Scenari apocalittici

24 05 2008

L’obiettivo della vita è vivere in armonia con la natura.”
Zeno (335 a.C. - 264 a.C.), da Diogenes Laertius, “Le vite degli illustri filosofi”


L’inceneritore di Scarlino nel prossimo futuro

Questi i termini più frequentemente usati oggi nel discorso politico riguardo la sicurezza, i rifiuti, l’energia, le infrastrutture:
“Interesse strategico nazionale”, “pugno di ferro”, “segreto di stato”, “forze armate”, “esercito”, “costruire”, “forze dell’ordine”, “militari”, “centrali nucleari”.





Le alternative agli inceneritori

10 02 2008

fonte: blog di Beppe Grillo - www.beppegrillo.it

Gli inceneritori spuntano nelle Regioni italiane come l’amanita falloide. Svettano da lontano. Oggetti di design. Ci fanno pure le gite scolastiche. Sono i funghi velenosi dei partiti. Non è necessario coglierli per morire. Basta respirarli. Vengono raccomandati in televisione in programmi condotti da presentatori imbelli.
La raccolta differenziata rende inutili gli inceneritori. L’eliminazione degli imballaggi superflui li azzera.

Inceneritori, perché no

1. L’incenerimento dei rifiuti li trasforma in nanoparticelle tossiche e diossine
2. L’incenerimento necessita di sostanze come acqua, calce, bicarbonato che aumentano la massa iniziale dei rifiuti
3. Da una tonnellata di rifiuti vengono prodotti fumi e 300 kg di ceneri solide e altre sostanze:
- le ceneri solide vanno smaltite per legge in una discarica per rifiuti tossici nocivi, rifiuti
estremamente più pericolosi delle vecchie discariche
- i fumi contengono 30 kg di ceneri volanti cancerogene, 25 kg di gesso
- l’incenerimento produce 650 kg di acque inquinate da depurare
4. Le micro polveri (pm 2 fino a pm 0,1) derivanti dall’incenerimento se inalate dai polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti
5. Le patologie derivanti dall’inalazione sono: cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus. Lo comprovano migliaia di lavori scientifici
6. Gli inceneritori, detti anche termovalorizzatori, sono stati finanziati con il 7% della bolletta dell’Enel associandoli alle energie rinnovabili insieme ai rifiuti delle raffinerie di petrolio al carbone. Senza tale tassa sarebbero diseconomici. Nell’ultima Finanziaria è stato accordato il finanziamento, ma solo agli inceneritori già costruiti
7. In Italia ci sono 51 inceneritori, sarebbe opportuno disporre di centraline che analizzino la concentrazione di micro polveri per ognuno di essi, insieme all’aumento delle malattie derivate sul territorio nel lungo periodo
8. I petrolieri, i costruttori di inceneritori e i partiti finanziati alla luce del sole da queste realtà economiche sono gli unici beneficiari dell’incenerimento dei rifiuti

Riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata,riciclaggio e bioessicazione

1. Riduzione dei rifiuti (Berlino, per fare un esempio, ha ridotto in sei mesi i rifiuti del 50%)
2. Raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale
3. Riciclo di quanto raccolto in modo differenziato
4. Quanto rimane di rifiuti dopo l’attuazione dei primi tre punti va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla con in impianti di bioessicazione
5. In termini economici non conviene bruciare in presenza di una raccolta differenziata perchè:
- il legno può essere venduto alle aziende per farne truciolato
- il riciclaggio della carta rende più dell’energia che se ne può ricavare
- il riciclaggio della plastica è conveniente. Occorrono 2/3 kg di petrolio per fare un kg di plastica
6. La raccolta differenziata può arrivare al 70% dei rifiuti, il 30% rimanente può ridursi al 15-20% dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione ed impatti ambientali sanitari

Se nel settore dei rifiuti non ci fossero le attuali realtà, per legge, di monopoli privati a totalità di capitale pubblico, ma una reale liberalizzazione del mercato, la concorrenza tra le aziende avverrebbe sulla capacità di recupero e l’incenerimento sarebbe superato.

