- il potenziamento dell’illuminazione pubblica di tutti i centri abitati e di quella privata con utilizzo di corpi illuminanti inadatti e conseguente inquinamento luminoso e spreco cresente di energia
- l’abbattimento, ormai consueto, delle alberature in occasione della manutenzione dei fossi con il conseguente indebolimento delle sponde, l’aumento della velocità del deflusso delle acque e la distruzione del prezioso abitat di numerose specie animali
- la concessione di estrazione di gesso e produzione di 20 milioni di mq/anno di cartongesso (vedi articolo)
- la cementificazione di 5 ettari di terreno agricolo di classe I per l’impianto di pannelli fotovoltaici su inutili e costosi inseguitori solari (vedi articolo)
- la cementificazione di 42 ettari di terreno agricolo di classe I per la realizzazione di un Polo Agroalimentare (poi diventato Industriale – Commerciale) che, a 8 anni dalla sua realizzazione, è in stato di abbandono e per il quale si sta impiantando un sistema di idrovore da 8 milioni di Euro (soldi dell collettività) per rendere sicura la’area dalle frequenti alluvioni (vedi articolo)
- la cementificazione di 8 ettari per una inutile e costosa e soprattutto brutta struttura fieristica sul limitrofe territorio grossetano (vedi articolo)
- il recente annuncio della cementificazione di 20 ettari sul confinante territorio grossetano del Polo fieristico per la realizzazione di un Polo Logistico intermodale, retroporto di Livorno, Civitavecchia e Piombino (vedi articolo)
- la trasformazione della vicina variante Aurelia in autostrada con relativi svincoli, caselli, rotonde e illuminazioni varie
Loc. Olmini: si lavora giorno e notte nel primo dei 5-8 pozzi esplorativi in fase di perforazione. Sullo sfondo le luci di Montepescali
ecco l’ennesima violenza al nostro territorio denominata “Progetto Fiume Bruna” della Indipendent Energy Solutions per la “coltivazione” di gas metano che procede a grande velocittà. Non si tratta di “coltivazione” agricolama si tratta di unaterminologia dell’industria mineraria e estrattiva che indica il complesso delle operazioni per estrarre i minerali da un giacimento. L’area interessata è la valle del Bruna tra Montemassi, Sticciano, Montepescali e Vetulonia.
Un altro pezzo di Maremma svenduto in cambio tanti buoni propositi basati su un investimento di 50 milioni di Euro per l’estrazione di 2,4 miliardi di metri cubi di gas in 30 anni che tranquillizzano tutti, a partire dalla terminologia molto amichevole… “coltivazione” e “Progetto fiume Bruna“, fino al rispetto assoluto di tutte e le norme e i vincoli stabiliti secondo le necessità del caso… e dalla ipotesi di un eventuale intrappolamento, dopo l’estrazione del gas, della CO2 non si sa bene come catturata.
La Maremma, Distretto Rurale d’Europadi nome ma non di fatto, sta puntando direttamente verso una nuova identità: quella di una squallida periferia urbana in declino di una città che non c’è, alla quale mancano ancora all’appello qualche iper centro commerciale, alcuni outlet, un rigassificatore, un termovalorizzatore e magari un campo nomade sotto gli svincoli. Mala tempora currunt.
La torre di perforazione: sullo sfondo Montepescali
Succede quando non si dà valore alla propria terra, alla propria identità. A Braccagni, piccola frazione dormitorio a 15 km da Grosseto, 20 ettari di suolo agricolo di classe I ubicati ai margini dell’antico lago Prile liberato dalla malaria e reso coltivabile da imponenti opere di bonifica durate centinaia d’anni, verranno trasformati, in nome dell’ormai consueto ossimoro “sviluppo sostenibile”, …in polo logistico retro portuale di Piombino, Livorno e Civitavecchia.
