Il Maggio Maremmano

1 05 2008

Canti della squadra dei Maggerini di Braccagni
a cura del Gruppo Tradizioni Popolari Galli Silvestro
Registrato il 3 aprile 2008 presso la sede del Gruppo Tradizioni Popolari Galli Silvestre a Braccagni (Gr).

Copertina CD

1) Ottava di permesso, Francesco Cellini, 0.54
2) Maggio 2008, canto popolare di Francesco Cellini, 2.36
3) Maggio, canto popolare, 8.50
4) Maggio allegro, canto popolare di Alessandro Cellini, 2.44
5) Viene la Primavera, canto popolare di Enrico Rustici, 3.44
6) Maggio tradizione, canto popolare di Alessandro Cellini, 1.55
7) La Ballata dei ricordi, canto popolare di Alessandro Cellini, 2.56
8) Maggio operaio, canto popolare di Enrico Rustici, 2.52
9) Serenata burianese, canto popolare, 3.02
10) II Trescone, canto popolare, 1.40 (ascolta 38sec.)
11) Ottava alberalo, Enrico Spina, 0.47
12) Ottava corbellaio, Alessandro Cellini, 1.08
13) Saluto del Poeta, Francesco Cellini, 0,51

Componenti squadra maggerìni:
Poeti estemporanei: Alessandro Cellini e Francesco Cellini
Fisarmonica: Maurilio Boni
Chitarra: Fabio Bargelli
Cantori: Monica Guidotti, Giulio Cillerai, Catia Granini, Elisa Gelso, Marta Galliani, Gloria Rabai, Tommaso Giorgini, Giampiero Pieraccini, Enrico Spina, Alessandro Saladini, Irene Bargelli, Ludovico Galli.
Fonico: Davide Fatemi - Associazione Stop e dintorni
Fotografie: Guerrini (Si), Longobardi, Nardi, Senis.
Note ai testi: Roberto Fidanzi
Progetto grafico: Ideogram - GR

Oggi come ieri in Toscana, ma soprattutto in Maremma, nella notte tra il 30 aprile ed il 1 Maggio è possibile ancora ascoltare questo canto itinerante di questua le cui origini ci riconducono all’antico culto degli alberi e dei rituali agresti; un rito propiziatorio che con il tempo ha sostituito remote pratiche pagane, divenendo un canto augurale nel quale si trasmettono gli auguri gioiosi per l’arrivo della Primavera, al rifiorire della natura dopo i rigori dell’Inverno, auspicando fertilità e buon raccolto. Così in Maremma è facile imbattersi in queste variopinte brigate di “maggerini” tutte adornate di fiori e colori che vagano di podere in podere, partendo il pomeriggio del 30 aprile per arrivare al pomeriggio del giorno dopo, dopo aver cantato tutta la notte. Queste squadre di inconsueti visitatori notturni sono formate in genere di 10/15 elementi; vestono abiti e cappelli solitamente decorati con fiori di carta e nastri colorati. Il canto è accompagnato dal suono di strumenti musicali quali la fisarmonica e la chitarra. Nei gruppi, oltre alle voci del coro, troviamo vari personaggi come la figura centrale del Poeta che in genere compone il testo del “maggio” ed intona “il permesso” per entrare nei poderi ed il “ringraziamento” prima di uscire, sempre in “ottava rima”; l’”Alberaio” che porta un ramoscello d’alloro fiorito simbolo del “Maggio”; il “Corbellalo” incaricato di raccogliere e custodire i doni e le offerte fatte dalle famiglie che in seguito saranno consumate in un pasto comune chiamato “Ribotta”.

