Scenari apocalittici

24 05 2008

L’obiettivo della vita è vivere in armonia con la natura.”
Zeno (335 a.C. - 264 a.C.), da Diogenes Laertius, “Le vite degli illustri filosofi”


L’inceneritore di Scarlino nel prossimo futuro

Questi i termini più frequentemente usati oggi nel discorso politico riguardo la sicurezza, i rifiuti, l’energia, le infrastrutture:
“Interesse strategico nazionale”, “pugno di ferro”, “segreto di stato”, “forze armate”, “esercito”, “costruire”, “forze dell’ordine”, “militari”, “centrali nucleari”.





Urban mining

4 05 2008

di Miho Yoshikawa – fonte: Reuters

Honjo, Giappone: prima di gettare il proprio cellulare si potrebbe estrarre oro, argento, rame e una serie di metalli di cui molti stanno raggiungendo prezzi record.
Si chiama “urban mining”, l’estrazione di metalli da vecchi apparati elettronici come l’iridio e l’oro. E’ un’industria che cresce in “tutto” (virgolette mie) il mondo con il crescere esorbitante dei prezzi dei metalli.
I materiali recuperati sono riutilizzati in nuovi apparati elettronici e l’oro e altri preziosi metalli sono fusi e trasformati in lingotti che vengono venduti a gioiellieri, a chi vuole investire o rivenduti all’industrie che utilizzano oro nei circuiti stampati dei cellulari perché conduttore persino migliore del rame.
Secondo una ricerca di Tadahiko Sekigawa da una tonnellata di scavo di miniera si ricavano una media di 5 grammi di oro, mentre da una tonnellata di cellulari scartati se ne ricavano 150 grammi o più. La stessa quantità di cellulari scartati contiene, oltre ad altri metalli, circa 100 kg di rame e 3 kg di argento.
Il riciclo ha senso per il Giappone viste le scarse risorse di materie prime di cui dispone e dove vengono scartati decine di milioni di vecchi cellulari e di altri obsoleti componenti elettronici.
“Per alcuni è soltanto un mucchio di spazzatura, per altri una miniera d’oro” dice Nozomu Yamanaka, manager dell’impianto di riciclaggio Eco-System
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Le alternative agli inceneritori

10 02 2008

fonte: blog di Beppe Grillo - www.beppegrillo.it

Gli inceneritori spuntano nelle Regioni italiane come l’amanita falloide. Svettano da lontano. Oggetti di design. Ci fanno pure le gite scolastiche. Sono i funghi velenosi dei partiti. Non è necessario coglierli per morire. Basta respirarli. Vengono raccomandati in televisione in programmi condotti da presentatori imbelli.
La raccolta differenziata rende inutili gli inceneritori. L’eliminazione degli imballaggi superflui li azzera.

Inceneritori, perché no

1. L’incenerimento dei rifiuti li trasforma in nanoparticelle tossiche e diossine
2. L’incenerimento necessita di sostanze come acqua, calce, bicarbonato che aumentano la massa iniziale dei rifiuti
3. Da una tonnellata di rifiuti vengono prodotti fumi e 300 kg di ceneri solide e altre sostanze:
- le ceneri solide vanno smaltite per legge in una discarica per rifiuti tossici nocivi, rifiuti
estremamente più pericolosi delle vecchie discariche
- i fumi contengono 30 kg di ceneri volanti cancerogene, 25 kg di gesso
- l’incenerimento produce 650 kg di acque inquinate da depurare
4. Le micro polveri (pm 2 fino a pm 0,1) derivanti dall’incenerimento se inalate dai polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti
5. Le patologie derivanti dall’inalazione sono: cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus. Lo comprovano migliaia di lavori scientifici
6. Gli inceneritori, detti anche termovalorizzatori, sono stati finanziati con il 7% della bolletta dell’Enel associandoli alle energie rinnovabili insieme ai rifiuti delle raffinerie di petrolio al carbone. Senza tale tassa sarebbero diseconomici. Nell’ultima Finanziaria è stato accordato il finanziamento, ma solo agli inceneritori già costruiti
7. In Italia ci sono 51 inceneritori, sarebbe opportuno disporre di centraline che analizzino la concentrazione di micro polveri per ognuno di essi, insieme all’aumento delle malattie derivate sul territorio nel lungo periodo
8. I petrolieri, i costruttori di inceneritori e i partiti finanziati alla luce del sole da queste realtà economiche sono gli unici beneficiari dell’incenerimento dei rifiuti

Riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata,riciclaggio e bioessicazione

1. Riduzione dei rifiuti (Berlino, per fare un esempio, ha ridotto in sei mesi i rifiuti del 50%)
2. Raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale
3. Riciclo di quanto raccolto in modo differenziato
4. Quanto rimane di rifiuti dopo l’attuazione dei primi tre punti va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla con in impianti di bioessicazione
5. In termini economici non conviene bruciare in presenza di una raccolta differenziata perchè:
- il legno può essere venduto alle aziende per farne truciolato
- il riciclaggio della carta rende più dell’energia che se ne può ricavare
- il riciclaggio della plastica è conveniente. Occorrono 2/3 kg di petrolio per fare un kg di plastica
6. La raccolta differenziata può arrivare al 70% dei rifiuti, il 30% rimanente può ridursi al 15-20% dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione ed impatti ambientali sanitari

Se nel settore dei rifiuti non ci fossero le attuali realtà, per legge, di monopoli privati a totalità di capitale pubblico, ma una reale liberalizzazione del mercato, la concorrenza tra le aziende avverrebbe sulla capacità di recupero e l’incenerimento sarebbe superato.

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Leonia

16 01 2008

di Italo Calvino - tratto da: Le città invisibili, Torino, Einaudi, 1972, p. 119.

La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall’ultimo modello d’apparecchio.

Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia di ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere il resto dell’esistenza di ieri è circondato da un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta portata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.

Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s’espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. E’ una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.

Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature di ieri che s’ammucchiano sulle spazzature dell’altro ieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.

Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.

Più ne cresce l’altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori: per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.





Energia, materie prime e ambiente. Il manifesto ASPO-Italia

30 12 2007

Dopo un anno di lavoro e di esteso dibattito fra i membri di ASPO-Italia è stato messo in rete il “manifesto” di ASPO-Italia. Il documento riassume le tematiche principali esaminate dall’associazione e mette in risalto i problemi che abbiamo di fronte in termini di esaurimento delle risorse, compreso l’esaurimento della capacità dell’atmosfera di assorbire i prodotti della combustione dei combustibili fossili. Di seguito il Riassunto estratto dal Manifesto.

di Ugo Bardi, presidente di ASPO-Italia
ENERGIA, MATERIE PRIME E AMBIENTE: IL MANIFESTO DI ASPO-Italia

Dopo il periodo di ottimismo degli anni 1990, si è ricominciato negli ultimi anni a parlare di esaurimento delle materie prime di origine minerale, in particolare il petrolio e gli altri combustibili fossili. Le stesse preoccupazioni si estendono anche a risorse in principio rinnovabili, come la produzione agricola mondiale, che negli ultimi anni non è stata in grado di aumentare in proporzione all’aumento della popolazione umana. Inoltre, ci sono sistemi, come l’atmosfera, la cui capacità di assorbire i rifiuti dell’attività umana può essere considerata come una risorsa in via di esaurimento. Le conseguenze si manifestano in termini di riscaldamento globale e potrebbero essere disastrose.
C’è chi ritiene che l’esaurimento delle risorse e il riscaldamento globale potrebbero causare una crisi importante per l’economia mondiale e che, pertanto, si dovrebbero prendere specifici provvedimenti in proposito. Altri, tuttavia, sostengono che entrambi i problemi possono essere risolti dai normali meccanismi del libero mercato e che non c’è ragione di preoccuparsi. Sul dibattito fra queste due opinioni si gioca il futuro di un intera civiltà.
L’argomento è di grande complessità e, come sempre quando si tratta di prevedere il futuro, le incertezze sono molto forti. Tuttavia, negli ultimi tempi, un quadro di insieme della situazione si sta rivelando in tutta la sua drammaticità. Sia l’esaurimento delle risorse come il cambiamento climatico non sono problemi che possiamo consegnare alle prossime generazioni, ma problemi che stiamo fronteggiando già oggi e che diverranno sempre più gravi nei prossimi anni.
Quello che segue riporta gli elementi principali del pensiero in proposito dell’associazione della sezione italiana di ASPO (association for the study of peak oiI and gas). ASPO è nata per riunire un gruppo di scienziati e ricercatori impegnati nella stima delle risorse petrolifere e del loro esaurimento. Col tempo, gli obbiettivi dell’associazione si sono diversificati e comprendono oggi una visione a tutto campo del problema dell’esaurimento delle risorse in relazione al sistema economico.
I punti essenziali del pensiero di ASPO sono basati sul concetto che l’esaurimento delle risorse è un problema immediato e che si farà sempre più grave nel futuro. “Esaurimento”, come è ovvio, non va inteso come la completa sparizione fisica di una risorsa. Il problema è l’esaurimento di quella frazione di risorse che possono essere utilizzate a basso costo. La prima, e forse la più importante, di queste risorse è il petrolio. I giacimenti di petrolio non sono vicini all’esaurimento fisico, ma gli aumenti di prezzo degli ultimi anni sono causati dall’esaurimento dei tradizionali giacimenti a basso costo che hanno alimentato l’economia mondiale nel ventesimo secolo. Altre risorse energetiche, come il gas naturale, il carbone e l’uranio stanno anch’esse seguendo la stessa curva di esaurimento che ha seguito il petrolio. Anche altre risorse minerali mostrano problemi del genere.