Braccagni: in rosso l'area di 20 ettari su cui sorgerà il nuovo Polo Logistico
L’aumento di carico urbanistico al quale la piccola frazione campagnola, nota per il canto del maggio e i suoi poeti in ottava rima, è stata soggetta in questi ultimi 5 anni e l’insediamento di Poli di vario genere tra cui questo… non sarà che un passo in più verso le squallide periferie delle città ormai in crisi, dei “suburbia” in cui l’auto era la regina incontrastata dei legami sociali, del lavoro, del sogno americano degli anni ‘50. Lo sprawl che ne consegue non porta ricchezza come vantano i nostri amministratori, ma spreco di risorse (vedi per esempio gli 8 milioni di euro per il sistema di idrovore per mettere in sicurezza il desiderato polo industriale del vicino Madonnino), aumento del disagio sociale, costo e allungamento dei tempi di trasporto, peggioramento della funzionalità delle reti e dei servizi, aumento dell’individualismo nel soddisfare esigenze di massa, squilibrio del rapporto tra uomo e natura, indebolimento dei legami sociali, distruzione di testimonianze storiche e culturali (vedi i reperti archeologici trovati proprio nel sito in questione), danno estetico del paesaggio, perdita della qualità di vita e consumo di territorio. Un circolo vizioso senza fine al quale, anche se un po’ in ritardo, i grossetani sembrano ambire.
Si tratta di sacrilego consumo di terreni fertili! In Italia abbiamo ormai perso ben 30.000 km2 (quasi il 10% del territorio): siamo in 60 milioni su 301.000 km2 (5.000 m2 pro capite) tolte le Alpi e gli Appennini….
le aree Agricole residue sono solo 2.500 m2 pro capite (un orto di famiglia!)
L’indicatore di dotazione di suolo agricolo dedicato a colture temporanee e permanenti fa parte dell’insieme di indicatori di sostenibilità proposti dalla Divisione Sviluppo Sostenibile dell’ONU (UN-DSD) Nel nostro paese questo fenomeno ha un rilievo particolare: se si guardano i dati statistici dell’Unione Europea, in soli 10 anni, dal 1987 al 1997, sono stati impermeabilizzati per usi civili circa 2.800.000 ettari di suolo più o meno fertile; e mentre nell’intera Unione Europea la perdita di terreno agricolo è stata in questo decennio pari al 2%, l’Italia ha consumato addirittura il 20% di questa preziosa risorsa; secondo APAT nell’ultimo decennio sono scomparsi in Italia 1.8 milioni di ettari di SAU (Superficie Agricola Utile), pari al 12.2%.
Tutto ciò per movimentare l’alquanto disorientata economia locale, magari liberando preziosi terreni dello scalo ferroviario di Grosseto per nuove speculazioni edilizie. Ma cosa rimarrà alla collettività? nuovi fatidici posti di lavoro, ricchezza, felicità?
Carlo Petrini:cibo terra e ambiente /1 fonte: EcoAlfabeta
Conferenza presso l’università del Piemonte Orientale , 8/11/2006
Carlo Petrini: cibo terra e ambiente /2
Carlo Petrini: cibo terra e ambiente /3
Carlo Petrini: cibo terra e ambiente /4
Questa sera, proprio a Braccagni, si sta per proiettare il film di Ermanno Olmi “Terra Madre“. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che questo film l’ha voluto insieme a Luciana Castellina, vi rinviene “una poesia che ci parla di una nuova politica, di un nuovo umanesimo, ora che il sistema imperante da’ importanti segni di cedimento. Uno sguardo che non vacilla ma che ci insegna a perderci per trovare una nuova strada. Noi non diciamo di fare quello che si vede, non abbracciamo un mondo antico, il messaggio e’ invece di estrema attualita’: ritornare ad avere memoria perche’ senza memoria non c’e’ futuro e senza senso del limite la terra madre si ribella. Questo film e’ poesia e nello stesso tempo riflessione e, magari, speranza”.
Ci auguriamo di sentire, questa sera, un puntuale intervento in proposito da parte del rappresentante di Slow Food di Grosseto, che in linea con il pensiero di Petrini inviti ad agire guidati dalla ragione, o quanto meno dal buon senso. Altrimenti avremo poche speranze di contenere la follia consumistica che sembra caratterizzare tutto l’agire sociale di questi tempi. Mala tempora currunt.
