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“La Sentinella della Maremma”, fa parte della “Rete dei Comitati Toscani” guidata da Alberto Asor Rosa. Nasce il 1° maggio 2007 con l’intento di gettare uno sguardo sul futuro della Maremma grossetana a partire dal lavoro di studio, approfondimento e sensibilizzazione del “Gruppo Tradizioni Popolari Galli Silvestro” di Braccagni.

Osserviamo in modo critico il deterioramento irreversibile del paesaggio e dell’ambiente dovuto a una cementificazione selvaggia, alla diffusione di infrastrutture e al dilagare della città diffusa al ritmo, come canta il nostro poeta Enrico Rustici, di un “Eurostar”.

La Maremma risulta tra i paesi con maggior consumo di territorio in Europa mentre in Italia abbiamo a disposizione 5.000 mq di territorio a testa, poco meno di un campo da calcio. (vedi articoli correlati)

Vorremmo salvare il salvabile nella certezza che “la tradizione è una preziosa risorsa per un’innovazione utile e ben riuscita” (vedi Edo-Pensiero) . Non si tratta solo del godimento estetico del paesaggio ma soprattutto del rischio che i delicati equilibri che permettono la sopravvivenza dell’uomo nel mondo saltino con conseguenze tali che consideriamo folli coloro che ne parlano mentre preferiamo annegare l’angoscia dell’individualità nel carnevale della modernità liquida della società dei consumi e dello spettacolo in cui i gruppi si disgregano a vantaggio di sciami fruitori di non luoghi, fast food e Tv dinners. (Z. Bauman)

Ma il I° maggio è festa, la festa della primavera che in Maremma viene cantata tutti gli anni da podere in podere ….e questo è l’appello del poeta Enrico Rustici in occasione della festa del 2007 a Braccagni.

«Posto che in ogni tempo si sia venerato l’utile quale divinità suprema, donde mai è venuta in tutto il mondo la poesia? Questa ritmica del discorso che non è tanto vantaggiosa, quanto invece controproducente per la chiarezza della comunicazione e che, nondimeno, quasi irridendo ad ogni vantaggiosa funzionalità, è sgorgata ovunque sulla terra e sgorga ancor oggi ! L’irrazionalità barbaramente bella della poesia è una confutazione per voi, per voi utilitaristi. Proprio il voler togliersi di mezzo una buona volta l’utile, ha elevato l’uomo, lo ha ispirato alla moralità e all’arte ! ». Perché la poesia? La poesia è la scoperta del ritmo nel discorso, la scoperta che la rima, porre le parole in un determinato ordine, consente di conservare a memoria più facilmente ciò che è stato detto. Ben presto poi l’uomo si accorge, crede, che così come un discorso poetico si impregna più facilmente nella memoria dell’uomo lo stesso debba probabilmente accadere per degli dei, anche negli dei deve succedere qualcosa del genere. Ecco allora che la forma originaria della poesia diventa la preghiera. La preghiera nella forma della richiesta nei confronti di un Dio. Ma l’uomo scopre anche un’altra cosa. Il ritmo, il fatto che il discorso venga piegato in una determinata struttura rappresenta una certa costrizione che chi ascolta subisce e questo significa che anche nei confronti degli Dei può essere esercitata una costrizione. La richiesta nei confronti degli dei si esprime nella preghiera non solo nella forma di una semplice richiesta ma in una forma di costrizione. Si cerca di costringere. Cos’è la costrizione che il ritmo esercita? Al minimo ritmo non riusciamo a stare fermi. I piedi incominciano a muoversi da soli. E’ per questo che gli antichi medici Greci consideravano la musica (musiké – arte delle muse) una sorta di terapia in quanto siamo costretti a subire un ordine ci liberiamo di qualcosa ci liberiamo dei demoni che ci attanagliano. La poesia nella sua forma originaria fu una forma di esorcismo, di magia per liberarci dai demoni. Ma non solo, ancora di più cosa significa parlare di profezia? Non significa assolutamente vedere prima ciò che accadrà ma significa determinare. Perché le profezie venivano espresse da Apollo? Apollo è il Dio del vaticinio ma è anche il Dio del ritmo. Ma come facciamo a determinare ciò che avviene? In una sequenza ritmica una frase ritmica è sempre preparata, è condizionata dalla frase precedente per cui esprimendoci in forma ritmica, rivolgendo le nostre richieste, noi in realtà determiniamo ciò che deve accadere. Ecco allora che senza il verso non si era nulla, con il verso si diventa quasi un Dio. Non è una cosa assai divertente che ancor oggi i filosofi più seri, nonostante il rigore con cui sono soliti prendere ogni certezza, si richiamino a sentenze di poeti per dar forza e attendibilità al loro pensiero? Eppure è più pericoloso per una verità il fatto di trovarsi d’accordo con un poeta che l’essere da lui contraddetta ! Infatti, come dice Omero: «Molto mentono gli aedi!». (F. Nietzsche, La gaia scienza II. 84)