Dobbiamo prendere atto che i vari tentativi di rimanere all’interno del “paradigma dei fossili” possono al massimo prolungare la nostra dipendenza ma non risolvono il problema dei costi crescenti che andiamo a fronteggiare. E’ necessario muoversi il più rapidamente possibile verso una società la cui economia possa essere stabilizzata su un consumo sostenibile delle risorse disponibili. Questo è possibile, ed è possibile che una società del genere mantenga gli elementi essenziali della società in cui viviamo oggi: la tecnologia, la scienza, l’arte, la letteratura, i diritti dell’uomo, la giustizia, i servizi sociali e tutti gli elementi che ci fanno definire il nostro mondò come una “civiltà” Per arrivarci, tuttavia, occorre muoversi già oggi verso un economia che sia aumentata da risorse rinnovabili.

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Cip6 e Foto Voltaico

4 10 2007

di Leonardo Libero - Direttore di “Energia dal Sole
LA (PESSIMA) SITUAZIONE DEL FOTOVOLTAICO IN ITALIA


Le Versegge - Braccagni

Alla fine del 2006, secondo EurObserver, la diffusione del fotovoltaico in Italia era di 0,99 Wp per abitante, oltre sette volte inferiore alla media europea (7,38) e inferiore a quella di Germania (37,16), Austria (3,51), Olanda (3,14), Spagna (2,70) e Cipro (1,27). I principali ostacoli alla diffusione del fotovoltaico nel Paese del Sole sono stati, e sono, tre:

a)- L’Enel. Da monopolista elettrico, ha impedito in ogni modo che il FV connesso a rete si diffondesse anche da noi, provocandoci un “gap” tecnico e industriale di almeno 15 anni. Perso il monopolio, ma ancora in posizione dominante, sta in campo nel settore FV sia come arbitro che come giocatore, attraverso Enel-Si. E’ arrivato a “fare la cresta” sulle spese di allacciamento, imponendole anche 4 volte superiori al giusto. Il 6 agosto 2001, l’Autorità per l’Energia gli ha infatti “ordinato” di “porre fine a comportamenti lesivi del diritto di allacciamento alla rete elettrica dei nuovi impianti di produzione” e “tali da scoraggiare l’avvio di nuove produzioni, in particolare di piccola taglia, alimentate prevalentemente con fonti rinnovabili di energia” ;

b)- Il raggiro Cip6. Dal 1992 gli italiani pagano i sovrapprezzi elettrici “A3”, imposti col pretesto del sostegno alle fonti rinnovabili. Il loro gettito è però sempre andato in gran parte a fonti defi nite “assimilate alle rinnovabili”, ma invece inquinanti come residui petroliferi e rifi uti non biodegradabili. Il 6 novembre 2003, la truffa è stata stimata in 30 miliardi di euro dalla X^ Commissione della Camera, che l’ha defi nita “Una tassa occulta in favore dei petrolieri”. Nel 2004, i 10 maggiori benefi ciari di una “torta” da 3.511,4 milioni di euro (saliti a 3.988,6 nel 2005 ed a 4.361,7 milioni di euro nel 2006) sono stati infatti: Edison (53,4%), EGR-Garrone (10,8%) Sarlux-Moratti (10.3%), Rosignano Energia (6,3%), Foster Weeler (5,1%), EniPower (3,8%); ApiEnergia (5,3%), Elettra GLT (3,2%), Irene (0,9%),
Italiana Coke (0,3%), Altri (0,6%). L’ultima concessione Cip6 a scadere dovrebbe essere quella di Sarlux-Moratti, nel 2021.