Le città si mangiano il terreno agricolo. Sembra che quei terreni intorno alle città stiano lì ad aspettare. Se producono agricoltura, se sono paesaggio valgono poco, se si decide di costruirci sopra, all’improvviso valgono di più. E quindi all’improvviso tutto il resto costa più caro: case, affitti, la vita. Ma vale di più il terreno o la comunità che ci sta sopra? Che succede quando si rompe il rapporto tra stipendi e pensioni e valori immobiliari?
Vedi il video della trasmissione
di Norma Rangeri - fonte: il manifesto, 2/6/09
Un commento al servizio di Michele Buono e Piero Riccardi nel programma Report.
Mentre Silvio Berlusconi accompagna l’ennesimo annuncio del “piano casa”, sbandierando «un giro di affari da 100 miliardi capace di far ripartire l’economia», eccoci davanti alla solita guastafeste di Milena Gabanelli che ci mette di fronte allo sfascio urbanistico dell’Italia.
Una puntata su il di Report, dedicata all’abuso edilizio, in senso proprio, tecnico: la continua, progressiva, inarrestabile costruzione di palazzi. Con le città che si allargano fino a sfumare i confini l’una nell’altra, con il territorio agricolo che diminuisce ogni anno di 100 mila ettari di terreno. Pur in presenza, questo il dato di partenza che spiega poi tutti gli altri, di otto milioni di appartamenti in più rispetto alle reali necessità abitative.
Già ai tempi dell’inchiesta di Report sulla situazione di Roma, che tanto fece arrabbiare gli amministratori della capitale, avevamo potuto vedere che fine (brutta) aveva fatto il piano regolatore della città, stravolto dagli accordi di programma e dalla nascita della mega-galassia dei centri commerciali. Questa volta la panoramica si stende a tutto il territorio nazionale, ai piani regolatori ridotti a puro paravento, alla devastazione del bene pubblico (il terreno agricolo), che avanza senza freni e senza migliorare, anzi peggiorandola, la condizione di chi non riesce ad avere una casa. Le ricerche del Cresme dicono che negli ultimi anni, per la fascia di persone che guadagna 10 mila euro l’anno, l’incidenza del costo dell’affitto è salita dal 47 per cento del 2005 al 67 per cento del 2007.
Lo scempio del Bene Comune data dagli anni post-fanfaniani della Dc, quando il ministro Fiorentino Sullo fece una proposta contro la speculazione edilizia, pagando poi il prezzo dell’esclusione dal successivo governo Moro. Da allora le cose non sono cambiate, tanto che si potrebbe leggere la storia politica italiana attraverso il suo sviluppo urbano malato. Specialmente se confrontato con le politiche di contenimento e di razionalizzazione di città come Berlino o Parigi. In queste capitali succedono cose davvero singolari: per esempio si costruiscono nuove case dove già esistono strade (il traffico è in diminuzione), esattamente il contrario di quel che accade in Italia dove le amministrazioni pubbliche acquistano da privati i terreni agricoli, regolarmente sprovvisti di infrastrutture (con aumento esponenziale del traffico e dei tempi di percorrenza). … [ vedi il nostro caso in zona Madonnino]
Gli italiani, se potessero, riempirebbero la terra di capannoni…
«Difatti viviamo una crisi di civiltà prima che una crisi economica. I valori, non i numeri sono sbagliati. Chi dice che la crisi o il superamento della crisi si misura in cifre non ha capito un tubo. Perché ha fallito Marx? Perché ha creduto che l’economia facesse la civiltà. Ora facciamo lo stesso errore.» Ermanno Olmi
«Gli arroganti della terra non hanno bisogno di uccidere. Gli bastano i media per diffondere apatia, disimpegno, l’idea che ogni resistenza è velleitaria. Il dramma è che lo pensa anche certa sinistra, e questo è sconcio…Un tradimento…proprio loro, i miei compagni di strada… » Carlo Petrini
