La Città

15 05 2006

di Massimo Cacciari
Cacciari - La Città
Filosofia, 85 pagine, no immagini, dim. 12 x 17 cm.
Pazzini Editore, 2006

Presentazione a cura di Armido Rizzi

L’origine di questo libretto è un seminario svoltasi presso il Centro Sant’Apollinare di Fiesole. La registrazione delle relazioni di Massimo Cacciari è stata trascritta e sistemata, con un lungo e accurato lavoro, da Tonino Nasuto, e poi ancora rivista dal responsabile del Centro. Malgrado il testo conservi volutamente un certo stile ‘parlato’, si presenta non scevro di difficoltà, dovute alla complessità del tema, che a volte sembra rasentare la contraddizione. Si tenga perciò presente quanto il relatore diceva all’inizio della sua esposizione:
“Fin dalle sue origini, la città è ‘investita’ da una duplice corrente di ‘desideri’: desideriamo la città come ‘grembo’, come ‘madre’, e insieme come ‘macchina’, come ’strumento’; la vogliamo ‘éthos’ nel senso originario di dimora e soggiorno, e insieme mezzo complesso di funzioni; le chiediamo sicurezza e ‘pace’ e insieme pretendiamo da essa estrema efficienza, efficacia, mobilità. La città è sottoposta a contraddittorie domande. Voler superare tale contraddittorietà è cattiva utopia. Occorre invece darle forma. La città nella sua storia è il perenne esperimento per dar forma alla contraddizione, al conflitto”.





L’ultimo bambino nei boschi

15 03 2006

Come riavvicinare i nostri figli alla natura
di Richard Louv
introduzione di Silvia Vegetti Finzi
libro-louv-bimbo-bosco
274 pagine, dim. 14 x 23 cm.
Rizzoli, marzo 2006 (Last child in the woods, 2005)

“Un libro che coinvolge e appassiona …
La rivoluzione verde di Louv insegna che la natura è ancora una risorsa per tutti e dobbiamo riscoprirla per divenire migliori. Solo così L’ultimo bambino nei boschi sarà il primo di tanti, futuri adulti e bambini che hanno ricongiunto la loro vita con la natura.”
Silvia Vegetti Finzi

“Un forte e autorevole monito a non allevare una nuova generazione di bambini automatizzati.”
The New York Times





L’insediamento umano

15 04 2005

Ecologia e sostenibilità
di Claudio Saragosa
Saragosa L’insediamento umano
Donzelli Editore, Roma, 2005
urbanistica, 295 pagine, grafici in bianco e nero, dim. 15 x 21 cm.
24,5 €

La crisi ambientale che la cronaca riporta spesso in primo piano è in larga misura il frutto di una delle più acute contraddizioni del nostro tempo: l’equilibrio incerto tra il progresso e il rispetto del territorio e dell’ambiente. L’autore propone qui una risposta provocatoria: lo slittamento da una visione strettamente ambientalista a una visione ecologica. L’ambiente non esiste in assoluto, ma solo in rapporto al soggetto umano: occorre superare una cultura protezionista che innalza barriere tra le oasi naturali da preservare e le aree artificiali in cui ogni trasformazione è possibile; lo sviluppo degli insediamenti deve ritrovare una misura rispetto ai processi della biosfera, tentando una sintesi tra uomo e natura.





Avventure urbane

28 03 2002

PROGETTARE LA CITTA’ CON GLI ABITANTI
di Marianella Sclavi
con I. Romano, S. Guercio, A. Pillon, M. Robiglio, I. Toussant
Sclavi_avventure_urbane
Urbanistica, 246 pagine, dim. 12 x 19 cm.
Elèuthera, 2002, II ed. 2005
14,50 €

L’opera è un racconto a più voci (fra cinque urbanisti e un’antropologa) sulle principali esperienze di Avventura Urbana di Torino, un’associazione di progettazione urbana partecipata fondata all’inizio degli anni Novanta. I vari capitoli ripercorrono la via tipica dei romanzi di formazione. All’inizio la protagonista parte alla scoperta di un “nuovo mondo”. Armata di grande entusiasmo e ingenuità va a Londra dove vede all’opera una strumentazione capace di far partecipare gli abitanti al grande gioco di progettare il proprio territorio. Decide che non è possibile che in Italia non si adottino questi strumenti di maggiore democrazia. Tornata a Torino non si fa dissuadere né dal cinismo dei politici né dalla sufficienza degli accademici ed effettivamente riesce a scovare l’accademico e il politico che le danno fiducia, a mettere assieme un folto gruppo di giovani ingenui ed entusiasti quanto lei e a fare la prima grandiosa esperienza. Il racconto ci offre una lettura inusuale della vita urbana perché fondamentalmente ottimista. Ci sono là fuori, non solo nei quartieri ma anche nelle istituzioni, una quantità di persone disposte a credere in questa impresa impossibile che è il coinvolgimento democratico dei diretti interessati nell’indagine e progettazione del territorio in cui vivono.





L’arte di curare la città

27 11 2000

Una «modesta proposta» per non perdere la nostra identità storica e culturale e per rendere più vivibili le nostre città
di Pier Luigi Cervellati
Cervellati L’arte di curare la città
Il Mulino (contemporanea 115), 2000
Urbanistica, 118 pagine, no immagini, cop. in brossura, dim. 12 x 21 cm.
9,30 €

Cervellati riflette criticamente sul ruolo dell’architetto urbanista, prendendo atto dei limiti che l’ambiente pone all’idea di uno sviluppo urbano senza fine. L’avvio del terzo millennio si annuncia con il rifiuto di molte regole e comportamenti celebrati dalla razionalità pianifìcatoria della società industriale. Non si tratta più di fondare «nuove città», bensì di risanare - curare - ciò che è stato tumultuosamente costruito, imparando l’arte, tutta artigianale, del restauro e della manutenzione urbana e paesaggistica. Molti sono i problemi che pone oggi all’urbanista l’intervento sull’assetto della città, o meglio su quegli aggregati urbani e suburbani che sono diventate, in particolare, le città occidentali. Anche il problema del centro storico che tanto ha appassionato gli addetti ai lavori negli anni ‘60 non si pone più negli stessi termini. Il centro storico semplicemente non esiste più: ci sono le banche al posto dei caffè, gli uffici al posto degli alloggi. Lo spazio da conservare o da riqualificare, per non perdere la nostra identità storica e culturale, oltrepassa le mura (peraltro già abbattute) e comprende anche la periferia e la campagna, secondo un’idea globale del territorio, in cui il limite diventa una risorsa. Si tratta di trasformare in centro la periferia e non viceversa, di suddividere l’urbanizzato in ambiti che consentano il formarsi di piccole e medie comunità, recuperando ciò che è stato alterato, ripristinando il carattere dei luoghi deturpati, secondo terapie precise, con prognosi che derivino da conoscenza ed esperienza.