di Tonino Fornaro

La Regione Toscana ha approvato il PIT (Piani di Indirizzo Territoriale) e la provincia di GR da anni è munita del PTC (piano territoriale di coordinamento).
Questi strumenti dovrebbero coordinare gli interventi degli enti locali in materia urbanistica e presiedere alla salvaguardia del nostro territorio e del nostro paesaggio, che,per chi ancora non lo ha capito, rappresenta, non solo un patrimonio storico e naturale da proteggere , ma anche un motore fondamentale per lo sviluppo economico, sopratutto di quelle zone a forte vocazione agricola e turistica come la Maremma.
Però, se facciamo un giro tra i comuni della provincia grossetana, a partire dal capoluogo, dobbiamo osservare con amarezza che in questi ultimi anni è avvenuta una crescita di lottizzazioni; di case a schiera, sui poggi, tra gli uliveti e la macchia mediterranea; sono letteralmente nati veri e propri villaggi, come a “Terra Rossa” nel comune dell ’Argentario, dove sono sempre in corso vergognosi sbancamenti di un intero poggio per continuare a costruire brutte villette per privati in cerca di investimenti.Nel comune di Magliano (villaggio del Ventaglio); ville lussuose,residence e nuove abitazioni con caratteristiche che nulla hanno a che fare con le abitazioni di quanti operano in agricoltura e che mai saranno accessibili ai cittadini residenti. Ovviamente tutto in regola con gli strumenti urbanistici passati e presenti.
In questi mesi la preoccupazione più forte la sentono i cittadini del comune di Orbetello (GR) di fronte ad un nuovo e drammatico atto di violenza al paesaggio che si realizzerà con l’attuazione del Piano Strutturale e del Piano Integrato del quartiere di Neghelli, che sono stati approvati dal consiglio comunale, con il benestare della Regione Toscana e della Provincia di Grosseto, anche se questa ha posto delle riserve però su aspetti secondari e formali. Questi due piani urbanistici prevedono la realizzazione di circa 70.000 m3 di cemento più le opere di urbanizzazione: parcheggi, rotonde,marciapiedi ecc tutto concentrato nella fascia dell’istmo tra Orbetello Scalo e Orbetello paese, lungo non più di 1500 metri e che separa la laguna di levante con quella di ponente.In questa area di riserva naturalistica, oggi vivono migliaia di fenicotteri rosa, aironi bianchi e cenerini, garzette, germani ecc ecc.
Ma tutto questo non basta. A poche centinaia metri di distanza c’è un’area industriale dismessa (ex sitoco) con circa 400.000 m3 di volumi esistenti e con una superficie di diversi ettari su cui già si paventano insediamenti residenziali per seconde case e, come al solito, accompagnati dalle demagogiche promesse come le sale per convegni, per esposizioni ecc. Che poi non vengono mai realizzate.”Ricordiamo agli amministratori di ogni livello e ai cittadini, che a Orbetello scalo è stata appena realizzata una lottizzazione di 40.000 m3 più altre costruzioni nelle immediate vicinanze. (Orbetello è un comune che negli ultimi venti anni è a crescita demografica zero)
Di fronte a questa irresponsabile erosione del nostro paesaggio ,che mina alla base le potenzialità dello sviluppo economico e occupazionale delle nuove generazioni, dobbiamo chiederci perché tutto questo è stato e viene permesso e in nome di quale logica.
Da anni si è diffusa la convinzione che costruire seconde e terze case nei luoghi più belli della maremma poteva creare sviluppo economico, occupazione e benessere e arricchire le casse dei comuni con le entrate dell’ICI. Nulla di più falso e di più sbagliato: i lavori hanno durata breve e la manodopera è quasi tutta di provenienza esterna e dura una stagione. Trattandosi di edilizia speculativa i prezzi sono lievitati a cifre inarrivabili per i cittadini residenti, su cui ricadono però i costi di urbanizzazione: acqua, strade, raccolta dei rifiuti, energia elettrica, polizia urbana ecc. Nonché il degrado sociale, visto che nei mesi invernali c’è solo il deserto. Inoltre, per i giovani che vogliono accedere alla prima casa di fronte a costi così elevati, non resta che un forte indebitamento con le banche, oppure rinunciare e rimanere in famiglia.
Ma il danno più grave si percepisce nei tempi lunghi, come già è avvenuto in altre zone italiane: una località che perde le sue bellezze naturali non è più appetibile per il turismo e rimane solo il degrado ambientale e la depressione economica e occupazionale.
Questa nefasta convinzione, che la costruzione di seconde case produca sviluppo, si è diffusa anche negli enti locali, dovuto spesso alla scarsa cultura di chi amministra e ad un indebolito ruolo dei consigli comunali, largamente svuotati delle loro prerogative democratiche. I cittadini, le organizzazioni sociali e del lavoro, i partiti politici, le associazioni ambientalistiche e le persone di cultura devono reagire a questa tendenza esiziale per il territorio, che abbiamo ereditato e che non abbiamo il diritto di distruggere solo per soddisfare gli interessi di pochi.