La Festa del 1 Maggio di Braccagni (Gr) È ormai una consuetudine che si è consolidata: dal 1991 squadre di “maggerini” si danno convegno nella suggestiva cornice dell’oliveto del Campo della Fiera di Braccagni, ai piedi della collina di Montepescali, palcoscenico ideale per una manifestazione che funge da occasione di verifica e di incontro tra i gruppi portatori di questa antica tradizione e che in questi anni ha offerto la possibilità di ascoltare formazioni che si presentano con modi diversi di cantare, oltre a cantastorie e poeti in ottava rima. La manifestazione, oltre che dall’immancabile merenda (tutto a offerta), è corredata ogni anno da appositi spazi adibiti all’allestimento di esposizioni culturali e a dimostrazioni pratiche di attività artigianali inerenti lavorazioni cadute ormai in disuso. L’appuntamento, seguito da una numerosa schiera di appassionati, costituisce ormai una delle scadenze calendariali folcloriche più rilevanti della Provincia di Grosseto.

Il Gruppo Tradizioni Popolari “Galli Silvestro” È sorto come gruppo spontaneo nel 1979, legando la sua nascita proprio al canto del “Maggio”, tant’è che anche il nome che porta è riferito a Silvestro Galli, una figura che seppe trasmettere alle nuove generazioni (prima di scomparire) i valori e i significati di questo antico rito. E’ un gruppo profondamente impegnato nel campo delle tradizioni popolari, in particolare le manifestazioni orali della nostra cultura popolare, con all’attivo eventi, mostre, pubblicazioni, ricerche antropologiche; ha anche un proprio periodico denominato “La Sentinella del Braccagni“.

Maggio 2008
(Francesco Cellini)

Tornato il tempo bello
ritorna la speranza
che il maggio ve ne porti in abbondanza.

La rondine ora danza
col batter delle ali
vi porti solo bene e niente mali.

Che in cuore mai vi cali
ma cresca in profusione
l’amor per questa nostra tradizione.

A questa abitazione
ve ne portiamo tanti
l’auguri fatti con i nostri canti.

La squadra e tutti quanti
poeta ed alberaio
insieme a musicisti e corbellaio.

Felice e molto gaio
bello e anche colorato
sia questo maggio che è ritornato.

E dunque abbiam cantato
con voce e gioia vera
a questa nostra bella primavera.

Con questa atmosfera
si vuole salutare
e l’augurio di un buon maggio rinnovare.





E’ uscita “La Sentinella del Braccagni” 2008

4 02 2008

“La Sentinella del Braccagni” è una pubblicazione annuale a cura del Giuppo Tradizioni Popolari “Galli Silvestro” - Gennaio 2008 - Anno XVI numero unico.
Collaboratori esterni: Corrado Barontini, Ivo Bernardini, Giancarlo Grassi, Francesco Benelli, Antonio Guscioni, Riccardo Senis


IN QUESTO NUMERO:
Alla ricerca del Maggio - di Nunzia Manicardi
Il Cantamaggio di Montereggio - di Enrica Barbieri e Marco Pascucci
L’angolo del libro - di Corrado Barontini
Ma che paese è questo? 15 anni dopo - di Patrick Marini
Gli orti e il Pinsuti - di Roberto Tonini
La visita pastorale - di Bruno Terzo
Eventi dell’estate maremmana - di Serena Cola
La pagina sportiva - di Andrea Vellutini