c)- Le norme ministeriali per il “conto energia”. Il record mondiale per l’elettricità da fonti rinnovabili connesse a rete è della Germania, che le sovvenziona “in conto energia” dal 1998. La norma tedesca EEG del 21 luglio 2004, che regola la materia per 6 fonti diverse, occupa solo 15 pagine. Il buon senso avrebbe consigliato di copiare quel testo, breve e chiaro. Invece il Decreto 19 febbraio 2007 del Ministro Sviluppo Economico, quantunque riguardi solo il fotovoltaico, di pagine ne occupa 18, e questo per le molte prescrizioni inutili e sciocche che contiene. Ad esempio, elenca 37 (trentasette !!) norme CEI o UNI da rispettare e prescrive che i componenti degli impianti siano nuovi di fabbrica. Inoltre limita l’uso della tecnologia a film sottile alle sole persone giuridiche (alle famiglie lo vieta). Ne è conseguito che per richiedere di essere ammessi al “conto energia” occorre compilare 36 (trentasei !!) pagine di moduli; astrusi da interpretare, mi risulta, anche per cervelli di livello accademico. Il risultato di tutto ciò è emerso il 20 luglio da un comunicato del GSE secondo il quale Insomma, la precisa intenzione ministeriale di creare più problemi possibile al fotovoltaico è evidente, non essendo immaginabile che i compilatori del decreto non avessero afferrato che col sovvenzionamento “in conto energia” il denaro pubblico paga solo la quantità di energia versata in rete, e non la qualità degli impianti, che perciò non deve interessare al legislatore. Rivelatrici al riguardo queste parole del Ministro Pierluigi Bersani, pronunciate in un’occasione ufficiale come la sua audizione alla Commissione Industria del Senato del 27 giugno 2006: “Sulle fonti rinnovabili dobbiamo preoccuparci che ci sia una filiera industriale in casa. Il punto e’ che, ad esempio, se si investe molto nel fotovoltaico, ci si muove in un mercato dominato da Germania e Giappone, senza ricadute sull’industria italiana”.





Il fallimento del Piano provinciale dei rifiuti

28 08 2007

di Roberto Barocci
Una battaglia culturale e politica in provincia contro l’incenerimento dei rifiuti, per il recupero, il compostaggio e la riduzione dei rifiuti.

Perché No all’incenerimento dei rifiuti?.

Perché ci sono alternative allo smaltimento dei rifiuti molto migliori sotto diversi punti di vista, tutti assai importanti.

Vediamoli.Ma prima bisogna sfatare una concezione infondata e frutto di ignoranza, anche se fortemente radicata nella pubblica opinione. Mi riferisco a quando si compie una equazione non vera: quella che con l’incenerimento si eliminano le scomode discariche e che con il fuoco purificatore si possa anche eliminare tutto ciò che vorremmo allontanare dalle nostre case. Fino a pochi decenni fa il fuoco era ancora generalmente utilizzato e conosciuto come il mezzo migliore per combattere parassiti e malattie (come la peste), che hanno profondamente segnato l’umanità, e con il fuoco si è combattuto tutto ciò che minacciava la salute umana e l’ordine costituito, comprese le idee delle “streghe” e gli “eretici”, che minacciavano la credibilità del potere cattolico. Per tutto questo ci sono convinzioni errate molto radicate.

In verità il fuoco può uccidere dai microbi agli oppositori politici, ma in verità in natura nulla si crea e nulla si distrugge e il fuoco può solo trasformare la materia.

In particolare l’incenerimento dei rifiuti, come quello di Scarlino, scarica per lo più nell’atmosfera e poi in discarica una massa di gas, micropolveri e ceneri più grande della massa dei rifiuti bruciati.