Roccastrada: Pali della luce di una parte del Polo industriale del Madonnino (42 000 mq) a otto anni della pubblicazione del bando per l'assegnazione dei lotti. Verranno spesi altri 8 milioni di Euro per opere di messa in sicurezza idraulica (idrovore e canalizzazioni)
Non saranno i capannoni, le veline, i colletti bianchi, la libertà di consumare, di sprecare o di avvelenare a salvarci ma la Terra, la verità dei bisogni, la povertà intesa come riduzione dei consumi, i contadini, i pastori, la lentezza, l’austerità, la propensione al riuso, la comprensione dell’essenza finale, la resistenza dura ai comandi di un totalitarismo globale in crollo, le nuove pievi, nuclei di solidarietà basati non sull’utilità o il piacere, ma sul buono e sul giusto. Ignoriamo i colpevoli, fantasmi che nascondono banche, crimine, politica, chiese, lobby… Usano i media per diffondere apatia, disimpegno e l’idea che ogni resistenza sia velleitaria. Se attaccati non rispondono. Stacchiamoci da loro, rendiamoci estranei ai loro progetti. Verrà la fame… e allora capiremo… quale è il nutrimento giusto.
Un bell’articolo di Paolo Rumiz sul futuro possibile con un faccia a faccia OlmiPetrini.
L’antica favola di Esopo insegna che non bisogna trascurare certe cose per non dolersene poi. Ma in Itlaia la “formica” è considerata il “popolo del NO” e si continua a cantare e a ballare e la cicala è di gran lunga l’esca migliore!
“Polo agroalimentare ai confini di Grosseto, già venduti diversi lotti, le prime cinque ditte aprono i cantieri nei prossimi giorni” (Il Tirreno, 2 Aprile 2009)
Oltre al Consorzio Agrario Provinciale ecco l’elenco delle alte aziende che hanno acquistato i lotti:
Formazione addetti allo spettacolo (Full Time di Berti & C snc)
Vendita auto (Autostima srl)
Stoccaggio e lavorazione inerti (Massai srl)
Stoccaggio e lavorazione inerti (Col.Mar. srl)
Materiali in pvc e vetroresina (Tecnobath srl)
Trasporti e scavi (Pepi srl)
Vendita autocarri (Toscana Autocarri spa)
Queste imprese possono dirsi parte di un sistema agroalimentare o agroindustriale se si definisce come tale un sistema che integra strettamente agricoltura e industria alimentare?
Come si conciliano questi 42 ettari di urbanizzazione con
«Ambiente e paesaggio sono la nostra ricchezza, tuteliamoli La Maremma è il suo ambiente, i suoi paesaggi. C’è un legame inscindibile tra questi elementi e l’identità del territorio. Tutelarli significa dare prospettive di sviluppo a turismo e agricoltura» leonardomarras.it
“Dei 25 lotti realizzati, ad oggi ne sono stati venduti sette.” ad oggi dal 2001 … non si può dire che le aziende facciano a pugni per investire qui, né che sia colpa della crisi.
La Zona Nord (Madonnino) vista da Montepescali - vedi con Google Map
C’era una volta il Bel Paese. Era bello, bello davvero. Ho avuto la fortuna di vederlo quando avevo qualche anno di meno. Ora rimangono i monumenti, i musei, qualche castello, qualche centro storico. Ma il Bel Paese non c’è più. E’ stato ricoperto da una colata di cemento.
Il turista che arriva in Italia dal Monte Bianco trova un’unica città che si estende da Courmayeur ad Aosta e oltre. Passa da una Francia ancora intatta direttamente alla periferia di Torino. I capannoni industriali vuoti, sempre vuoti, sempre in affitto o in vendita, sono ovunque. Ci scortano come fantasmi dalle Alpi alla Sicilia. Ma che c…o li costruiscono a fare per tenerli vuoti. Dove prendono i soldi? Dalla Comunità Europea? Dal Governo? Gratis non li costruiscono di sicuro. E la pubblicità che copre ogni spazio, ogni viale, ogni giardino? Chi ha autorizzato i nostri dipendenti a sporcare le città?