REDAZIONALE. Cari amici lettori, dopo un fine anno con poche luci e poco calore, eccoci nuovamente insieme con un numero ricco di pagine e che denota, vista l’abbondanza e la qualità degli interventi, un ritrovato interesse verso questa pubblicazione che si appresta a compiere il XVII anno di attività e che continua a farci compagnia. Il fatto principale del 2007 è stato senz’altro la ricomposizione del consiglio del Gruppo Tradizioni Popolari Galli Silvestro. Il 23 febbraio 2007 si è svolta in Circoscrizione l’Assemblea Generale che prevedeva il rinnovo delle cariche sociali. Non dobbiamo scordarci infatti che per due anni il GTPGS era rimasto senza una guida “ufficiale”. Questo anno per il rinnovo delle cariche è stato adottato un nuovo sistema, nel senso che si è parlato poco di programmi e si è puntato più sulle selezione dei candidati attraverso delle vere e proprie elezioni. Da un punto di vista partecipativo la cosa può dirsi riuscita: in Sala c’erano un discreto numero di persone, di cui ben quindici si sono candidate per entrare a far parte del nuovo Consiglio. Di queste sono state elette: Edo Galli (il più votato), Tina Benocci, Patrick Marini, Francesca Nocciolini, Roberto Bellini, Roberto Fidanzi, Franco Capecchi, Maurilio Boni, Vladimiro Capecchi. Alla prima riunione del nuovo Consiglio sono state distribuite le cariche: Presidente Edo Galli, Vicepresidente Patrick Marini, Cassiera Francesca Nocciolini, Segretario Roberto Fidanzi, che però alla fine di ottobre si è dimesso. Per quanto riguarda i programmi, le idee sono molte, ed è stato ribadito la priorità del “maggio” e in effetti l’edizione 2007 ha fatto registrare un nuovo impulso, Inoltre proprio in questo periodo si stanno svolgendo delle proiezioni cinematografiche presso l’Oratorio cura te dal nostro Gruppo. Ma non è tutto oro quello che luccica. Una nota stonata viene senz’altro dalla mancata organizzazione della Befanata (per il terzo anno consecutivo!). E’ vero che non c’è più la disponibilità della Piazza della Chiesa per i falò, e su questo occorre fare alcune riflessioni. La prima è che quando il piazzale della Chiesa è aumentato di grado diventando Piazza, abbiamo salutato gioiosamente questa trasformazione, in quanto finalmente Braccagni aveva il suo spazio aperto deputato a luogo di aggregazione per celebrare i vari avvenimenti. Il risultato è che intanto ha fatto sloggiare la Befanata, con quel falò che per tanti anni ha illuminato e scaldato il viso dei bambini, rendendo più magica e suggestiva la notte del 5 gennaio. Inoltre di celebrazioni in Piazza ne abbiamo viste davvero poche. Sarà perché a Braccagni abbiamo poco da celebrare? Ma è anche vero che il Gruppo non deve cercare alibi. Nel corso della sua storia il GTPGS ha saputo far di necessità virtù: ha avuto per primo intuizioni felici, ha saputo trovare gli spazi (cosa non facile, soprattutto nel nostro paese). La realtà è che il Gruppo deve interrogarsi se effettivamente ha la volontà di portare avanti questa tradizione. Altrimenti meglio lasciare il posto ad altri, come è successo questo anno, dove la ricorrenza della Befana è stata festeggiata dal Centro “Gli Anta”. Anche questo non è un caso: dopo che gli anni ‘90 sono stati contraddistinti dall’attività della Sentinella, in seguito dall’Unione Sportiva, ora è il momento di quello che una volta si chiamava Centro Anziani, che sta sfornando iniziative a spron battuto, e non solo di carattere culinario. Per quanto riguarda l’attività legata alle tradizioni ci sono molte cose che bollono in pentola, ma il Gruppo che ha avuto senz’altro dei meriti nella valorizzazione del “maggio” e nel favorire la diffusione dell’ottava rima tra le nuove generazioni, non deve assolutamente smarrire questa via. E siamo convinti che non la smarrirà, visto che si stanno già scaldando i motori per la prossima edizione della Festa del 1 Maggio, che si annuncia con qualche sorpresa. Buon 2008!

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Se volete mettervi in contatto con la redazione potete scrivere a: La Sentinella del Braccagni, Via Andreoli, 2 - 08160 Braccagni (GR) Tel. 0564.863706 - 329.8965600 - www.maggerini.it, oppure rivolgerà all’edicola del paese,





La Maremma per Immagini

20 01 2008

Oratorio di Braccagni (GR)
dal 23 gennaio 2008 - ore 21.00
ritorna, ogni mercoledì sera, la Rassegna cinematografica dideata dal Gruppo Tradizioni Popolari “Galli Silvestro” in collaborazione con la Mediateca Digitale della Maremma

mercoledì 23 gennaio 2008, ore 21
Il lavoro in Maremma:

Il Taglio del bosco
film Tv (55′) di Vittorio Cottafavi del 1963 in bianco e nero tratto dal libro omonimo di Carlo Cassola. Ambientato nei boschi vicino a Tirli.
fotografia: Eugenio Thellung
cast: Gian Maria Volontè
produzione: RAI