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I piazzisti degli inceneritori

13 01 2008

fonte: Blog di Beppe Grillo

I piazzisti degli inceneritori sono scatenati, a Milano ne vogliono subito un altro, chi li ha già, ma a basso regime, chiede più spazzatura da bruciare. Nessuno affronta il problema della raccolta differenziata e dell’eliminazione dei contenitori inutili. Nessuno spiega che l’acqua può essere bevuta dal rubinetto di casa e non da bottiglie di plastica. Siamo il primo Paese al mondo per consumo di acqua in bottiglie di plastica. Nessuno parla dell’ ecomafia contigua alla politica in Campania (ma anche altrove) che trasforma terreni agricoli in tumorifici. Dove c’è la raccolta differenziata l’inceneritore non serve. Rifiuti zero: questo deve essere l’obiettivo.

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Inceneritori: una soluzione tragica

11 01 2008
Gli inceneritori risolvono il problema dei nostri rifiuti in modo tragico nel silenzio delle corsie ospedaliere.

Trasferiscono l’inquinamento dal suolo all’atmosfera e producono rifiuti speciali. Non è possibile sapere ciò che emettono in atmosfera a meno che non si facciano analisi continue. Gli inceneritori, caldeggiati da quelli che ambiscono finanziamenti cip6 o altro, sono una finta soluzione del problema . Fanno male alla salute e alla borsa.

L’inceneritore è una macchina due volte tossica: rilascia scorie pericolose che vanno sotterrate in discariche ad hoc, mentre il resto (quattro quinti) se ne va in fumo. Non sparisce, ma si disperde nell’aria e poi ricade sui nostri polmoni, sulle cose che mangiamo, sul terreno dove passeggiamo o giochiamo. È vero che un inceneritore ben gestito produce meno inquinanti di uno svincolo autostradale o di un ingorgo automobilistico. Ma i rifiuti sono un materiale poco omogeneo, con grandi variazioni di potere calorifico: basta uno sbalzo di temperatura e Certo l’abbattimento degli inquinanti va in tilt.

Non ha senso fare confronti con l’inquinamento del traffico. Il problema è che si tratta sempre di prodotti della combustione, altamente dannosi alla salute. Se vogliamo tenere sotto controllo, in tempo reale, gli inquinanti da traffico mettiamo una centralina al bordo della strada. Non è così per gli inceneritori in cui alcuni controlli possono essere fatti solo saltuariamente e con grandi difficoltà nel raccogliere i dati. Questo non può dare tranquillità a nessuno. Ricordiamo che qualche mese fa è stato bloccato l’inceneritore di Pistoia solo perché è stato ravvisato qualcosa di anomalo dal fumo viola o lilla che fuoriusciva dal fumaiolo e da lì sono partiti i controlli.

La vera soluzione è la riduzione dei consumi abbinata alla raccolta differenziata. Certo non tutto è riciclabile come ferro, alluminio, vetro ma occorre differenziare al massimo e trovare i siti di stoccaggio per quello che oggi ancora non si può o non è conveniente riciclare. Al contrario dell’irreversibilità dell’incenerimento, le discariche, monumentale memento alla nostra insensatezza purtuttavia, sono reversibili e possono diventare una miniera di materie prime. Certamente possono avere grossi problemi di sicurezza (rischio idraulico) ma, se ben gestite (e questo lo si può fare), sono il male minore.

Intanto si impone un nuovo modo di produrre secondo principi che ottimizzino la possibilità di differenziare e recuperare di più…. ma forse dovremmo sforzarci un pochino ad essere un po’ meno furbi e forse saremmo anche meno fessi.





Incenerire è un po’ morire

9 01 2008

di Guido Viale - fonte: il manifesto, 8/1/2008
Continueranno a chiudere le orecchie?

L’inceneritore è una macchina due volte tossica. In primo luogo è tossica perché rilascia scorie pericolose che vanno sotterrate in discariche ad hoc, mentre il resto (quattro quinti) se ne va in fumo. Non sparisce, ma si disperde nell’aria e poi ricade sui nostri polmoni, sulle cose che mangiamo, sul terreno dove passeggiamo o giochiamo. È vero che un inceneritore ben gestito produce meno inquinanti di uno svincolo autostradale o di un ingorgo automobilistico. Ma i rifiuti sono un materiale poco omogeneo, con grandi variazioni di potere calorifico: basta uno sbalzo di temperatura e l’abbattimento degli inquinanti va in tilt. Sempre nella speranza che nel materiale conferito non siano state nascoste sostanze tossiche, cosa ormai verificata per le «ecoballe» della Campania.

