di Roberto Barocci
Una battaglia culturale e politica in provincia contro l’incenerimento dei rifiuti, per il recupero, il compostaggio e la riduzione dei rifiuti.

Perché No all’incenerimento dei rifiuti?.
Perché ci sono alternative allo smaltimento dei rifiuti molto migliori sotto diversi punti di vista, tutti assai importanti.
Vediamoli.Ma prima bisogna sfatare una concezione infondata e frutto di ignoranza, anche se fortemente radicata nella pubblica opinione. Mi riferisco a quando si compie una equazione non vera: quella che con l’incenerimento si eliminano le scomode discariche e che con il fuoco purificatore si possa anche eliminare tutto ciò che vorremmo allontanare dalle nostre case. Fino a pochi decenni fa il fuoco era ancora generalmente utilizzato e conosciuto come il mezzo migliore per combattere parassiti e malattie (come la peste), che hanno profondamente segnato l’umanità, e con il fuoco si è combattuto tutto ciò che minacciava la salute umana e l’ordine costituito, comprese le idee delle “streghe” e gli “eretici”, che minacciavano la credibilità del potere cattolico. Per tutto questo ci sono convinzioni errate molto radicate.
In verità il fuoco può uccidere dai microbi agli oppositori politici, ma in verità in natura nulla si crea e nulla si distrugge e il fuoco può solo trasformare la materia.
In particolare l’incenerimento dei rifiuti, come quello di Scarlino, scarica per lo più nell’atmosfera e poi in discarica una massa di gas, micropolveri e ceneri più grande della massa dei rifiuti bruciati.
Proviamo a considerare il bilancio di massa di un inceneritore, cioè ciò che in esso entra ed esce per trattare 1 kg di RSU (rifiuti solidi urbani):

Tratto da “Da Rifiuti A Risorse” A. Tornavacca M. Boato 1998
Pertanto la massa dei rifiuti inceneriti viene moltiplicata anche per 3 o 4 volte con un consumo di acqua e aria buona, sempre più rare e costose e con emissioni di sostanze molto pericolose per il clima e la salute: diossine, metalli pesanti e polveri ultra sottili.
Di qui il primo motivo per dire NO: si peggiora a situazione di partenza, quando invece si può migliorare.
Il risultato dell’incenerimento è quello di passare dallo smaltimento dei rifiuti in discarica, dove i rifiuti venivano portati tal quali in un luogo disgraziato, vedi Le Strillaie a Grosseto, rovinandolo e, però controllabile, ad uno smaltimento apparentemente tecnologico e pulito, ma che in realtà, per un verso continua ad avere bisogno di discariche nel territorio per le ceneri e i fanghi, e che usa, anche per smaltire l’incremento di massa inquinata prodotta, una nuova discarica: l’atmosfera, molto meno visibile e però non più controllabile, nel senso che gli inquinanti si disperdono in un mezzo molto più grande, ma sempre limitato.
Che l’atmosfera è limitata e si sta modificando in modo preoccupante per le emissioni di gas, se ne stanno accorgendo un po’ tutti per le variazioni climatiche, anche se ci sono i soliti negazionisti che difendono gli interessi dei petrolieri.
Ma ciò che molti non sanno è che molte sostanze, dopo essere state trasformate con il fuoco in sostanze più piccole, che nessun filtro è in grado di catturare, ecco il punto più importante, ma che sono infinitamente più pericolose per la salute, si diffondono nell’ambiente, uccidendo e facendo crescere le morti per tumori. Tutto ciò comporta costi umani enormi e incalcolabili. Così ad esempio avviene per il cloro del nostro sale di cucina presente nei cibi o per le pile presenti nei rifiuti solidi urbani, che alle alte temperature degli inceneritori si trasformano in Diossine o in Nanoparticelle di metalli tossici, entrambi cancerogeni. Solo questo punto basterebbe per dire NO.
Sulla pericolosità delle diossine e sui limiti di legge che non tutelano la salute, rimando al lavoro del dott. Federico Valerio, dell’Istituto Tumori di Genova mentre sulla pericolosità delle polveri sottili di metalli tossici, rimando allo studio epidemiologico su Coriano/Forlì, condotto per la CEE, dove le morti aggiunte si contano a centinaia.
Solo dei cinici malati o corrotti possono continuare a negare le conclusione di questo studio che potete leggere a pag.42 e 43.
Altri studi recenti possono essere recuperati in questo sito
Sulle alternative:
Ormai in Italia le esperienze di Raccolta Differenziata “porta a porta” con Tariffa premiante hanno maturato dati e bilanci inoppugnabili (Raccolta differenziata al 70-80% in pochi mesi), che testimoniano la facilità con cui si possono realizzare alternative all’incenerimento dei rifiuti con grandi vantaggi occupazionali, con riduzioni delle tariffe a carico dei cittadini, con utili a favore delle imprese che lavorano le materie recuperate e con ovvi vantaggi ambientali.
Viceversa il presidente della Provincia di Grosseto, attraverso ripetute interviste ai giornali, continua a fornire ai cittadini informazioni false, parziali e scorrette sulla necessità dell’incenerimento rifiuti, sulla mancanza di valide alternative, arrivando perfino a falsificare i dati di studi epidemiologici.