Per non dimenticare
Docu-fiction (20′) realizzata da Sandro Lai ambientato a Arcidosso
riprese: Francesco Arienti, Aruanno Fernabdo Fedi, Lionello Monalli
fotografia: Franco Proto
montaggio: Patrizia Fornasiero
produzione: Comunità Montana di Arcidosso

Scarica locandina/scheda dei film





Giulio Guicciardini Corsi Salviati

8 10 2007

9 novembre 2007
presentazione del libro nella sala della Provincia di Grosseto

FOTOGRAFIE DI FAMIGLIA ALLA TENUTA DEGLI ACQUISTI 1898-1958
Presentazione di Giovanni Contini

48 pagine, fotografie bianco e nero, dim 24 x 22 cm.
Grafiche Martinelli, Firenze, giugno 2007

a cura di: Carlo Bonazza
progetto grafico: Francesco Teodoro
collaborazioni: Valerio Fusi, Paolo Nardini, Piergiorgio Zotti
ringraziamenti a: Edo Galli, Sandro Coppa e al Gruppo Tradizioni Popolari Galli Silvestro di Braccagni
selezione e riproduzione delle fotografie: Carlo Bonazza

Una raccolta di immagini che provengono dall’archivio fotografico Guicciardini Corsi Salviati, scattate nella stragrande maggioranza dal conte Giulio. Riguardano la Maremma antica, quella che proprio i proprietari della generazione di Giulio avrebbero contribuito a bonificare.

Un proprietario illuminato:
la bonifica dell’azienda maremmana

L’attività principale di Giulio nel corso di tutta la sua vita fu quella di migliorare le sue aziende agricole, e in particolare la grande proprietà maremmana, cinquemila ettari suddivise in tre parti: gli Acquisti, le Versegge in agro di Montepescali e Banditaccia10 in agro di Montorsaio.

Suo nonno Bardo aveva iniziato a bonificare la grandissima tenuta solo nel 1900, sette anni prima di morire, Così quando Giulio la ereditò essa era ancora quasi del tutto in balia delle forze naturali, in particolare delle terribili alluvioni della Bruna, fiume di carattere alluvionale capace di esondare allagando migliaia di ettari di terra. Le politiche di bonifica perseguite dal Granducato di Toscana e poi dallo Stato italiano erano state velleitarie e inconcludenti, le linee di intervento cambiavano continuamente, spesso momenti di crisi politica facevano cessare ogni attività di miglioria. Il risultato era che il poco che veniva fatto era poi distrutto dagli eventi naturali.

Nei cinquantuno anni che vanno dal 1907 all’anno della morte di Giulio la tenuta venne radicalmente trasformata. Grazie anche alla bonifica integrale, che per la prima volta riuscì a varare un intervento complessivo e quindi più efficace, un vasto territorio venne trasformato da pascolo per bestiame brado in terreno agricolo coltivato in modo intensivo da famiglie di mezzadri. Vennero tracciati chilometri di strade poderali, vennero scavati canali e fossi di bonifica, costruite case coloniche per abitazioni e ripari per il bestiame. [...]

Giovanni Contini





Bivio per Albinia Monte Argentario, Una realtà contadina

15 07 2007

di Lea Cicogna

Il Bivio è un luogo nello spazio, ma è anche una mia « porta » interiore: il momento in cui passo dal mondo dello sviluppo turistico a quello rurale. Due mondi estranei tra loro…
(ESTATE 1980)

lea cicogna, bivio per albinia - copertina
192 pagine, dim. 15,5 x 21 cm.
Bulzoni Editore, Biblioteca di Cultura 205, Roma 1981

PERCHÉ?
LE DECISIONI SULLA LORO PELLE

Cari amici delle registrazioni, conosco da anni molti di voi: abbiamo spesso ragionato insieme. Abbiamo anche agito insieme.Ora il racconto delle vostre vite non è più diviso in tante cassette, ma è un unico scritto. Mentre vi riascoltavo e trascrivevo, mi ponevo tante domande: perché tante sofferenze, lavoro inumano, infanzie perdute, sacrifici, e uno sfruttamento con tante facce. Molte risposte le ho trovate nelle letture e nello scambio di idee con le persone oneste e intelligenti, che hanno ascoltato le registrazioni e letto le trascrizioni. Ragioniamo un po’ di Storia e forse capiremo insieme quanto ancora pagate di quello che gli altri hanno deciso sulla vostra pelle. Un passo indietro: di un secolo e mezzo, centocinquant’anni. In Europa sta nascendo l’Industrializzazione, che porterà una Rivoluzione nel modo di vivere e di pensare.

