6. di applicare, anche con appositi corsi di formazione-informazione rivolti al personale dell’ente ed anche ai dipendenti dell’Azienda ASCIT S.p.A. – Servizi Ambientali, gli adempimenti previsti dal DM 08/05/2003 al fine di ridurre gli sprechi e di favorire lo sviluppo di un mercato per il ricorso a beni e servizi basati su materiali riciclati;
7. per quanto riguarda il conferimento della frazione residua dei rifiuti di dare mandato alla Giunta Municipale affinché intraprenda tutti gli sforzi per minimizzarne i flussi di rifiuti, favorendo, anche in ambito di programmazione provinciale la realizzazione di impianti “a freddo” in grado di recuperare ancora materiali contenuti nei residui ed in grado di orientare costanti iniziative di riduzione volte a “sostituire” oggetti e beni non riciclabili o compostabili.
8. di dare mandato alla Giunta Municipale di adoperarsi negli confronti degli Enti Competenti affinché i rifiuti-residui prodotti sul territorio comunale non vengano avviati ad incenerimento (la cui logica contrasta con l’obiettivo rifiuti zero) o avviati “tal quali” a discarica;
9. di istituire l’ “Osservatorio verso Rifiuti Zero” che abbia il compito di monitorare in continuo il percorso verso Rifiuti Zero indicando criticità e soluzioni per rendere il suddetto percorso verificabile, partecipato e costantemente in grado di aggiornarsi anche alla luce dell’evolversi del quadro nazionale ed internazionale….”
Per chi desiderasse approfondire le caratteristiche degli impianti a freddo che possono smaltire la parte residua non differenziata si rimanda ad un progetto in realizzazione in Inghilterra, scaricabile da:

http://www.noinceneritori.org/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=26&Itemid=28

Se nella nostra provincia non si è ancora superato il valore del 30% di raccolta differenziata, se cresce la produzione dei rifiuti e crescono le tariffe a carico dei cittadini, ciò è dovuto da una parte agli interessi concreti dei gestori degli impianti fissi, che condizionano le scelte politiche locali e chiedono e ottengono quantità costanti di rifiuti indifferenziati da trattare e da bruciare, dall’altro dall’ignoranza degli amministratori che ritengono sommabili o integrabili le diverse modalità di trattamento. In verità tutte le esperienze più avanzate in Italia e nel mondo stanno a testimoniare un fatto semplice e facilmente intuibile: che i sistemi di raccolta e smaltimento rifiuti sono diversi e alternativi. Da noi, anziché riconoscere l’esistenza di sistemi obiettivamente non conciliabili si insiste nel volerli “integrare”, ma, come è facilmente intuibile dalle persone oneste, non ha senso sommare i maggiori costi di raccolta del differenziato con il sistema del porta a porta con i maggiori costi di ammortamento e gestione degli impianti di trattamento e combustione dei rifiuti.

Di qui il fallimento dei Piano provinciale dei rifiuti.





Piana di Scarlino: Arsenico dovuto soprattutto alle industrie

20 04 2007

Follonica Scarlino
Periferia di Follonica, sullo sfondo la piana di Scarlino

Il Tirreno, Venerdì 20 Aprile 2007 (p. Scarlino IX) di F.N.

I risultati sono arrivati. Ieri, sono stati presentati i risultati della campagna di studio “Scarlino II” realizzata tramite la convenzione tra Regione, Arpat e dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze e finalizzata a verificare la mobilità dell’arsenico dal suolo, alle acque e ai vegetali. “Scarlino II” (che ha come supervisore Giuseppe Tanelli) ha interessato le aree della Piana di Scarlino, dell’alto Bruna e del Pecora e ha previsto lo scavo di due pozzi alla Botte. Sono stati attraversati i terreni alluvionati e raggiungere lo strato roccioso a 144 metri di profondità.

Tanelli ha evidenziato che nella perforazione del pozzo profondo alla Botte sono state individuate ben 9 falde: «Mentre la falda freatica superficiale presenta tenori elevati di arsenico, nelle otto falde artesiane sottostanti si rileva un netto abbattimento di tale presenza, ma non sempre al di sotto dei limiti di legge».
Ieri mattina, per la prima volta è stato evidenziato che la presenza di arsenico nella piana di Scarlino è dovuta non soltanto a motivi “geologici”, ma anche e soprattutto a motivazioni di tipo antropico e industriale. E se il presidente della Provincia di Grosseto, Lio Scheggi dice che «è inutile fare allarmismo», il segretario di Rifondazione Roberto Barocci sottolinea che «l’arsenico nelle falde acquifere della Piana c’è, ed è un’emergenza». «Se si continua a far finta che tutto sia sotto controllo e a non agire con decisione per identificare e rimuovere la causa dell’inquinamento, si rischia di fare avvelenare anche i pozzi Bicocchi, ovvero le fonti dalle quali Follonica attinge l’acqua potabile per i suoi cittadini» ha aggiunto il segretario di Rifondazione. Per Barocci gli studi sull’arsenico condotti dal ‘93 ad oggi sono basati su modalità che violano le previsioni di legge: «Ci sono tre punti che lo dimostrano: la mancata delimitazione dell’area della falda superficiale inquinata e la mancata indagine sulle falde idriche profonde, nonostante risultino inquinate da analisi documentate da pubblici uffici; in secondo luogo l’aver ignorato i percorsi di migrazione dei metalli tossici dalle sorgenti di contaminazione alle acque di falda; in terzo luogo aver lasciato nei terreni alte concentrazioni di metalli tossici e arsenico». Parole, quelle di Barocci, che non sono piaciute al presidente Scheggi che lo ha invitato a rivolgersi alla Procura per sciogliere i propri dubbi”. La Provincia sta inoltre valutando l’eventualità di agire legalmente contro Barocci. All’incontro ha partecipato anche l’assessore regionale all’Ambiente, il Verde Marino Artusa: «Apprezzo il lavoro di Tanelli e dell’Arpat. Ora è il momento di agire».