Affidereste voi il funzionamento di una macchina così pericolosa a chi ha gestito i rifiuti campani negli ultimi decenni? Ma l’inceneritore è tossico soprattutto perché inquina il cervello di molti amministratori locali e governanti nazionali, che aspettano da quella macchina, e non dalla riorganizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini - cioè di coloro che i rifiuti li producono - una miracolosa soluzione del problema. Dal Presidente della Repubblica a quello della Giunta regionale, dai nove commissari straordinari che si sono succeduti in quattordici anni al posto di comando dei rifiuti campani agli opinionisti di tutti gli organi di informazione, fino ai politici che intasano i tg, è tutto un sol coro: il problema si risolverà quando entrerà in funzione il cosiddetto «termovalorizzatore», cioè l’inceneritore. Come si fa nei paesi «moderni». Per il momento beccatevi la munnezza e guai a chi, dimostrando incompetenza e mancanza di spirito civico, protesta.

E’ quindici anni che il commissario straordinario da una parte dilapida i soldi (due miliardi di euro!) e dall’altra cerca buchi, o spiazzi, o cave, possibilmente controllate dalla camorra, per sistemare i rifiuti che continuano a venir prodotti. Aspettando Godot: cioè l’inceneritore. Anzi, gli inceneritori. Nel primo piano regionale di gestione dei rifiuti campani del 1994, gli inceneritori dovevano essere tredici; poi sono stati ridotti a tre; poi a due, poi a uno, quello di Acerra, ancora in costruzione nel territorio più inquinato di tutta l’Europa. Un altro ne dovrebbe sorgere, tanto per non sbagliarsi, a quindici chilometri di distanza. I siti dove costruirli, come quelli dove collocare i cosiddetti Cdr e dove stoccare le ecoballe sono stati scelti - lo prevedeva il capitolato di gara indetta dalla giunta di Rastelli - dalla ditta vincitrice della gara: la Fibe (leggi Impregilo; cioè famiglia Romiti: nel periodo in cui costui dettava ancora legge alla Fiat) che ha comprato i terreni agricoli più degradati e per questo poco costosi, e poi ha messo a carico del Commissario i fitti mostruosi dei terreni dove si accumulano le ecoballe; terreni preventivamente acquistati a prezzi stracciati dalla camorra.

La Fibe aveva presentato il progetto tecnico peggiore, ma si era aggiudicata l’appalto - in pratica la gestione di tutti i rifiuti campani - garantendo di realizzare l’inceneritore in meno di un anno: una cosa che anche uno studente della terza geometri sa che è tecnicamente impossibile. Ma il commissario aveva fretta di avere l’inceneritore per risolvere finalmente il problema. Ed ecco il risultato. Un mese dopo l’aggiudicazione aveva già concesso la prima proroga. Oggi la Fibe, dopo 10 anni, è stata esautorata dal suo incarico - una cosa che Bassolino avrebbe dovuto fare otto anni fa - e le è stato vietato di occuparsi dei rifiuti per i prossimi anni. Ma la prima gara per sostituirla è andata deserta. Così, a completare l’opera è sempre la Fibe, e la seconda gara verrà verosimilmente vinta dall’Asm di Brescia: quella che ha costruito il più grande inceneritore d’Europa (dopo quello di Acerra) in violazione della normativa europea sulla valutazione d’impatto ambientale (Via).