 

Il Granducato
In Toscana c’è il Granduca: nipote dell’Imperatore d’Austria, ed uomo abbastanza tollerante. In Toscana circolano molte idee nuove, ma non arrivano al mondo rurale. Il legame col potente Impero Austriaco è l’origine delle decisioni sul futuro della Toscana, che ha una posizione di periferia rispetto al centro dell’Impero, alla capitale, a Vienna. La Toscana sarà la fornitrice di prodotti agricoli. Le proprietà terriere sono molto estese e occorrono mezzadri che risiedano sul posto, e stagionali. È necessario legare i mezzadri con le loro famiglie alla terra, e li si lega col contratto, ma bisogna anche che restino tranquilli e che non si aprano loro altre « prospettive » (come direbbe Angioletta). Punto determinante è la scuola: al mondo rurale una scuola rurale. Cioè una scuola per modo di dire: tanto i bambini imparano già il mestiere seguendo i grandi sul campo. Le scuole poi, quando ci sono, si trovano a chilometri dalle abitazioni sparse dei mezzadri. I bambini finiscono per non frequentarle nemmeno, tanto più che anche le loro braccia sono necessario al lavoro della famiglia. Questa politica della non-scuola ha messo tali radici nel mondo contadino, ed è un’operazione talmente riuscita che ancora oggi molti contadini non vedono l’importanza di una scuola di qualità: è una situazione subita come un destino, vissuta come un’umiliazione ed emarginazione, ma vista anche come un problema marginale. La scelta della produzione agricola porta anche ad un intensificarsi delle opere di bonifica della pianura malata, che non permette ancora l’insediamento per via della malaria nella sua forma più micidiale. La bonifica tuttavia non raggiunge la zona dell’Albegna.

 

L’annessione al Regno d’Italia

I lavori di bonifica si fermano, e anche regrediscono. I contadini vivono sulle colline con un’agricoltura di sopravvivenza. Il grano della pianura viene raccolto da avventizi, che sfidano la malaria. Gli avventizi lavorano anche dove ci sono attività minerarie, come alla Soda e alle miniere di Terrarossa, lavorano con loro anche i forzati del bagno penale che è stato aperto a Orbetello, dove è stata rafforzata la guarnigione. La Maremma è spopolata e insieme priva di risorse. La fine del secolo vede così anche un momento di emigrazione interna. I piemontesi hanno conquistato l’Italia e istituiscono nuove vie di comunicazione: si costruisce la ferrovia Torino-Genova-Livorno-Roma. Questa scelta peserà sullo sviluppo della Regione, perché farà gravitare il Nord della Toscana verso il triangolo industriale già delineato, ma farà cadere la Maremma Meridionale nell’orbita di Roma. In fatto di trasporti e di vie di comunicazione la situazione non si può dire sostanzialmente cambiata. In quel tempo la Maremma per chi non è maremmano, è un luogo in cui non fermarsi: la perniciosa della pianura, la palude coi suoi miasmi, nella folta macchia ci sono i banditi. Nelle immense tenute si alleva il bestiame brado.