I ministeri dell’Ambiente e della Cultura contano come il due di picche. Ma sono gli unici hanno un senso economico per l’Italia.
I fiumi sono delle fogne e nessuno fa nulla. I comuni non hanno ancora i depuratori e discutono di inceneritori. Forse vogliono incenerire la m..da. Qualche area intatta c’è ancora. Dei piccoli miracoli. Una di queste è l’anfiteatro morenico del Canavese. Una conca che si è formata con il ritiro dei ghiacciai e che contiene paesi, boschi e castelli. Un parco naturale. Ma l’Italia degli inceneritori e dei supermercati vuoti non dorme mai. La tengono sveglia i finanziamenti pubblici.
Insieme a Pallante, consigliere del ministero dell’Ambiente, sono stato invitato da Lega Ambiente, dal Fai e da altre associazioni locali a Ivrea. Abbiamo cercato di fare il nostro dovere: informare i cittadini sulla ricchezza che hanno ancora e che gli amministratori diessini diossini gli vogliono portare via per un pugno di lenticchie. E trasformare il territorio in una fabbrica di morte con un inceneritore e in cemento con un supermercatoparcodeidivertimenti chiamato Mediapolis.
– “Il Tirreno” tutta la rassegna stampa.rtf (143 KB) 24/4/2001 – II polo del Madonnino è pronto al decollo
2/1/2001 – In Comune: Rivoluzione all’ufficio tecnico
18/4/2001 – Polo industriale al bando di partenza
16/3/2003 – «Siamo in attesa del colpo d’ala» Lo sviluppo punta sugli insediamenti agro alimentari
- II Polo fieristico
16/3/2003 – Protocollo d’intesa per lo sviluppo tra il Comune di Roccastrada e la Provincia di Grosseto
21/6/2006 – Aziende storiche costrette a fare i bagagli
28/7/2006 – Roccastrada regina dell’urbanistica
13/9/2006 – Fuga degli artigiani: mancano spazi in città
- A Castiglione porte aperte a chi arriva
- Duecento Tir in cerca di un’area di sosta
17/9/2006 – Non ci sono terreni per ospitare 60 aziende
- Vanno rivisti i regolamenti Pip per evitare la speculazione
- Mai un consenso così alto sul Corridoio tirrenico
21/9/2006 – II Centro Fiere è pronto, ma mancano le strade
22/9/2006 – Centro Fiere, il fiore all’occhiello di Fimar
22/9/2006 – II nubifragio crea disagi nell’area del Madonnino
22/10/2006 – Idrovore al Madonnino
5/1/2007 – Nuove industrie al Madonnino
13/01/2007 - La camera di commercio mette sotto accusa il Ptc: «Rallenta lo sviluppo»
25/3/2007 – Tutto esaurito alla Fiera
12/4/2007 - Agroalimentare: al Madonnino 100 imprese
11/6/2007 – Il Madonnino? Addio bellezza Qui trionfa l’omologazione
- SOS Paesaggio – Un guru del meteo apre la polemica
- COS’E’ IL GRANDE POLO
2/4/2009 – Arrivano le aziende e offrono lavoro. Partono gli insediamenti: subito garantiti dalle ditte 80 nuovi posti di lavoro
fonte: Il Tirreno, 24/4/2009 Baccetti contro Marras
… «Anche il polo industriale del Madonnino, che a tutt’oggi non decolla – continua Simonetta Baccetti – è il più grosso fallimento della giunta Marras; è stato localizzato in una zona decentrata e lontana da quella che è la realtà territoriale dell’intero comprensorio roccastradino, inutile per praticità alle frazioni». «Non solo – dice ancora Simonetta Baccetti -; ai cittadini di Ribolla sono state promesse grandi cose: marciapiedi, cavalcavia, rotatorie, ma i residenti attendono da molti anni anche altre promesse fatte dalla giunta Marras e, visti i tempi di attivazione, già sanno che dovranno aspettare altri dieci anni per vederne realizzate solo un quarto» «A Roccastrada – conclude – siamo ormai abituati ai grandi impegni presi dal sindaco Leonardo Marras, ma la realtà è che l’unico riscontro tangibile che ha portato la politica del centrosinistra è niente sviluppo, niente occupazione, niente raccolta differenziata, niente ripristino cave». e
fonte: Il Tirreno, 4/4/09 Posti di lavoro a Roccastrada? “Imbroglio”
…per I Comunisti italiani questo annuncio è solo un maldestro tentativo del sindaco Leonardo Marras, in pista per la poltrona di presidente della Provincia, di farsi propaganda elettorale.