E’ questa la modernità che tutti aspettano? Nel frattempo era cominciata la farsa della raccolta differenziata (Rd): una manna per creare clientele con finti lavori. La Rd dei rifiuti urbani non è una cosa che si aggiunge alla raccolta ordinaria; così come un commissario straordinario per la gestione dei rifiuti non può aggiungersi ai molti organismi che già se ne occupano. O li sostituisce esautorandoli, e coinvolgendo invece la popolazione servita, così come la Rd investe tutta la produzione di rifiuti e richiede il coinvolgimento di tutti; oppure non serve a niente; fa solo danno e si risolve in puro spreco. Invece, a «disputarsi» la raccolta dei rifiuti in Campania per molti anni ci sono state alcune migliaia di lavoratori socialmente utili (Lsu) in carico alla Regione (molti erano gli eredi dei comitati dei disoccupati organizzati degli anni ‘70, gente costretta a fare il disoccupato organizzato di mestiere per una vita intera): alcuni ingaggiati dalla giunta di destra; altri da quella di centrosinistra; eri un Lsu di Rastelli oppure un Lsu di Bassolino; poi c’erano gli Lsu dei consorzi (istituiti dal Piano regionale del ‘94) che non hanno mai funzionato; poi c’erano gli Lsu in carico ai comuni, i quali, però, spesso avevano alle proprie dipendenze anche dei netturbini e/o avevano appaltato la raccolta a ditte esterne. Si era così arrivati ad avere fino a 20mila addetti in aggiunta a quelli ordinari.

Nessuno voleva cedere ad altri una fetta del proprio potere: cioè delle proprie clientele e per raccogliere i rifiuti ai lavoratori ingaggiati in via straordinaria non venivano dati, nonché camion e bidoni, nemmeno secchielli e palette. Per molti il lavoro era andare nelle scuole a spiegare agli studenti che cos’è la Rd che non si faceva. Così la Campania è rimasta per molti anni al 3 per cento di Rd e se oggi ha raggiunto il 15 (20 punti percentuali sotto l’obiettivo minimo previsto dalla legge, in attesa del 65 per cento prescritto per il 2012), il merito è solo dei sindaci di centocinquanta comuni campani che si sono rimboccati le maniche. C’è da stupirsi che in tutto questo bailamme, con camion che spariscono (non uno, ma una cinquantina) sotto gli occhi dei commissari, che sono stati anche dei Prefetti, cioè degli uomini d’ordine, senza che questi battessero ciglio; con remunerazioni per il governatore-commissario che, se abbiamo letto bene, hanno superato il milione di euro all’anno; con consulenze e finti lavori che hanno incistato l’ufficio del commissario nei gangli del potere locale al punto che oggi, per smantellarlo, si è ritenuta necessaria la nomina di un secondo commissario che si occupi solo della sua liquidazione; c’è da meravigliarsi se in tutto questo anche la camorra ha reclamato la sua parte?

Non è la malavita organizzata che corrompe l’amministrazione, ma è la cattiva amministrazione che richiama la camorra come il miele le mosche. Perché ormai cambiare gli amministratori è quasi impossibile: il sistema è bloccato. Cacciare Bassolino per tornare a Rastelli o a qualche suo sostituto? Cacciare la Jervolino per avere Martusciello? O viceversa? «A che pro?», si chiede qualsiasi persona di buon senso. E i napoletani di buon senso ne hanno da vendere.

Il problema che non entrerà mai nella testa dei governanti fino a quando non glielo faranno capire i cittadini, a cui però si fa di tutto per confondere le idee, è che i rifiuti sono un flusso: tante cose entrano nelle nostre case o nella nostra vita sotto forma di consumi; tante ne devono uscire, e in tempi sempre più brevi, sotto forma di rifiuti. Se mi si allaga la casa, prima di decidere dove strizzare i panni con cui cerco di asciugare il pavimento vado a chiudere i rubinetti. Lo stesso dovrebbe succedere con i rifiuti. Non è una cosa difficile da capire. L’inceneritore di Acerra (il più grande d’Europa) se mai entrerà in funzione nel 2009, e se mai i cittadini di Acerra o l’Unione europea gli permetteranno di bruciarle, ci metterà cinque-sette anni a smaltire i cinque milioni di ecoballe accumulati finora; nel frattempo se niente cambia se ne saranno accumulate altrettante che l’inceneritore di Santa Maria La Fossa, se mai sarà fatto, potrà cominciare a smaltire tra non meno di quattro anni; mentre il nuovo commissario, o chi per lui, continuerà a girare per la Campania alla ricerca di nuovi buchi dove sotterrare i rifiuti delle nuove emergenze.