 

La prima guerra mondiale

La propaganda interna nel primo periodo punta su di un regime disciplinare talmente duro da raccomandare la fucilazione sul campo e la decimazione come strumenti di governo. Il crollo del fronte interno (a casa! a casa!) e Caporetto, la propaganda cambia: si fa leva sulla difesa della patria dall’invasore, e ai contadini si arriva a promettere la distribuzione delle terre. Il dopoguerra, e le promesse non mantenute, porta profonde ripercussioni nell’equilibrio sociale delle campagne. Il secolare desiderio di avere la terra determina importanti manifestazioni di sfaldamento nell’ordine tradizionale della campagna toscana. Significativo il passaggio in mani socialiste e popolari di molte amministrazioni locali, feudo tradizionale della nobiltà terriera, e, una intensità eccezionale di scioperi nell’agricoltura. Questa rottura dell’equilibrio sociale delle campagne apparve un invito a energiche contromisure a chi aveva la viscerale paura delle rivendicazioni delle masse. Il fascismo con la sua ideologia ruralistica offrì alla classe dei proprietari terrieri una temporanea (vent’anni) soluzione.

 

Il Fascismo

È noto che la nobiltà terriera toscana fu il piedistallo più potente del fascismo nella regione. Il legame tra movimento fascista ed interessi dei grandi proprietari, si manifesta ben presto con una serie di arretramenti imposti ai mezzadri, rispetto a condizioni di vita e di reddito già conquistati con dure lotte. Tutto ciò si accompagna e si nasconde dietro una gran fanfara di parole: il contadino, la terra, la fatica dei campi, il pane nero, la figliolanza numerosa. Dietro tutto questo c’è l’irrigidimento delle gerarchie sociali e lo sfruttamento del lavoro mezzadrile. Sotto un’apparente staticità del mondo mezzadrile si nascondono tensioni notevoli. Grande lo scontento per le crescenti ristrettezze economiche, e crescente l’insofferenza verso un costume di vita, sentito come anacronistico, specialmente dalle giovani generazioni. Se a questo si aggiunge la naturale ostilità del mezzadro per ogni movimento nazionalistico e guerrafondaio, sulla base dell’esperienza che le guerre le fanno generalmente i contadini, e la chiara connessione tra dirigenti agricoli e gerarchi fascisti, resta facile capire che il mondo mezzadrile finisce per costituire una massiccia area di resistenza al fascismo. Una resistenza generalmente passiva e poco consapevole politicamente, ma ancorata a una chiara linea di dermarcazione economica: tra mezzadro e concedente, tra lavoratore e proprietario. L’agricoltura toscana vede l’aumento di alcune produzioni fortemente protette dalla politica autarchica come i cereali, e la diminuzione e il ristagno di altre colture. L’aumento di produzione non è peraltro il risultato di una meccanizzazione della produzione agricola, ma piuttosto di un maggior impiego del lavoro manuale dei mezzadri, e di un certo recupero di terre marginali. Conseguentemente viene portata molto avanti l’opera di bonifica.

 

La seconda guerra mondiale

La Toscana è stata una delle regioni italiane più danneggiate dalla guerra. Strade ferroviarie interrotte, porti ostruiti, fabbriche smantellate, case distrutte. L’agricoltura perde quasi il 30% del patrimonio zootecnico, e sospende o riduce fortemente la manutenzione fondiaria. Gran parte degli effetti distruttivi è legata al permanere delle operazioni belliche sul suo territorio. La prima guerra mondiale aveva messo in moto il mondo contadino e il fascismo non era riuscito a far rientrare sostanzialmente quel movimento. Durante la seconda guerra mondiale si suscitano le energie morali assopite o represse durante il fascismo. Questo risveglio tocca anche le grandi masse contadine. La fine della guerra vede la società rurale della Toscana mezzadrile nettamente suddivisa: da una parte i padroni, dall’altra i mezzadri, che costituiscono un blocco compatto che pone comuni rivendicazioni: la liberazione da obblighi di dipendenza personale, e sebbene guardata ancora con un certo scetticismo, l’attribuzione della terra a chi la lavora. La spinta innovatrice delle masse mezzadrili viene incanalata in un respiro più ampio: l’orientamento del mondo mezzadrile in rivolta contro il vecchio ordine sociale ed economico della campagna toscana, viene indirizzato dal Partito Socialista e soprattutto dal Partito Comunista, mentre la Democrazia Cristiana col suo interclassismo, non porta avanti l’alternativa di una profonda riforma agraria gestita da forze moderate, e si attesta su soluzioni stralcio che non risolvono i problemi posti dall’esaurirsi della funzione della mezzadria. La nobiltà terriera si trincera ostinatamente nella difesa non solo dei rapporti di proprietà già esistenti, ma anche di una forma di conduzione così chiaramente sorpassata, soprattutto sul piano sociale come la mezzadria. Da ciò un senso di incertezza e di sfiducia nel mondo degli assegnatari e della piccola media proprietà. Mentre si va delineando, se pur lentamente, una presa di coscienza della propria classe, non è afratto chiaro il proprio ruolo economico e produttivo e la necessità di affiancarsi a strutture sindacali e politiche.