Proviamo a considerare il bilancio di massa di un inceneritore, cioè ciò che in esso entra ed esce per trattare 1 kg di RSU (rifiuti solidi urbani):


Tratto da “Da Rifiuti A Risorse” A. Tornavacca M. Boato 1998

Pertanto la massa dei rifiuti inceneriti viene moltiplicata anche per 3 o 4 volte con un consumo di acqua e aria buona, sempre più rare e costose e con emissioni di sostanze molto pericolose per il clima e la salute: diossine, metalli pesanti e polveri ultra sottili.

Di qui il primo motivo per dire NO: si peggiora a situazione di partenza, quando invece si può migliorare.

Il risultato dell’incenerimento è quello di passare dallo smaltimento dei rifiuti in discarica, dove i rifiuti venivano portati tal quali in un luogo disgraziato, vedi Le Strillaie a Grosseto, rovinandolo e, però controllabile, ad uno smaltimento apparentemente tecnologico e pulito, ma che in realtà, per un verso continua ad avere bisogno di discariche nel territorio per le ceneri e i fanghi, e che usa, anche per smaltire l’incremento di massa inquinata prodotta, una nuova discarica: l’atmosfera, molto meno visibile e però non più controllabile, nel senso che gli inquinanti si disperdono in un mezzo molto più grande, ma sempre limitato.

Che l’atmosfera è limitata e si sta modificando in modo preoccupante per le emissioni di gas, se ne stanno accorgendo un po’ tutti per le variazioni climatiche, anche se ci sono i soliti negazionisti che difendono gli interessi dei petrolieri.

Ma ciò che molti non sanno è che molte sostanze, dopo essere state trasformate con il fuoco in sostanze più piccole, che nessun filtro è in grado di catturare, ecco il punto più importante, ma che sono infinitamente più pericolose per la salute, si diffondono nell’ambiente, uccidendo e facendo crescere le morti per tumori. Tutto ciò comporta costi umani enormi e incalcolabili. Così ad esempio avviene per il cloro del nostro sale di cucina presente nei cibi o per le pile presenti nei rifiuti solidi urbani, che alle alte temperature degli inceneritori si trasformano in Diossine o in Nanoparticelle di metalli tossici, entrambi cancerogeni. Solo questo punto basterebbe per dire NO.

Sulla pericolosità delle diossine e sui limiti di legge che non tutelano la salute, rimando al lavoro del dott. Federico Valerio, dell’Istituto Tumori di Genova mentre sulla pericolosità delle polveri sottili di metalli tossici, rimando allo studio epidemiologico su Coriano/Forlì, condotto per la CEE, dove le morti aggiunte si contano a centinaia.

Solo dei cinici malati o corrotti possono continuare a negare le conclusione di questo studio che potete leggere a pag.42 e 43.

Altri studi recenti possono essere recuperati in questo sito

Sulle alternative:

Ormai in Italia le esperienze di Raccolta Differenziata “porta a porta” con Tariffa premiante hanno maturato dati e bilanci inoppugnabili (Raccolta differenziata al 70-80% in pochi mesi), che testimoniano la facilità con cui si possono realizzare alternative all’incenerimento dei rifiuti con grandi vantaggi occupazionali, con riduzioni delle tariffe a carico dei cittadini, con utili a favore delle imprese che lavorano le materie recuperate e con ovvi vantaggi ambientali.

Viceversa il presidente della Provincia di Grosseto, attraverso ripetute interviste ai giornali, continua a fornire ai cittadini informazioni false, parziali e scorrette sulla necessità dell’incenerimento rifiuti, sulla mancanza di valide alternative, arrivando perfino a falsificare i dati di studi epidemiologici.

Un fatto a mio avviso molto significativo è rappresentato dalle scelte recentemente compiute dalle Associazioni dei piccoli imprenditori e artigiani della provincia di Treviso. In quella provincia il territorio è suddiviso in tre Ambiti di gestione dei rifiuti ed uno di questi, conosciuto come “Consorzio Priula” ha da qualche anno scelto la raccolta differenziata spinta e Tariffa premiante, mentre gli altri due Ambiti hanno mantenuto i tradizionali sistemi di smaltimento con i cassonetti stradali… Ebbene i risultati conseguiti dal Consorzio Priula, in termini di costi e vantaggi per le imprese, oltre che per i cittadini, hanno convinto gli imprenditori a chiedere formalmente alle autorità politiche della Provincia di Treviso ad adottare il sistema Priula anche negli altri due Ato provinciali.