Un fatto a mio avviso molto significativo è rappresentato dalle scelte recentemente compiute dalle Associazioni dei piccoli imprenditori e artigiani della provincia di Treviso. In quella provincia il territorio è suddiviso in tre Ambiti di gestione dei rifiuti ed uno di questi, conosciuto come “Consorzio Priula” ha da qualche anno scelto la raccolta differenziata spinta e Tariffa premiante, mentre gli altri due Ambiti hanno mantenuto i tradizionali sistemi di smaltimento con i cassonetti stradali… Ebbene i risultati conseguiti dal Consorzio Priula, in termini di costi e vantaggi per le imprese, oltre che per i cittadini, hanno convinto gli imprenditori a chiedere formalmente alle autorità politiche della Provincia di Treviso ad adottare il sistema Priula anche negli altri due Ato provinciali.
Ancora, per comprendere quanto sia convincente la raccolta porta a porta, praticata con una esperienza limitata a qualche quartiere nel Comune di Capannori, si legga di seguito cosa ha deliberato il Consiglio Comunale di Capannori con Del. n° 44/2007, per estendere su tutto il suo territorio tale pratica:
“…..D E L I B E R A
1. di intraprendere il percorso verso il traguardo dei “Rifiuti Zero” entro il 2020 stabilendo per il 2008 il raggiungimento del 60% di raccolta differenziata e per il 2011 il 75%;
2. Per il raggiungimento di tali obiettivi il consiglio Comunale di Capannori dà mandato alla Giunta Municipale di estendere a tutte le principali e più popolose frazioni del territorio comunale la modalità di raccolta “Porta a Porta” dei rifiuti urbani ed assimilati;
3. di istituire entro il 2008 un sistema tariffario basato sulla effettiva quantità di rifiuti prodotti dalle utenze domestiche e non domestiche;
4. di realizzare entro il 2008 un centro comunale per la riparazione e il riuso dove beni durevoli e imballaggi possano essere reimmessi nei cicli di utilizzo ricorrendo eventualmente anche all’apporto di cooperative sociali e al mondo del volontariato;
5. di offrire all’Amministrazione Provinciale tutta la propria collaborazione alla discussione per la realizzazione di un impianto di compostaggio sul proprio territorio per la valorizzazione della frazione organica recuperata;
6. di applicare, anche con appositi corsi di formazione-informazione rivolti al personale dell’ente ed anche ai dipendenti dell’Azienda ASCIT S.p.A. – Servizi Ambientali, gli adempimenti previsti dal DM 08/05/2003 al fine di ridurre gli sprechi e di favorire lo sviluppo di un mercato per il ricorso a beni e servizi basati su materiali riciclati;
7. per quanto riguarda il conferimento della frazione residua dei rifiuti di dare mandato alla Giunta Municipale affinché intraprenda tutti gli sforzi per minimizzarne i flussi di rifiuti, favorendo, anche in ambito di programmazione provinciale la realizzazione di impianti “a freddo” in grado di recuperare ancora materiali contenuti nei residui ed in grado di orientare costanti iniziative di riduzione volte a “sostituire” oggetti e beni non riciclabili o compostabili.
8. di dare mandato alla Giunta Municipale di adoperarsi negli confronti degli Enti Competenti affinché i rifiuti-residui prodotti sul territorio comunale non vengano avviati ad incenerimento (la cui logica contrasta con l’obiettivo rifiuti zero) o avviati “tal quali” a discarica;
9. di istituire l’ “Osservatorio verso Rifiuti Zero” che abbia il compito di monitorare in continuo il percorso verso Rifiuti Zero indicando criticità e soluzioni per rendere il suddetto percorso verificabile, partecipato e costantemente in grado di aggiornarsi anche alla luce dell’evolversi del quadro nazionale ed internazionale….”
Per chi desiderasse approfondire le caratteristiche degli impianti a freddo che possono smaltire la parte residua non differenziata si rimanda ad un progetto in realizzazione in Inghilterra, scaricabile da:
http://www.noinceneritori.org/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=26&Itemid=28
Se nella nostra provincia non si è ancora superato il valore del 30% di raccolta differenziata, se cresce la produzione dei rifiuti e crescono le tariffe a carico dei cittadini, ciò è dovuto da una parte agli interessi concreti dei gestori degli impianti fissi, che condizionano le scelte politiche locali e chiedono e ottengono quantità costanti di rifiuti indifferenziati da trattare e da bruciare, dall’altro dall’ignoranza degli amministratori che ritengono sommabili o integrabili le diverse modalità di trattamento. In verità tutte le esperienze più avanzate in Italia e nel mondo stanno a testimoniare un fatto semplice e facilmente intuibile: che i sistemi di raccolta e smaltimento rifiuti sono diversi e alternativi. Da noi, anziché riconoscere l’esistenza di sistemi obiettivamente non conciliabili si insiste nel volerli “integrare”, ma, come è facilmente intuibile dalle persone oneste, non ha senso sommare i maggiori costi di raccolta del differenziato con il sistema del porta a porta con i maggiori costi di ammortamento e gestione degli impianti di trattamento e combustione dei rifiuti.
Di qui il fallimento dei Piano provinciale dei rifiuti.