«Marras — scrive Mauro Bianchi, segretario del Pdci di Roccastrada — forse in preda alla disperazione per una probabile sconfitta elettorale continua a farsi male da solo. In merito all’annuncio ancora una volta “spettacolo” del sindaco Marras su nuovi posti di lavoro al Madonnino, non possiamo altro che esprimere la nostra felicità: ma ci permettiamo di ricordare a Marras che sono già passati 5 anni da quando, allo stesso modo, e per gli stessi scopi (propaganda elettorale) lo annunciò per la sua rielezione a sindaco di Roccastrada.
Quindi vorremmo capire se i posti annunciati sono gli stessi di 5 anni fa o se sono nuovi posti di lavoro. Sarebbe davvero interessante per i tanti disoccupati in cerca di lavoro, ma diciamo al sindaco Marras — conclude il segretario del Pdci — di non speculare sui bisogni e le aspettative vere dei giovani e dei disoccupati che in questo momento particolare sarebbero disposti a tutto pur di avere un posto di lavoro». http://www.pdcigrosseto.it
fonte: maremmanews, 2/4/09 Simonetta Baccetti (AN) all’attacco «Anche questo bilancio è l’ennesimo libro dei sogni da presentare in campagna elettorale».
Lo dichiara la consigliera comunale del Popolo della Libertà, Simonetta Baccetti, intervenendo in consiglio per l’approvazione del bilancio di previsione. «Come sempre – ha aggiunto – tante cose promesse e poche mantenute. La nuova caserma dei carabinieri non è stata ancora ultimata, mentre la giunta Marras ha provveduto ad aumentare la Tarsu e perfino i loculi dei cimiteri. Nel frattempo si continua a spendere per il più grosso flop dell’amminstrazione Marras, ossia il Madonnino.
Evidenziamo – dice ancora Simonetta Baccetti – un eccesso di risorse e di spazio dedicati a quest’area (che nonostante le risorse destinate non vediamo tutt’ora decollare). Pur importante che sia questo progetto, non è più accettabile che dopo anni si guardi a quest’area come all’unica risorsa economica. Significa semplicemente rimandare il problema: il nostro comune è composto di molte frazioni che necessitano ciascuna di risposte decentrate. Le zone produttive dei vari centri abitati, quando esistono, non sono utilizzate al meglio, hanno ancora impostazioni vecchie di 20-30 anni, con molti vincoli e poca possibilità di espansione e adeguamento alle mutate caratteristiche di mercato.
Sono inoltre mal conservate e poco funzionali per i collegamenti e servizi vari. Rivedere tutto ciò non potrà che dare impulso alla nostra economia stagnante». Simonetta Baccetti evidenzia che anche la situazione mutui del Comune non è delle più rosee, «tanto da far rientrare Roccastrada fra gli enti più indebitati», ricordando infine di aver richiesto, più volte, al sindaco Leonardo Marras la convocazione di consigli comunali aperti su caolino, Madonnino e sociale, inutilmente.
fonte: maremmanews, 6/4/2009
di Moreno Bellettini, Simonetta Baccetti Al Madonnino niente lavoro, solo erbacce
La campagna elettorale induce i venditori di fumo, come Leonardo Marras, ad esagerare. Così veniamo a sapere che il polo agro-alimentare del Madonnino assomiglia (o starebbe per assomigliare) ad un positivo “formicaio” di aziende, pronte addirittura a dare lavoro, a breve, a 80 persone. Verrebbe da dire: che bella notizia!