Si chiede l’intervento dell’esercito (quasi una guerra: contro i rifiuti. O contro gli abitanti della Campania?) e non si ha il coraggio, e nemmeno l’idea, di proibire, almeno temporaneamente, la distribuzione di prodotti usa e getta e di merci imballate in contenitori inutili, a partire dall’acqua cosiddetta minerale che molte volte è più inquinata di quella del rubinetto. Ci si chiede come una persona intelligente e osannata come Bassolino possa essersi fatto sopraffare da un problema che ingigantiva giorno per giorno in quel modo davanti al suo naso. Ma è nella natura del potere chiudere gli occhi di fronte all’evidenza. Un altro personaggio altrettanto potente e osannato sta rimettendo in piedi la produzione italiana di automobili senza voler vedere che il prezzo del petrolio e il suo esaurimento metterà in ginocchio tutto il settore proprio quando lui penserà di aver risolto i problemi della sua azienda.





Etanolo e Biodisel pericolosi per la salute

7 01 2008

L’etanolo è dannoso alla salute come la benzina, se non di più.

Lo afferma Mark Jacobson, specialista in ricerche sull’atmosfera della Stanford University di Palo Alto, California. Secondo lui, il numero di ospedalizzazioni e di decessi per problemi respiratori potrebbe aumentare se ogni veicolo circolante negli Stati Uniti usasse l’ultima tecnologia automobilistica e combustibile a livelli elevati di etanolo. “Abbiamo scoperto che in tali condizioni i veicoli riducono i tassi atmosferici di due agenti cancerogeni, benzene e butadiene, ma aumentiamo quelli di due altri, formaldeide e acetaldeide” ha detto Jacobson. “Perciò l’incidenza di cancro da etanolo sarebbe probabilmente simile a quella di cancro da benzina. Inoltre, in certe regioni, l’uso dell’etanolo ha aumentato significativamente l’ozono, un componente principale dello smog”.
(Fonte: http://newsservice.stanford.edu/news/2007/april18/ethanol-041807.html )

Il biodiesel è dannoso alla salute come il gasolio, se non di più

Lo sostengono dieci dieci specialisti di quattro diversi istituti di ricerca germanici (Bochum, Coburg, Braunschweig, Gottinga). Partendo dal presupposto che le emissioni dei motori diesel sono classificate come probabilmente cancerogene per l’uomo, essi hanno iniziato la loro indagine perché negli ultimi tempi si è andato diffondendo, fra gli agricoltori e i commercianti tedeschi, per ragioni di risparmio economico, l’impiego dell’olio di semi di ravizzone come carburante per i motori diesel di furgoni e autocarri. Perciò hanno confrontato le emissioni dell’olio di ravizzone e dell’estere metilico del seme di ravizzone (il cosiddetto “biodiesel”), usati come carburanti in un motore diesel, con quelli del normale gasolio di più recente formulazione e hanno potuto constatare un molto maggiore potere mutageno (cancerogeno) delle emissioni dei primi due rispetto a quello del terzo. Essi hanno concluso perciò manifestando profonda preoccupazione per le conseguenze che potrebbe avere in futuro (per la salute collettiva) la sostituzione dei carburanti convenzionali di origine fossile con quelli di origine vegetale.
(Fonte: http://www.bv-pfl anzenoele.de/pdf/ArchTox.pdf).





Cip6 e Foto Voltaico

4 10 2007

di Leonardo Libero - Direttore di “Energia dal Sole
LA (PESSIMA) SITUAZIONE DEL FOTOVOLTAICO IN ITALIA