Roberto Ferretti, il vagabondo delle stelle

15 12 2006

a cura di Mauro Papa
copertina
127 pagine, immagini a colori, dim. 31 x 24 cm.
Tipografia Ceccarelli, Viterbo 2006

Perchè restasse ancora un po’ con noi …
di Emilio Guariglia

C’è un luogo in Maremma riconsegnato al possibile. E’ il Parco di Pietra di Roselle, dove s’incarna l’utopia di Vincenzo Savelli. Lassù è cominciato questo libro. Era notte d’agosto, una notte del festival Via Cava organizzata, con l’Archivio delle Tradizioni, popolari. S’andava parlando di Ferretti, quella notte. Al buio, con grilli in sottofondo, ascottavamo le voci degli anziani registrate da Roberto e, come al cinema, ne guardavamo muti foto e disegni proiettati sullo schermo. Di lui narrarono amici, parenti, studiosi e poeti come Antonello Ricci e Corrado Barontini. “Quando veniva a trovarci - raccontò il nipote Fabio Tognetti (mai mangiata dai mostri’dello zio) - gli nascondevamo la borsa perché lui restasse lì, a cercarla, prima di andare via. Perché restasse ancora un po’ con noi”.
Ecco, forse perché il profumo di quella notte restasse ancora un po’ con noi. un giorno è cominciato questo libro.
Alla Banca della Maremma dovremmo dire grazie, perché è sulla certezza del suo sostegno che ci siamo incamminati. Ma viene difficile ringraziare chi, come Francesco Carri e Giancarlo Ciarpi, di questa impresa è parte, capace di far precedere l’aiuto alla richiesta. Altro è uno sponsor, altro è il compagno di viaggio.
Poi venne il tempo del comitato scientifico. E che fior di comitato, uso a ritrovarsi per la cena. La prima riunione fu intorno a un desco di Buriano, nella fortezza aerea da cui decollano i sogni di Piergiorgio Zotti. Un autorevole membro del consesso nel l’arrivarci smarrì la via. Varcata la soglia di località Vaticino il suo telefono cellulare smise di trasmettere, e per il borgo antico - quella notte - non circolavano che le anime dei morti. Orfano di informatica e informazione lo salvò il vento, che portò le sua urla disperate fino alle finestre del castello di dove si mossero i soccorsi. Se vaticinio fu, fu presagio di fortune.
Più spesso fu la cantina di Edo Galli a riparare la tempesta di cervelli dalle rigidità d’inverno E’ qui, davanti a un caminetto d’altri tempi perennemente acceso, che il comitato decise sul daffarsi. Le certosine ricerche di Mauro Papa. le immagmi di Carlo Bonazza, le folgorazioni di Piergiorgio, il quieto ragionare di Valerio Fusi, qui cercarono (a lungo invano) l’estrema sintesi. Qui, a veglia, sotto la videocamera di Paolo Nardini si consumò l’incontro con Gregorio Rossi e Alberto Vero. All’architetto Vero, primo tenace custode e promotore dell’arte grafica di Roberto Ferretti, si deve la parola che apre mondi. “Roberto coniugò San Guglielmo e Che Guevara”, disse mentre il comitato coniugava disquisizioni filosofiche a rosse coppe di Morellino. La chiave, una chiave, stava anche in quei connubi.
Infine venne Maurizio Cont, un tipo così alto che il mondo - giocoforza - lo vede da un’altea prospettiva. A lui il comitato, sempre sull’orlo dell’aborto, affidò un embrione d’immagini e parole. E lui, dopo nove giorni nove, gliene restituì un bambino.