Le cose, però, stanno un po’ diversamente. A distanza di oltre dieci anni dalla progettazione dell’intera lottizzazione, con un investimento di denaro pubblico superiore ai 7 milioni, ci vengono consegnati solo 25 lotti rispetto alle previsioni iniziali. Di questi, soltanto sette sono stati assegnati e sarebbero pronti ad assumere ben 80 lavoratori! I cittadini di Roccastrada sanno, però, che nell’area del Madonnino ci sono solo piazzali e lampioni sempre accessi per illuminare le erbacce che ricoprono la zona.
Praticamente non c’è neppure l’insegna di un solo posto di lavoro, così come non è stato risolto in via definitiva il gravissimo e annoso problema del rischio idraulico che affligge l’intera zona, per cui serviranno altri milioni di euro dei contribuenti per completare la lottizzazione e mettere l’area in sicurezza.
Per quanto riguarda gli 80 posti di lavoro previsti, ci auguriamo che gli insediamenti delle aziende non siano semplici delocalizzazioni di impianti. Comunque staremo a vedere. Intanto ci permettiamo di fornire quattro consigli al futuro sindaco di Roccastrada. Il primo: rivedere il progetto mangia-soldi pubblici. Il secondo: aspettare a completare l’area industriale sino alla vendita di tutti gli attuali 25 lotti consegnati. Il terzo: inserire nell’area il vincolo di autonomia energetica da fonti rinnovabili, facendo sì che tutti gli opifici siano dotati di pannelli ad energia solare o fotovoltaica e, se necessario, utilizzare anche lotti ancora da ultimare per dotare l’insediamento di impianti tali da garantire la sufficiente e necessaria autonomia energetica. Il quarto: rivedere, ampliare e svincolare da norme obsolete le aree adibite ad insediamenti produttivi nei pressi di Roccastrada e delle sue frazioni, per assicurare ricadute di sviluppo ed occupazionale al territorio comunale, partendo anche dall’elementare presupposto che se il lavoro è vicino al territorio di Roccastrada, gli occupati avranno più propensione ad abitare nel nostro comune, altrimenti, semmai il polo agro-alimentare dovesse davvero decollare, ai lavoratori resterebbe più comodo risiedere a Grosseto.
Visto, infine, che siamo in campagna elettorale, sia consentito anche a noi fare un po’ di “propaganda”. Ebbene, ci auguriamo e lavoreremo perché non sia lui il prossimo presidente della Provincia, altrimenti — vista la politica degli annunci che lo ha caratterizzato da sindaco e vista la scarsa attenzione con cui ha seguito lo sviluppo del Madonnino — temiamo di vedere realizzare investimenti al confine con Civitavecchia…
Osservando intorno a noi sembra vigere un legge che dice “nuovo è bello”. Sarebbe bene imparare dalla cultura del recupero che promuove lavoro, esperienze e qualità locali, preserva il bello di una terra, incentiva il turismo e fa vivere tutti meglio.
Madonnino: il NUOVO polo fieristico
di James Hillman- fonte:D La Repubblica della Donne, 27/10/07
Il vuoto delle parole coinvolge la nostra psiche. Così come avviene per la disonestà e per la retorica. “L’essere umano è un animale politico”, sostiene Aristotele. E infatti siamo sempre immersi nella politica, ne siamo circondati. In ogni momento della nostra vita viviamo in una polis, insieme ad altre persone. Per questo motivo è necessario cooperare con gli altri, creare alleanze e gruppi.
Come individui, però, cosa possiamo fare per stare meglio? Il primo passo è prendere coscienza della malattia. Perché tutti noi siamo molto malati, pur non accorgendocene. Una condizione che coinvolge anche ciò che ci circonda. Quanto è malata la nostra politica? E il clima? E l’economia? I medici affrontano il malessere dapprima occupandosi di stabilire una diagnosi e soltanto in un secondo tempo determinando la terapia necessaria. Prima di tutto, bisogna quindi saper ascoltare e riconoscere le proprie emozioni.