Le Versegge - Braccagni

Alla fine del 2006, secondo EurObserver, la diffusione del fotovoltaico in Italia era di 0,99 Wp per abitante, oltre sette volte inferiore alla media europea (7,38) e inferiore a quella di Germania (37,16), Austria (3,51), Olanda (3,14), Spagna (2,70) e Cipro (1,27). I principali ostacoli alla diffusione del fotovoltaico nel Paese del Sole sono stati, e sono, tre:

a)- L’Enel. Da monopolista elettrico, ha impedito in ogni modo che il FV connesso a rete si diffondesse anche da noi, provocandoci un “gap” tecnico e industriale di almeno 15 anni. Perso il monopolio, ma ancora in posizione dominante, sta in campo nel settore FV sia come arbitro che come giocatore, attraverso Enel-Si. E’ arrivato a “fare la cresta” sulle spese di allacciamento, imponendole anche 4 volte superiori al giusto. Il 6 agosto 2001, l’Autorità per l’Energia gli ha infatti “ordinato” di “porre fine a comportamenti lesivi del diritto di allacciamento alla rete elettrica dei nuovi impianti di produzione” e “tali da scoraggiare l’avvio di nuove produzioni, in particolare di piccola taglia, alimentate prevalentemente con fonti rinnovabili di energia” ;

b)- Il raggiro Cip6. Dal 1992 gli italiani pagano i sovrapprezzi elettrici “A3”, imposti col pretesto del sostegno alle fonti rinnovabili. Il loro gettito è però sempre andato in gran parte a fonti defi nite “assimilate alle rinnovabili”, ma invece inquinanti come residui petroliferi e rifi uti non biodegradabili. Il 6 novembre 2003, la truffa è stata stimata in 30 miliardi di euro dalla X^ Commissione della Camera, che l’ha defi nita “Una tassa occulta in favore dei petrolieri”. Nel 2004, i 10 maggiori benefi ciari di una “torta” da 3.511,4 milioni di euro (saliti a 3.988,6 nel 2005 ed a 4.361,7 milioni di euro nel 2006) sono stati infatti: Edison (53,4%), EGR-Garrone (10,8%) Sarlux-Moratti (10.3%), Rosignano Energia (6,3%), Foster Weeler (5,1%), EniPower (3,8%); ApiEnergia (5,3%), Elettra GLT (3,2%), Irene (0,9%),
Italiana Coke (0,3%), Altri (0,6%). L’ultima concessione Cip6 a scadere dovrebbe essere quella di Sarlux-Moratti, nel 2021.

c)- Le norme ministeriali per il “conto energia”. Il record mondiale per l’elettricità da fonti rinnovabili connesse a rete è della Germania, che le sovvenziona “in conto energia” dal 1998. La norma tedesca EEG del 21 luglio 2004, che regola la materia per 6 fonti diverse, occupa solo 15 pagine. Il buon senso avrebbe consigliato di copiare quel testo, breve e chiaro. Invece il Decreto 19 febbraio 2007 del Ministro Sviluppo Economico, quantunque riguardi solo il fotovoltaico, di pagine ne occupa 18, e questo per le molte prescrizioni inutili e sciocche che contiene. Ad esempio, elenca 37 (trentasette !!) norme CEI o UNI da rispettare e prescrive che i componenti degli impianti siano nuovi di fabbrica. Inoltre limita l’uso della tecnologia a film sottile alle sole persone giuridiche (alle famiglie lo vieta). Ne è conseguito che per richiedere di essere ammessi al “conto energia” occorre compilare 36 (trentasei !!) pagine di moduli; astrusi da interpretare, mi risulta, anche per cervelli di livello accademico. Il risultato di tutto ciò è emerso il 20 luglio da un comunicato del GSE secondo il quale Insomma, la precisa intenzione ministeriale di creare più problemi possibile al fotovoltaico è evidente, non essendo immaginabile che i compilatori del decreto non avessero afferrato che col sovvenzionamento “in conto energia” il denaro pubblico paga solo la quantità di energia versata in rete, e non la qualità degli impianti, che perciò non deve interessare al legislatore. Rivelatrici al riguardo queste parole del Ministro Pierluigi Bersani, pronunciate in un’occasione ufficiale come la sua audizione alla Commissione Industria del Senato del 27 giugno 2006: “Sulle fonti rinnovabili dobbiamo preoccuparci che ci sia una filiera industriale in casa. Il punto e’ che, ad esempio, se si investe molto nel fotovoltaico, ci si muove in un mercato dominato da Germania e Giappone, senza ricadute sull’industria italiana”.