Tradizione e nuovi linguaggi dell’improvvisazione in versi

15 07 2006

Atti del convegno tenutosi a Casa al Pino, Braccagni (Gr)
18 giugno 2005
a cura di Roberto Fidanzi e Edo Galli
Gruppo Tradizioni Popolari Galli Silvestro, Braccagni
Tradizione e nuovi linguaggi dell’improvvisazione in versi
Edizioni Effigi, luglio 2006
79 pagine, fotografie in bianco e nero, dim. 17 x 24 cm.
€ 12 (si può richiedere a www.maggerini.it)

Le forme classiche: l’ottava rima, le quartine, le terzine, gli stornelli.
Nuovi linguaggi e sperimentazioni: il rap, il talking, l’improvvisazione teatrale in versi, il cantastorie improvvisa.
Presentazione del libro: “La poesia si canta, la poesia si scrive” (Semper Editrice) di Enrico Rustici
Atti dell’incontro: Edo Galli, Corrado Barontini, Antonello Ricci, Fabio Mugnaini, Francesco Burroni, Mauro Chechi
Poeti: Irene Marconi, Cecilia Rustici, Donato de Acutis, Francesco Cellini, Enrico Rustici, Alessandro Cellini, Umberto Lozzi, Artemio Melani, Benito Mastacchini, Elino Rossi, Edo Pettorali
Rap: Roby Rani (Ravenna), Tiziano Storti (Roma)

Note di introduzione
di Edo Galli (Presidente Gruppo Tradizioni Popolari Galli Silvestro)

C’è un filo che unisce, che si intreccia come un refolo, torce e ritorce, da ventisette anni. Unisce più generazioni di amici, conoscenti e paesani. Intreccia percorsi culturali ed interessi comuni. Dialoga con il territorio e il mondo che lo circonda, partendo da un crocevia e una strada ferrata. Braccagni. Un angolo di mondo che guarda avanti partendo dal suo passato, dalla tradizione che non viene più vista come solo consuetudine ma diventa fruibile, tradotta, trasmette un passato che non c’è più ma che ci appartiene.
“Tradizione e nuovi linguaggi dell’improvvisazione in versi” nasce dall’esigenza di confronto, di rapporto con un mondo nuovo, metropolitano, diverso dal nostro reale. Significa condividere una realtà che muta, che si modella e si adegua al quotidiano. Vuol capire lo status tradizionale, verificarne la sua salute.
Braccagni è una periferia qualunque, “aperta ai venti e ai forestieri”, dove ancora si ascoltano gli echi di una cultura contadina, dove si trasmettono consuetudini radicate nel tempo e che con le nuove generazioni attecchiscono e si sviluppano.
Il seme affondato nella terra negli anni ha dato finalmente i suoi frutti, germogli nuovi che diventeranno alberi forti e robusti ma consapevoli delle proprie radici, che sapranno a loro volta “tradere” nuova linfa nel ciclo della vita.
Questa pubblicazione curata da Roberto Fidanzi e voluta con forza dal Gruppo Tradizioni Popolari Galli Silvestre documenta quella giornata di studio e riflessione del 18 giugno 2005 a Casa al Pino e la presentazione del libro di Enrico Rustici.
Sono stati trascritti gli interventi dei relatori, ricercatori, studiosi e accademici, dei poeti, dei cantastorie e dei rappers e le loro performances, tutto questo grazie ad un lavoro a priori di documentazione archivistica in audiovideo digitale registrato il giorno dell’evento.
E stato anche eseguito un reportage fotografico qui pubblicato in parte in appendice a cura di Claudio Longobardi.
Ma la forza di questa raccolta sta nella determinazione del Gruppo di realizzarla autofinanziandosi. Sta anche nei molteplici intrecci, di relazioni, scambi e prestiti avuti con altre associazioni e operatori culturali che hanno permesso questo lavoro.
A tutti loro va il mio più cordiale ringraziamento e apprezzamento.
A nuove tessiture.