Il mondo è un’esperienza estetica, anche se non tutti gli esseri umani ne sono coscienti. Questo può valere per un condizionatore d’aria così come per il corpo estraneo sulla facciata di un palazzo, la panchina rotta abbandonata in un parco. E poi l’aria , la luce, la strada in cui viviamo, le parole che le persone si scambiano fra di loro: tutto intorno a noi sta diventando ogni giorno più brutto. Leggi il seguito di questo post »
Governi e aziende private corrono su e giù per il globo acquistando terreni agricoli, che il terremoto finanziario e l’alto prezzo dei cereali hanno trasformato in oro.
Noi invece continuiamo a cementificare… siamo sempre un tantinello arretrati
Terreni coltivabili: corsa all’oro che cresce di Franca Roiatti - fonte: Blog Panorama
Madonnino: 131 ettari di campagna in via di cementificazione a 20 km dalle città più vicine (Roccastrada e a Grosseto). Qui il cemento è sempre in auge, a tutti i costi...
A guardarlo su una cartina pare un enorme Risiko, con i giocatori, i governi e le aziende private che corrono su e giù per il globo alla conquista di intere porzioni di altri paesi. Le armi per la caccia sono i soldi, lo scopo schierare aratri e mietitrebbie, la posta in palio è la terra agricola, che il terremoto finanziario e l’alto prezzo dei cereali hanno trasformato in oro. Leggi il seguito di questo post »
Distrugge paesaggio, minaccia equilibri geomorfologici, innesca degrado e è tutto fuorché moderna; è concettualmente arretrata.
In questo paese arretrato continuiamo a perdere tempo su questioni evidenti mentre diamo per scontato scelte assurde…
Abbiamo migliaia di pendolari che viaggiano come sardine su treni obsoleti, porti sotto utilizzati con poli intermodali (Madonnino) previsti in mezzo alla campagna….. è inutile parlare oltre quando chi ci amministra pensa soltanto ai propri interessi.
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Non è il caso del Comune di Roccastrada: il suo Polo Industriale “Madonnino”, la cui urbanizzazione è in fase di realizzazione nell’area che si vede sullo sfondo della foto sotto, occupa 42 ettari, l’equivalente di 28 aziende agricole medie italiane, ed è stato ubicato in un’area a vincolo idrogeologico soggetta a inondazioni frequenti.
Alcuni tubi pronti per tombare alcuni fossi attorno al Polo Industriale di Roccastrada
Oltre ad aver dovuto rialzare di più di un metro dal piano di campagna l’intera urbanizzazione, sarà necessario istallare un impianto comprendente 4 IDROVORE dal costo iniziale di 5 milioni di Euro (che oggi sembra essere lievitato a 8 milioni di Euro) finanziati per il 50% dal Ministero dell’ambiente. Leggi il seguito di questo post »
"Il paesaggio non può essere una gabbia che ferma lo sviluppo" Leonardo Marras (Sindaco uscente di Roccastrada e candidato alla Presidenza della Provincia di Grosseto) fonte Il Tirreno Grosseto, 1/9/08 a proposito dell'urbanizzazione industriale "Madonnino" di 42 ettari (foto sopra)
Non passa ora senza sentire, sulla bocca di molti, la frase: «Non si può tornare indietro di trent´anni». Se il nostro sistema pensionistico o sanitario è insostenibile, bisogna andare avanti: se le spese per le nostre scuole elementari sono enormi, bisogna andare avanti: se una recente riforma ha quasi cancellato l´università, bisogna andare avanti: se gli insetticidi sparsi sul mais uccidono le api, bisogna andare avanti: se la pesca indiscriminata distrugge centinaia di specie marine, bisogna andare avanti; se nel Kosovo gli Stati Uniti e l´Europa hanno costruito uno stato di banditi, bisogna andare avanti. Non importa se, avanti, ci sia l´abisso o una più modesta voragine. Leggi il seguito di questo post »
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