Perché salvare la Maremma


Caldanelle, Acquisti

Un tempo, quando possibile, le strade evitavano la Maremma, terra in cui l’insediamento umano era reso difficile se non impossibile dal mortifero padule del lago Prile, di cui oggi restano piccole aree umide. Ma con l’ultimazione delle celebri bonifiche iniziate nel 1826 dal Granduca Leopoldo II di Lorena e concluse trionfalmente in epoca fascista, queste zolle di terra, probabilmente tra più costose e impastate di sangue e sudore umano di tutta la Toscana, incominciarono ad essere abitate e sfruttate con intensità crescente. Proprio grazie al tardivo insediamento dell’uomo moderno la Maremma si è preservata, mentre le varie conformazioni geo-morfologiche, nonché le particolari condizioni climatiche, le conferiscono un carattere unico nel territorio italiano e non solo.
La Maremma non solo rappresenta un importante campione residuo dell’ambiente naturale mediterraneo, dalla costa alle zone umide, dalla macchia mediterranea ai boschi delle Colline Metallifere e del Monte Amiata (1.738 m), ma anche una terra ricca di storia, personaggi e tradizioni rurali “raccontate” dal paesaggio suggestivo, dalle feste popolari e dai resti archeologici: dal Parco dell’Uccellina al paesaggio agricolo della pianura bonificata a quello collinare impreziosito dai villaggi medievali arroccati sulle colline, alcuni di età ellenistica, e dai resti di civiltà etrusche e romane. La Maremma, poi, assieme al Gennargentu e al parco del Pollino, fa parte degli unici tre territori in Italia in cui si può godere del buio primordiale e da dove è ancora possibile ammirare il cielo notturno in assenza totale di luce.
E’ mia opinione che se vogliamo impegnarci al ripristino dei delicati equilibri, messi già a così dura prova dal susseguirsi di scelte scellerate, la Maremma andrebbe considerata e protetta nella sua globalità, non solo concentrandosi su aree specifiche già individuate e in qualche modo protette. Il cielo che le sovrasta è lo stesso e la terra che le raggruppa (la provincia di Grosseto che comprende l’intera estremità meridionale della Toscana) benché per estensione territoriale sia la più vasta della regione, è una delle province italiane (con poco meno di 221 mila abitanti) con la più bassa densità per Km² e proprio per questo la natura ha ancora un ruolo connettivo di primaria importanza.
Fa parte della Maremma il Parco dell’Arcipelago Toscano (condiviso con la provincia di Livorno e composto da 7 isole, 2 isolotti, le Formiche di Grosseto e una serie di scogli affioranti), oltre 100 km di coste tra dune, spiagge (tra cui la famosa Cala Violina nella Riserva Naturale delle Bandite di Scarlino o Cala di Forno nel Parco Regionale della Maremma), il Parco Regionale della Maremma (98 kmq), 14 riserve naturali, 7 riserve naturali statali, 3 zone di protezione lungo le rotte dell’avifauna, 4 zone umide, nonché località famose sin dall’antichità per le proprietà delle acque termali come Bagnore, Saturnia, Petriolo o Roselle. Beni che dovremmo avere a cuore, di cui nei fatti non se ne tiene conto.
Ma la realizzazione di poli “industriali” a decine di km dai centri urbani, a macchia di leopardo e nel bel mezzo alla campagna, (Cinigiano, Braccagni, Scarlino, Campagnatico) nonché l’edificazione senza apparente controllo in zone delicate come lo stesso polo di Braccagni o vari quartieri di Grosseto (le Palme, il Casalone) costruiti lungo l’argine del fiume Ombrone o le recenti edificazioni a Marina di Grosseto di seconde e terze case realizzate sulla duna costiera, o i vari insediamenti turistici e campi da golf in zone in cui spesso l’acqua è un lusso (Saturnia, Gavorrano, Punta Ala, Argentario) sparsi su un territorio pressoché incontaminato fino a pochi anni fa hanno prodotto, oltre ad una dannosa antropizzazione, un aumento ingiustificato dei prezzi e dello sprawl urbano, dovuto anche allo spostamento della popolazione residente in aree periferiche, attirata dai costi più contenuti delle abitazioni a fronte del permanere di una carenza cronica di edilizia agevolata.
Nella grafico “Map 5: Urban growth and population development in Europe (1990–2000)” a pagina 15 del Rapporto EEA 10/2006 intitolato “Urban sprawl in Europe” si individua il rapporto tra crescita urbana e aumento della popolazione. L’Italia è rappresentata con le sue province e la provincia di Grosseto (La Maremma) appare proprio in fondo alla scala: a fronte di una decrescita demografica si evidenzia una forte antropizzazione.
Lo sprawl (Rapporto EEA 10/2006 p.28) non rappresenta di certo un beneficio per la qualità della vita, del paesaggio e dell’ambiente; le conseguenze vanno dallo spreco di risorse pubbliche, all’aumento del disagio sociale, al costo e allungamento del tempo dei trasporti, al peggioramento della funzionalità delle reti e dei servizi, all’aumento dell’individualismo nel soddisfare esigenze di massa, allo squilibrio del rapporto uomo natura, all’indebolimento dei legami sociali, alla distruzione di testimonianze storiche e culturali, al danno estetico dei paesaggi ed al consumo del suolo agricolo.
In generale evidenzio lo spregiudicato consumo di territorio nonché l’assoluta incapacità dei nostri amministratori nella gestione di un territorio tanto importante naturalisticamente quanto fragile e afflitto da vecchie piaghe, come le cave che sfregiano le nostre colline o l’arsenico che avvelena la pana di Scarlino, e da nuove, come le cave di Roccastrada, l’ampliamento di strade, i danni ambientali dovuti allo sfruttamento eccessivo della geotermia, i progetti di inceneritori o di parchi eolici realizzati al di fuori di una mappa nazionale dei venti e relativi impatti ambientali.

Eppure, secondo il “Piano Territoriale di Coordinamento” de 23/4/2004 (p.138) è scritto “l’uso agricolo del suolo può costituire uno strumento efficace per la conservazione del tipico paesaggio della Toscana meridionale, di pianura o di collina, della costa o dell’entroterra.”

Patrick Marini

Vedi anche:
23/2/08 - Presentazione di una vertenza al Parlamento Europeo

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