Ancora, per comprendere quanto sia convincente la raccolta porta a porta, praticata con una esperienza limitata a qualche quartiere nel Comune di Capannori, si legga di seguito cosa ha deliberato il Consiglio Comunale di Capannori con Del. n° 44/2007, per estendere su tutto il suo territorio tale pratica:

“…..D E L I B E R A

1. di intraprendere il percorso verso il traguardo dei “Rifiuti Zero” entro il 2020 stabilendo per il 2008 il raggiungimento del 60% di raccolta differenziata e per il 2011 il 75%;
2. Per il raggiungimento di tali obiettivi il consiglio Comunale di Capannori dà mandato alla Giunta Municipale di estendere a tutte le principali e più popolose frazioni del territorio comunale la modalità di raccolta “Porta a Porta” dei rifiuti urbani ed assimilati;
3. di istituire entro il 2008 un sistema tariffario basato sulla effettiva quantità di rifiuti prodotti dalle utenze domestiche e non domestiche;
4. di realizzare entro il 2008 un centro comunale per la riparazione e il riuso dove beni durevoli e imballaggi possano essere reimmessi nei cicli di utilizzo ricorrendo eventualmente anche all’apporto di cooperative sociali e al mondo del volontariato;
5. di offrire all’Amministrazione Provinciale tutta la propria collaborazione alla discussione per la realizzazione di un impianto di compostaggio sul proprio territorio per la valorizzazione della frazione organica recuperata;
6. di applicare, anche con appositi corsi di formazione-informazione rivolti al personale dell’ente ed anche ai dipendenti dell’Azienda ASCIT S.p.A. – Servizi Ambientali, gli adempimenti previsti dal DM 08/05/2003 al fine di ridurre gli sprechi e di favorire lo sviluppo di un mercato per il ricorso a beni e servizi basati su materiali riciclati;
7. per quanto riguarda il conferimento della frazione residua dei rifiuti di dare mandato alla Giunta Municipale affinché intraprenda tutti gli sforzi per minimizzarne i flussi di rifiuti, favorendo, anche in ambito di programmazione provinciale la realizzazione di impianti “a freddo” in grado di recuperare ancora materiali contenuti nei residui ed in grado di orientare costanti iniziative di riduzione volte a “sostituire” oggetti e beni non riciclabili o compostabili.
8. di dare mandato alla Giunta Municipale di adoperarsi negli confronti degli Enti Competenti affinché i rifiuti-residui prodotti sul territorio comunale non vengano avviati ad incenerimento (la cui logica contrasta con l’obiettivo rifiuti zero) o avviati “tal quali” a discarica;
9. di istituire l’ “Osservatorio verso Rifiuti Zero” che abbia il compito di monitorare in continuo il percorso verso Rifiuti Zero indicando criticità e soluzioni per rendere il suddetto percorso verificabile, partecipato e costantemente in grado di aggiornarsi anche alla luce dell’evolversi del quadro nazionale ed internazionale….”
Per chi desiderasse approfondire le caratteristiche degli impianti a freddo che possono smaltire la parte residua non differenziata si rimanda ad un progetto in realizzazione in Inghilterra, scaricabile da:
http://www.noinceneritori.org/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=26&Itemid=28

Se nella nostra provincia non si è ancora superato il valore del 30% di raccolta differenziata, se cresce la produzione dei rifiuti e crescono le tariffe a carico dei cittadini, ciò è dovuto da una parte agli interessi concreti dei gestori degli impianti fissi, che condizionano le scelte politiche locali e chiedono e ottengono quantità costanti di rifiuti indifferenziati da trattare e da bruciare, dall’altro dall’ignoranza degli amministratori che ritengono sommabili o integrabili le diverse modalità di trattamento. In verità tutte le esperienze più avanzate in Italia e nel mondo stanno a testimoniare un fatto semplice e facilmente intuibile: che i sistemi di raccolta e smaltimento rifiuti sono diversi e alternativi. Da noi, anziché riconoscere l’esistenza di sistemi obiettivamente non conciliabili si insiste nel volerli “integrare”, ma, come è facilmente intuibile dalle persone oneste, non ha senso sommare i maggiori costi di raccolta del differenziato con il sistema del porta a porta con i maggiori costi di ammortamento e gestione degli impianti di trattamento e combustione dei rifiuti.

Di qui il fallimento dei Piano provinciale dei rifiuti.